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Il finanziamento ai partiti, le primarie e la privacy

Il via libera del Garante della Privacy ai fondi ai partiti per telefono, app ed sms 

Sono disponibili sul sito del Ministero dell’Economia e delle Finanze i dati relativi ai redditi del 2014 dei cittadini italiani che, tramite le loro dichiarazioni, hanno versato il due per mille ai partiti politici. L’ammontare totale è stato di circa 12milioni e 300mila euro riproporzionato legislativamente a 9milioni e 600mila euro.

Di seguito alcuni sintetici dati: Su circa 41milioni di contribuenti il 2,7% (pari a 1milione e 100mila) hanno effettuato la loro scelta in favore dei partiti. Di questi, il 53.9% ha segnalato il Partito Democratico (PD), il 12.56% la Lega Nord, il 9.13% Sinistra Ecologia e Libertà (SEL) ed il 5.49% Forza Italia (FI). A livello regionale, il PD ha avuto più contribuenti in Lombardia (19% del suo totale), come anche la Lega Nord (38%) e SEL (18%) mentre FI (18% del suo totale) ha avuto nella Campania la regione numericamente più generosa.

Per concludere, due curiosità sui finanziamenti ai partiti espressione di minoranze linguistiche di regioni o provincie autonome.

Il 69.5% dei cittadini che finanziano la Sudtiroler Volkspartei (8484) risiedono nella provincia autonoma di Bolzano mentre sono oltre il 10% (424) i cittadini che finanziano l’Union Valdoteine  che risiedono nel Sud e nelle Isole.

Sul tema del finanziamento ai partiti e del relativo due per mille se ne parla anche all’interno di una proposta di legge presentata in questi giorni da alcuni parlamentari del PD su come “istituzionalizzare” le primarie all’interno dei partiti politici. Si prevede anche un meccanismo di penalizzazione nell’accesso al finanziamento del due per mille o agli sgravi fiscali per le erogazioni liberali nel caso in cui i partiti non effettuino le primarie.

Ma sulla questione del finanziamento ai partiti è intervenuto anche il Garante della Privacy il 10 marzo scorso in risposta ad un quesito posto dall’Asstel [1] in materia di finanziamento ai partiti per telefono, app ed sms dandone un sostanziale via libera, tenendo conto però di alcuni accorgimenti per l’acquisizione del consenso.

Gli operatori telefonici, nei loro codici deontologici, dovranno prevedere alcune tutele in quanto i dati che derivano dalla raccolta dei fondi in virtù del collegamento potenziale tra donatore e beneficiario, sono idonei a rilevare le opinioni o preferenze politiche dei sovvenzionatori.

Quindi, per quanto riguarda la raccolta di fondi tramite sms, il Garante suggerisce che sul numero di telefono sul quale è stata avviata la procedura di donazione sia inoltrata dall’operatore telefonico una informativa sintetica e quindi, il successivo invio dell’utente dell’sms di conferma può costituire, limitatamente a quel caso, un consenso al trattamento dei dati sensibili.

Per la raccolta di fondi attraverso telefono fisso o mobile, si indicano come soluzioni o dei messaggi vocali preregistrati oppure dei pop-up che compaiono sullo smartphone in grado di informare preventivamente sui trattamenti dei dati collegati alla donazione.

Infine, nei casi in cui si prevedano delle forme di pubblicazione per i sovventori che donano complessivamente più di cinquemila euro annue (in varie forme effettuate), vi è la necessità di uno specifico consenso.

*

NOTE

[1] L’Asstel è l’associazione di categoria che in Confindustria rappresenta le imprese della tecnologia dell’informazione esercenti servizi di telecomunicazione fissa e mobile. Il parere è presente nella Newsletter che il Garante per la protezione dei dati personali ha pubblicato il 29 marzo.

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