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I missionari italiani e la sfida delle nuove “periferie”

Il Convegno Nazionale di Sacrofano ha raccolto l’esortazione di papa Francesco per una Chiesa “in uscita” e attenta ai poveri

A due settimane dalla conclusione, gli organizzatori del quarto Convegno Missionario Nazionale tracciano il bilancio di un incontro che ha rappresentato un momento prezioso per la Chiesa italiana, che si interroga sul senso della missione nel Sud del mondo e non solo.

Tenutosi a Sacrofano dal 20 al 23 novembre scorsi, il Convegno Missionario è stato promosso dall’Ufficio Nazionale per la Cooperazione e l’Animazione Missionaria tra le Chiese della Conferenza Episcopale Italiana, ed organizzato assieme alla Fondazione Missio, espressione delle Pontificie Opere Missionarie in Italia, e alla Fondazione Cum.

Tra i partecipanti hanno figurato monsignor Ambrogio Spreafico, presidente della Commissione Episcopale per la Cooperazione Missionaria tra le Chiese e l’Evangelizzazione dei Popoli; la teologa suor Antonietta Potente, missionaria in Bolivia; Aluisi Tosolini, docente all’Università Cattolica di Piacenza, cui è stata affidata la parte sociologica del convegno; Mauro Magatti e Chiara Giaccardi, docenti all’Università Cattolica di Milano, che hanno seguito la parte antropologica.

La kermesse è stata conclusa da padre Gustavo Gutierrez, 86enne peruviano, tra i fondatori della Teologia della Liberazione, la cui nozione di povertà cristiana è un atto di solidarietà amorevole verso i poveri, ma anche una protesta liberatrice contro la povertà stessa.

“Se cerchi Dio devi stare vicino ai poveri”, i quali vanno sostenuti “sia a livello materiale che spirituale. Per un cristiano credo tutto questo è sempre un’adesione a Gesù. Non bisogna dimenticare che in ogni povero e in ogni persona che soffre, c’è Dio che soffre”, ha dichiarato Gutierrez.

Le tre giornate del convegno sono state suddivise in una parte teologico-biblica, una sociologica e antropologica, e concluse dalla testimonianza dell’esperienza di missione, con collegamenti speciali via Skype con missionari attualmente impegnati in Africa, in Asia e in America Latina.

Momento culminante dell’evento è stata l’udienza concessa da papa Francesco ai convegnisti la mattina di sabato 22 novembre.

I verbi chiave del convegno sono stati: uscire, incontrarsi, donarsi, sulla scia dello slogan Alzati e va’ a Ninive, la grande città e della Chiesa “in uscita” auspicata da papa Francesco nella Evangelii Gaudium (nn. 20-24), dove il Santo Padre sostiene l’importanza di uscire dalla propria comodità ed avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo.

Quello di Sacrofano è stato il quarto Convegno Missionario Nazionale in 24 anni, e ha rappresentato una svolta decisiva sul tema della missionarietà e dell’evangelizzazione.

La scelta di andare verso popoli lontani non è legata ad un affermazione di se stessi, ma all’andare verso quelle aree depresse del mondo, bisognose, oltre che di pane, anche della Buona Novella.

Nella struttura pastorale della nostra Chiesa, i centri missionari diocesani sono i veri osservatori privilegiati di questa realtà, sia per il contatto con i missionari che per la presentazione e il discernimento dei problemi del Sud del mondo, che fanno parte dell’azione divulgativa che ogni centro missionario realizza nella propria realtà territoriale. Va da sé che esso sia un invito ad accogliere coloro che dalla megalopoli del mondo approdano alla “grande Ninive”.

La periferia geografica si sposta, si allargano gli orizzonti. Gli esiliati, i rifugiati politici trovano nelle terre del Sud Italia un approdo sicuro, che costringe sempre a confrontare le periferie del mondo con la variegata multiculturalità delle nostre esistenze.

“In occasione della presentazione del vademecum del 2012, si è pensato di poter incontrare di nuovo i membri e proporre cosa si poteva cambiare, proprio perché vi fosse un’energia forte che potesse scuotere i vescovi”, ha dichiarato a ZENIT, Alessandro Zappalà, responsabile nazionale di Missio Giovani.

“I lavori del Convegno ci hanno ricordato che si sono spostate le periferie – ha aggiunto Zappalà -. Ci siamo chiesti se, come Ufficio Missionario, in passato, non ci siamo concentrati troppo sul ‘fuori’, dimenticandoci del centro, quindi ci siamo incoraggiati a vicenda a trovare il centro della nostra missione, cioè la grande città”.

Tra i propositi assunti a conclusione del Convegno, c’è il rinnovato impegno di rimettere i poveri al centro di una missione che, spiega Zappalà, “è per tutti”. I nuovi programmi pastorali richiederanno quindi “energie diverse” e l’abbandono delle “logiche con cui siamo cresciuti”.

“Aprirsi significa accogliere il nuovo, comprendere i diversi punti di vista , accettare le critiche, rielaborare tutto attraverso il tempo, l’ascolto e lo Spirito Santo”, ha quindi concluso il responsabile nazionale di Missio Giovani.

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