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PROTOMARTIRI FRANCESCANI

ZENIT - PM

I protomartiri francescani nella logica della Misericordia

Nel 1220 il martirio dei cinque giovani frati, dopo infinite persecuzioni e prigionie per la loro attività predicatoria in Marocco

Provenivano tutti dall’agro ternano, i primi martiri dell’ordine francescano. Si chiamavano Berardo, Adiuto, Accursio, Pietro e Ottone e furono chiamati da san Francesco a recarsi in Marocco per evangelizzare. Partiti da Santa Maria degli Angeli – in occasione del Capitolo di Pentecoste del 1219 – attraversarono l’Italia settentrionale e, seguendo le principali direttrici di pellegrinaggio, scesero nella penisola iberica. A Siviglia conobbero per caso Fernando de Bulhões, un canonico agostiniano che fu fortemente attratto dal loro stile di vita e dal desiderio di recarsi tra gli infedeli a predicare il Vangelo, nella piena consapevolezza di autocondannarsi al martirio.

Grazie a speciali protezioni i cinque frati umbri raggiunsero Siviglia e per varie peripezie salparono alla volta del Marocco inoltrandosi fino a Marrakech. Qui si esposero immediatamente ad una insistente attività predicatoria che li portò in breve tempo ad alternare periodi di prigionia a pesanti persecuzioni. Il Miramolino, che comprese dapprima l’ingenuità del loro approccio, tentò di distoglierli dall’intento di convertire il suo popolo ma essi non videro altro che il tanto agognato martirio consumatosi nel 1220. Marco da Lisbona racconta che la loro morte fu seguita da una serie di gesti riprovevoli che interessarono i corpi straziati dei poveri frati. 

L’amorevole interessamento dell’infante di Portogallo – che si trovava a Marrakech per motivi commerciali – fu determinante; questi, infatti, raccolse i resti di Berardo e compagni, li racchiuse in vasi preziosi e li riportò a Coimbra per dargli una degna sepoltura. Alla vista di quei vasi portati solennemente in processione Fernando de Bulhões fu spinto a partire per il Marocco alla ricerca del martirio.

Ben altre strade gli sarebbero spettate; dopo una serie di disguidi e un naufragio si ritrovò sulle coste siciliane e da lì capi che il suo futuro era ormai tracciato e che pertanto avrebbe abbracciato il saio di frate Francesco cambiando il suo nome con quello di Antonio da Lisbona da tutti conosciuto come Antonio di Padova. Un retablo del 1513 posto nella chiesa francescana di Sant’Anna a Kamenz, i frati sembrano apparire in sogno al Miramolino che, secondo le fonti, li aveva invocati per mitigare una serie di calamità abbattutesi sulla sua persona e sul proprio regno in seguito al martirio dei frati.

Un segno apparve dal cielo: l’acqua tanto invocata cadde copiosa e il Miramolino in segno di gratitudine concesse ai cristiani la libertà di praticare il proprio credo. Il sangue dei protomartiri fu quindi il seme della vocazione di Sant’Antonio di Padova e il loro gesto misericordioso aprì le porte per un cammino di dialogo e di pace. Le loro reliquie in Italia sono venerate nel Santuario Antoniano dei Protomartiri a Terni.

 * Giuseppe Cassio è esperto di fama internazionale in iconografia francescana

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