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Il cardinale Vegliò: “Che l’Europa sia più sensibile verso i rifugiati iracheni”

Il presidente del Dicastero per i Migranti ha incontrato stamane il Papa a Santa Marta. Ha quindi auspicato un maggior impegno della comunità internazionale, che finora “ha fatto molto poco”

Questa mattina, Papa Francesco ha ricevuto nella Casa Santa Marta il cardinale Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti. Durante il colloquio, il Papa e il porporato hanno affrontato in particolare il tema dei drammi subiti dalla popolazione irachena in fuga dalle violenze dei jihadisti del cosiddetto Stato Islamico.

Ne dà notizia lo stesso cardinale ai microfoni della Radio Vaticana, riferendo che per il Papa la Chiesa deve essere in prima linea nella difesa dei più deboli. “La Chiesa deve aiutare proprio quelli che hanno più bisogno, perché i loro diritti sono conculcati”, afferma Vegliò nell’intervista. Quindi, “la Chiesa che è per i poveri e per quelli che non hanno voce, deve essere presente e non dobbiamo mai stancarci di dire queste cose sia nelle omelie, sia nei discorsi, sia anche come influsso, eventualmente, in situazioni politiche”.

In particolare, la preoccupazione più grande è per gli sfollati in Iraq: “Io li chiamo sfollati e rifugiati – dice il Capo Dicastero – perché scappano via, perché se rimangono nei loro luoghi di origine vengono uccisi. Ora, di fronte ai drammi di queste persone non riesco a capire come si possa dire: ‘Rimandiamoli nel loro Paese’. Ma, dico, il cervello che ragiona, può dire a uno che è scappato da un Paese nel quale l’avrebbero ammazzato: ‘Torna al Paese tuo?'”.

“Io – prosegue il cardinale – credo manchi non solo l’umanità, ma anche l’intelligenza: mi dispiace dover dire questo … E poi, è gente che soffre: lascia tutto, scappa via … E non solo in Iraq… Adesso l’Iraq è la punta dell’iceberg, perché vi è la situazione più spaventosa: ci sono uccisioni, stragi con le maniere barbare che sappiamo, che abbiamo visto … Ora, questa gente ha bisogno non solo delle preghiere: la preghiera è importante, ma non basta; ha bisogno di aiuti, ha bisogno che la comunità internazionale se ne prenda in carico”.

Perché, come ha detto Papa Francesco nell’aereo di ritorno dalla Corea, “bisogna fermare questa gente”. Ed è la comunità internazionale stessa “che deve valutare i mezzi” e che “non può far finta di niente”. “Ora – osserva il porporato – giustamente il Papa ha detto: ‘Noi non possiamo chiudere gli occhi, non possiamo far finta che non succeda nulla’, perché sarebbe la stessa cosa di quanto Hitler ammazzava gli ebrei e dopo molti hanno detto: ‘Ah, no, no: noi non sapevamo nulla!’: tutta ipocrisia! Bisogna fare qualche cosa!”.

In tal contesto, secondo ilpresidente del Pontificio Consiglio per i Migranti, “la comunità internazionale – cioè, l’Onu e anche un po’ l’Europa che è più vicina, geograficamente parlando, a questi Paesi – fa molto poco”. “Secondo me – soggiunge – l’Europa dovrebbe avere un po’ più di sensibilità. Purtroppo, in Europa abbiamo tanti di quei problemi, per cui egoisticamente parlando uno pensa a se stesso e pensa poco agli altri. Però, se pensiamo ai problemi nostri – ‘nostri’ dico come italiani – che sono gravi, per carità, perché l’economia non va bene, il lavoro in molti non ce l’hanno, però sono sempre problemi relativamente più piccoli di quelli che ha questo povero popolo iracheno che scappa per non essere sgozzato…”.

La speranza della Chiesa per questi rifugiati è dunque una maggiore sensibilità da parte dell’Europa, affinché dia a questa gente “la possibilità di essere accolti nei propri Paesi – Germania, Francia, Inghilterra, Italia, Spagna: tutti Paesi ricchi rispetto a questi poveracci!”. “Io – afferma il cardinale Vegliò all’emittente – mi auguro che lo facciano anche dietro la spinta della Chiesa”. E quando parliamo della Chiesa, precisa, “non pensiamo mica solo al Vaticano o alla Curia! La Chiesa è una realtà presente ovunque, e la Chiesa ha la sensibilità di aiutare questi poveri, questi emigrati, questi rifugiati, questi sfollati”.

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