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I vecchi… si salvano?

Maturato nell’umiltà e nella fiducia in Dio, il cristiano diventa il bambino a cui appartiene il regno dei cieli

Una domenica, durante l’omelia, esordisco così: “Se non diventerete come bambini, non entrerete in Paradiso”. E commento: “È chiaro allora che solo i bambini si salvano… È chiaro che il vecchio non può salvarsi”. Logico e conseguente lo sconcerto. Avevo davanti a me ascoltatori dai 70 anni in su. “L’ha detto Gesù che il Paradiso è solo per coloro che sono come i bambini;  a chi è come i bambini appartiene il regno dei cieli”, continuo. E Gesù quando dice queste cose non si rivolge ai bambini, ma parla agli adulti, ai vecchi. Sono proprio loro e solo loro che devono diventare come bambini.

Diventare “come bambini”. Che significa? L’adulto, l’anziano, il vecchio è tra le persone per cui è più agevole “diventare come bambini”. Il bambino vive e gode della novità del presente. Il vecchio perde la memoria del passato e l’interesse per il futuro. Il bambino dimentica i torti subiti e ti sorride subito. Il vecchio dimentica tante cose. Il bambino non riesce a far nulla se non si rivolge sempre, con naturalezza alla mamma. Il vecchio ha bisogno di tutto e di tutti e impara subito la semplicità del rapporto con Dio-Papà.

Il bambino non ascolta i ragionamenti e le preoccupazioni degli adulti, il vecchio diventando sordo sembra non sentire, né interessarsi di ciò che non ha valore. Il bambino vede e si interessa solo della mamma, il vecchio, perdendo la vista, vede sempre più facilmente ciò che vede il cuore. All’imbrunire il bambino si prepara ad andare a dormire, il vecchio quando si fa sera inoltrata si prepara ad andare al riposo senza fine.

Il bambino a tutti dona con facilità un sorriso, il vecchio, conscio della sua fragilità, ha verso chiunque un atteggiamento dolcemente accogliente. Sembrerebbero menomazioni i limiti che l’anziano avverte, ma, a pensarci bene, le sofferenze sono necessarie e provvidenziali limature dell’egoismo, sgrossano l’umano, debellano le presunzioni.

Maturato nell’umiltà e nella fiducia in Dio, il cristiano diventa il bambino a cui appartiene il regno dei cieli.

Ciao da padre Andrea

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