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Il ministro Giannini “assolve” il libro omosessuale al liceo

Il caso avvenne due anni fa. Comitato Difendiamo i Nostri Figli: “Non condividiamo, l’autonomia scolastica contempla libertà di insegnamento e libertà educativa dei genitori”

Due anni fa l’indignazione per la scelta di far leggere, in una classe di liceo, alcune pagine di un romanzo che descrivono scene di sesso esplicito tra adolescenti omosessuali. Dopo che la Procura di Roma, nell’ottobre 2014, ha stabilito che il fatto non costituisce reato da parte degli insegnanti, ora anche il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, ha deciso di derubricare la vicenda senza prendere provvedimenti sanzionatori.

Il Ministro, infatti, sollecitata da un’interrogazione parlamentare presentata due anni fa dai deputati centristi Eugenia Roccella, Raffaele Calabrò, Barbara Saltamartini (poi passata alla Lega Nord) e Alessandro Pagano, dichiara oggi che gli accertamenti sul caso hanno rilevato una linea di attuazione regolare del principio di autonomia scolastica.

Dichiarazioni, quelle della Giannini, che il Comitato Difendiamo i Nostri Figli ritiene “non condivisibili”. Il Comitato osserva infatti che “forse le procedure sono state regolari, ma solo formalmente, in quanto non ci risulta che sia stato effettivamente realizzato da parte delle singole istituzioni scolastiche, quanto lo stesso Ministro ritiene necessario, come dire: ‘la costante interazione con tutte le componenti del processo educativo: personale della scuola, studenti e genitori, in linea con i principi enucleati nella nostra Costituzione'”.

Secondo il Comitato, la riprova sta nella protesta dei genitori, informati successivamente all’accaduto. “Le proteste sollevate dalle famiglie sono il segnale di una modalità troppo spesso carente in trasparenza sul dettaglio delle proposte didattiche e progettuali – prosegue il comunicato -. Non basta elencare i titoli dei testi, quasi che i genitori abbiamo il tempo e il modo di leggerli tutti in anticipo, prima di dare o negare la propria adesione. Ci pare più corretto che la scuola, secondo trasparenza e responsabilità deontologica, renda edotti i genitori, prima della scelta, degli aspetti suscettibili di dissenso e divisione tra le famiglie, come nel caso dell’educazione sessuale”.

Il Comitato ricorda inoltre che “l’autonomia scolastica dovrebbe valorizzare al contempo la libertà di insegnamento dei docenti, la libertà educativa delle famiglie e il diritto ad apprendere degli allievi (art 21,9 legge 59 – 1997)”.

Infine si richiede un pronunciamento ufficiale da parte del Ministro in ordine alla richiesta, presentata tempo fa da Difendiamo i Nostri Figli, affinché “sia richiesto ai genitori il consenso informato preventivo, nel caso si svolgano ‘attività extracurriculari o attività riguardanti valori educativi divisivi e controversi, come l’educazione sessuale’; – sia possibile, per le famiglie dissenzienti, esonerare i propri figli da quelle attività; – siano assicurati percorsi educativi alternativi, nel caso si svolgano tali attività in orario normale di lezione”.

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