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Il Consiglio d’Europa respinge la petizione per i diritti di tutti i neonati

Una petizione che chiedeva azioni contro l’infanticidio neonatale è stata bocciata perché il tema è “troppo sensibile”. Ma la battaglia non è finita

Con un colpo di spugna, venerdì scorso, 2 ottobre, l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa ha stroncato la voce di 224mila cittadini. Lo ha fatto attraverso un voto che respinge la petizione contro l’infanticidio neonatale, che tante adesioni aveva raccolta finora e che è destinata a raccoglierne di nuove.

Il Consiglio ha giustificato la sua scelta definendo il tema trattato dalla raccolta firme “troppo sensibile” e potenzialmente capace “di dividere l’Assemblea”. Motivazioni assai curiose, dal momento che il dibattito democratico è costituito proprio dal confronto tra posizioni divergenti e che la politica, in quanto tesa al conseguimento del bene sociale, avrebbe il dovere di affrontare anche temi che toccano corde profonde.

Evidentemente temi come “l’aborto e l’infanticidio neonatale nella nostra società restano tabù”, come sottolinea Gregor Puppinck, direttore generale dello European Center for Law and Justice, che insieme all’Ufficio internazionale cattolico dell’infanzia (Bice) ha lanciato la petizione. Lo stesso Puppinck rileva come oggi si preferisca “chiudere gli occhi di fronte a queste pratiche disumane, piuttosto che correre il rischio di mettere in discussione l’eugenetica”.

Accuse forti, suffragate però dai fatti: “talvolta l’infanticidio scaturisce da motivazioni minime come un labbro leporino”, afferma Puppinck. Il quale sottolinea che la petizione ha il merito di essere stata la più partecipata nella storia del Consiglio d’Europa. E di essersi avvalsa di una serie di prove scientifiche, le quali dimostrano che i feti possono sentire dolore già dal secondo trimestre di gravidanza.

Alcuni Paesi europei permettono l’aborto oltre questa soglia (eclatante il caso della Gran Bretagna, dove si può interrompere la gravidanza fino alla 24esima settimana). I promotori della petizione hanno alzato il velo su una realtà caratterizzata da numerosi bambini nati viti a seguito del “fallimento” dell’aborto. In molti casi, questi piccoli, che possono esser rimasti gravemente feriti a seguito della pratica abortiva, vengono lasciati morire senza cure, abbandonati in agonia o uccisi da un’iniezione letale. Fa rabbrividire – denuncia ancora chi ha lanciato la petizione – che i loro corpi siano poi gettati via con gli scarti biologici.

È un trattamento disumano e illegale, “che avviene sotto silenzio”, chiosa Gregor Puppinck. E che è inoltre contrario a ogni protocollo sui diritti umani, che tutelano la vita fin dalla nascita e garantiscono a ogni essere umano il diritto alle cure sanitarie, senza alcuna discriminazione relativa alle sue circostanze di nascita.

Malgrado la bocciatura del Consiglio d’Europa, i promotori dell’iniziativa promettono che la raccolta di firme andrà avanti e sono sicuri sia destinata a crescere esponenzialmente. Inoltre, la scelta pilatesca delle autorità europee non affossa quanto di buono è stato coltivato finora grazie a questa petizione. Gregor Puppinck parla a tal riguardo degli incontri di formazione tra medici e della raccolta di interessanti testimonianze da parte di ostetriche, ginecologi e infermieri durante il periodo di pubblicizzazione della campagna.

Il British Journal of Obstetrics and Gynaecology ha pubblicato una ricerca secondo la quale a 23 settimane di gestazione il 10% dei bambini sopravvive all’aborto. Ma in base alle testimonianze delle ostetriche, questa percentuale è anche più alta.

Ben quattro Ong hanno inviato al lettone Nils Muižnieks, commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa, un dossier completo che affronta in modo approfondito questo nervo scoperto di molti Stati dell’Unione. Dal canto suo, tuttavia, il commissario ha dichiarato la questione non di suo interesse. Questione che però tornerà a bussare alle porte del Consiglio d’Europa. I membri del Consiglio, infatti, sollecitati dall’adesione popolare a questa espressione di democrazia, hanno annunciato che rintrodurranno il tema nel 2016. Pertanto la battaglia per il riconoscimento dei diritti di tutti i neonati non è ancora finita.

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