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Il delicato compito del formatore

Una settimana di studi dedicata ai formatori di seminari all’Università della Santa Croce

di Salvatore Cernuzio

ROMA, martedì, 7 febbraio 2012 (ZENIT.org) – “Sacerdoti non si diventa da soli” ha dichiarato Benedetto XVI nella Lettera ai seminaristi del 18 ottobre 2010.

Accogliendo questo messaggio del Santo Padre, la Pontificia Università della Santa Croce, in collaborazione con il Centro di Formazione Sacerdotale, ha organizzato la 2° settimana di studio per formatori di seminari che ha preso il via ieri, lunedì 6, nell’Ateneo, e si concluderà venerdì 10 febbraio.

Il Seminario si rivolge principalmente a formatori di seminari la cui missione, secondo la Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis, è “l’arte delle arti che non permette un modo di agire improvvisato e casuale”. Obiettivo della settimana di studio è quindi mettere a fuoco il tema di una ‘buona formazione’ per i candidati al sacerdozio, attraverso una riflessione fra diversi protagonisti della direzione dei seminari e la partecipazione attiva degli iscritti in workshop pomeridiani.

Ha introdotto, ieri, la giornata di lavori dedicati alla figura del Rettore, il cardinale Zenon Grocholewski, prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica, seguito da mons. Juan Ignacio Arrieta, segretario del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, intervenuto su “L’autorità come servizio ecclesiale”.

Puntando l’attenzione sulle caratteristiche proprie del ministero ecclesiastico, mons. Arrieta ha rimarcato come il Catechismo della Chiesa Cattolica, nel presentare la struttura della Chiesa, segnali particolarmente quattro peculiarità “che lo contraddistinguono da altre forme di esercizio della funzione pubblica in altre società: sacramentalità, diaconia, collegialità e carattere personale”.

Caratteristiche, ha ricordato,  che si aggiungono alle tre delineate dall’insegnamento del Pontefice sul “vivere il ministero ecclesiastico come un servizio”, ovvero “fedeltà, prudenza, bontà”, seguendo l’esempio proposto dal Papa nella Festa dell’Epifania, dei Magi d’oriente, quali “tracce che devono guidare la responsabilità dei Pastori”.

In tarda mattinata, è stato il turno di mons. Paolo Rabitti, Arcivescovo di Ferrara – Comacchio, che parlando de ‘La funzione di governo del rettore’, ha spiegato che “l’unità della direzione, manifestata nella figura del Rettore – la cui chiamata è “autoesame rigoroso e formatio permanens di se stesso –  è il necessario presupposto perché il Seminario abbia una precisa programmazione al servizio, senza esitazione, della formazione dei futuri presbiteri pastori della Chiesa”.

A tal fine, l’Arcivescovo ha definito la “personalità ecclesiale del Rettore” che deve essere, secondo la Scrittura, innanzitutto “uomo di Dio, quindi completo – ovvero corrispondente perfettamente alle esigenze – ed ‘equipaggiato’ per il compito”,.

“Solo grandi uomini possono formare altri grandi uomini: l’educazione antica dei sacerdoti veniva condotta dalle mani dei maggiori uomini che la Chiesa si avesse” ha poi aggiunto, citando l’opera di Rosmini “Delle Cinque Piaghe della Santa Chiesa”.

Ad aprire, oggi, la mattinata di studio incentrata sul tema “L’équipe dei formatori”, il vescovo di Tacna e Moquegua in Perù, mons. Marco Antonio Cortez Lara. “È di fondamentale importanza per le Chiese locali poter contare su seminari diocesani maturi e dotati di una èquipe di formatori a misura del Cuore di Cristo Buon Pastore” ha esordito mons. Lara, presentando tale riflessione secondo due punti di vista: la “personale esperienza di rettore e formatore per più di 16 anni” e l’impegno fondamentale “per ottenere formatori adeguati alle necessità della Chiesa”.

 “È necessario che tutti i sacerdoti chiamati a svolgere il delicato mandato di formatore – ha affermato – si lascino accompagnare dallo Spirito Santo di Dio, che guida ed orienta la Chiesa”.

“La mia personale esperienza – prosegue – mi ha permesso di verificare, in Perù e in altri paesi latinoamericani, come da un progetto formativo solido scaturirscano “carismi” da tutti e per tutti: per il seminario, per le parrocchie, per speciali incarichi come cappellani che lavorino in ospedali”.

“L’obiettivo – ha concluso il presule – è un sacerdote che incarni nella sua vita tutto ciò che insegna a livello teorico. Ciò che si chiede al formatore di oggi, è ciò che esigeva Gesù dai suoi apostoli: “Venite con me e vi farò pescatori di uomini”. Non si può essere pescatori, se prima non si è veri discepoli di Gesù, solo così si può divenire testimoni veri ed autentici!”.

Ha concluso la giornata di studi, l’intervento del Rev. Josè Marie La Porte, docente dell’Università della Santa Croce, incentrato sulla “Comunicazione e coordinazione fra i formatori”. Tra gli argomenti trattati: il flusso comunicativo fra seminario e diocesi; la comunicazione all’interno del seminario e il legame dei possibili futuri candidati con il seminario, anche dopo l’ordinazione.

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