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Udienza ai partecipanti al Seminario “Il bene comune nell’era digitale”, promosso dal Pontificio Consiglio della Cultura e dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale - Foto © Vatican Media

“Il bene comune è un bene a cui tutti gli uomini aspirano”

Udienza ai partecipanti al Seminario “Il bene comune nell’era digitale”, promosso dal Pontificio Consiglio della Cultura e dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale

Alle ore 10.30 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i partecipanti al Seminario “Il bene comune nell’era digitale”, promosso dal Pontificio Consiglio della Cultura e dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale in Vaticano dal 26 al 28 settembre 2019. Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha rivolto ai partecipanti all’Udienza:

Discorso del Santo Padre

Signori Cardinali,
cari fratelli e sorelle,

do il mio benvenuto a tutti voi partecipanti all’Incontro sul “Bene comune nell’era digitale”, promosso dal Pontificio Consiglio della Cultura e dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale; e ringrazio il Cardinale Ravasi per la sua introduzione.

I notevoli sviluppi nel campo tecnologico, in modo particolare quelli sull’intelligenza artificiale, presentano risvolti sempre più significativi in tutti i settori dell’agire umano; pertanto, considero che siano più che mai necessari dibattiti aperti e concreti su questo tema. Nell’Enciclica sulla cura della casa comune ho tracciato un parallelismo basilare: l’indiscutibile beneficio che l’umanità potrà trarre dal progresso tecnologico (cfr Laudato si’, 102) dipenderà dalla misura in cui le nuove possibilità a disposizione saranno usate in maniera etica (cfr ibid., 105). Questa correlazione richiede che, di pari passo con l’immenso progresso tecnologico in corso, vi sia un adeguato sviluppo della responsabilità e dei valori. In caso contrario, un paradigma dominante – il «paradigma tecnocratico» (cfr ibid., 111) –, che promette un progresso incontrollato e illimitato, si imporrà e forse, persino, eliminerà altri fattori di sviluppo con enormi pericoli per l’umanità intera.

Con i vostri lavori, avete voluto contribuire a prevenire questa deriva e a rendere concreta la cultura dell’incontro e il dialogo interdisciplinare. Molti di voi sono importanti attori in vari ambiti delle scienze applicate: tecnologia, economia, robotica, sociologia, comunicazione, cyber-sicurezza, e anche della filosofia, dell’etica e della teologia morale. Proprio per questo, voi esprimete non solo diverse competenze ma anche sensibilità differenti e approcci variegati di fronte alle problematiche che fenomeni come l’intelligenza artificiale aprono nei settori di vostra pertinenza. Vi ringrazio di aver voluto incontrarvi in un dialogo inclusivo – e fecondo -, che aiuti tutti a imparare gli uni dagli altri e non permetta ad alcuno di chiudersi in schemi già preconfezionati. L’obiettivo principale che vi siete prefissati è alquanto ambizioso: raggiungere dei criteri e dei parametri etici di base, capaci di fornire orientamenti sulle riposte ai problemi etici sollevati dall’uso pervasivo delle tecnologie.

Mi rendo conto di come per voi, che rappresentate nello stesso tempo la globalizzazione e la specializzazione del sapere, debba essere arduo definire alcuni principi essenziali in un linguaggio accettabile e condivisibile fra tutti. Tuttavia, non vi siete lasciati perdere d’animo nel cercare di raggiungere tale scopo, inquadrando la valenza etica delle trasformazioni in corso anche nel contesto dei principi stabiliti dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile definiti dalle Nazioni Unite; infatti, le aree-chiave da voi esplorate hanno sicuramente impatti immediati e concreti sulla vita di milioni di persone. Comune è il convincimento che l’umanità si trovi davanti a sfide senza precedenti e completamente inedite. Problemi nuovi richiedono soluzioni nuove: il rispetto dei principi e della tradizione, infatti, deve essere sempre vissuto in una forma di fedeltà creativa e non di imitazioni rigide o di riduzionismi obsoleti. Quindi, ritengo lodevole che non abbiate avuto paura di declinare, a volte anche in modo preciso, dei principi morali sia teorici, sia pratici, e che le sfide etiche esaminate siano state affrontate proprio nel contesto del concetto di “bene comune”.

Il bene comune è un bene a cui tutti gli uomini aspirano, e non esiste sistema etico degno di questo nome che non contempli tale bene come uno dei suoi punti di riferimento essenziali. Le problematiche che siete stati chiamati ad analizzare riguardano tutta l’umanità e richiedono soluzioni estendibili a tutta l’umanità. Un buon esempio potrebbe essere la robotica nel mondo del lavoro. Da una parte, essa potrà mettere fine ad alcuni lavori usuranti, pericolosi e ripetitivi – si pensi a quelli emersi agli inizi della rivoluzione industriale dell’Ottocento –, che causano spesso sofferenza, noia, abbruttimento.

Dall’altra parte, però, la robotica potrebbe diventare uno strumento meramente efficientistico: utilizzato solo per aumentare profitti e rendimenti priverebbe migliaia di persone del loro lavoro, mettendo a rischio la loro dignità. Un altro esempio sono i vantaggi e i rischi associati all’uso delle intelligenze artificiali nei dibattiti sulle grandi questioni sociali. Da una parte, si potrà favorire un più grande accesso alle informazioni attendibili e quindi garantire l’affermarsi di analisi corrette; dall’altra, sarà possibile, come mai prima d’ora, fare circolare opinioni tendenziose e dati falsi, “avvelenare” i dibattiti pubblici e, persino, manipolare le opinioni di milioni di persone, al punto di mettere in pericolo le stesse istituzioni che garantiscono la pacifica convivenza civile. Per questo, lo sviluppo tecnologico di cui siamo tutti testimoni richiede da noi che ci riappropriamo e che reinterpretiamo i termini etici che altri ci hanno trasmesso. Se i progressi tecnologici fossero causa di disuguaglianze sempre più marcate, non potremmo considerarli progressi veri e propri. Il cosiddetto progresso tecnologico dell’umanità, se diventasse un nemico del bene comune, condurrebbe a una infelice regressione a una forma di barbarie dettata dalla legge del più forte. Perciò, cari amici, vi ringrazio perché con i vostri lavori vi impegnate in uno sforzo di civiltà, che si misurerà anche sul traguardo di una diminuzione delle disuguaglianze economiche, educative, tecnologiche, sociali e culturali. Voi avete voluto gettare delle basi etiche di garanzia per difendere la dignità di ogni persona umana, convinti che il bene comune non può essere dissociato dal bene specifico di ogni individuo. Fino a quando una sola persona rimarrà vittima di un sistema, per quanto evoluto ed efficiente possa essere, che non riesce a valorizzare la dignità intrinseca e il contributo di ogni persona, il vostro lavoro non sarà terminato. Un mondo migliore è possibile grazie al progresso tecnologico se questo è accompagnato da un’etica fondata su una visione del bene comune, un’etica di libertà, responsabilità e fraternità, capace di favorire il pieno sviluppo delle persone in relazione con gli altri e con il creato. Cari amici, vi ringrazio per questo incontro. Vi accompagno con la mia benedizione. Che Dio benedica tutti voi. E vi chiedo per favore di pregare per me. Grazie.

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