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I miracoli della missione in Africa

La testimonianza di un Vescovo in Sudan e di una suora missionaria in Nigeria

di Antonio Gaspari

RIMINI, giovedì, 27 agosto 2009 (ZENIT.org).- Intervenuti mercoledì al Meeting di Rimini, monsignor Cesare Mazzolari, Vescovo di Rumbek (Sudan), e suor Caterina Dolci, missionaria delle suore del Bambino Gesù in Nigeria, hanno raccontato i tanti miracoli che l’annuncio di Cristo continua a generare.

Nel presentare i due ospiti Mario Molteni, docente di Economia aziendale alla Cattolica di Milano, ha spiegato che “dentro un contesto che resta drammatico, ci sono in Africa esperienze positive, profetiche, che rappresentano punti di speranza: fatti positivi che stanno educando il popolo africano”.

Monsignor Mazzolari ha cercato di far comprendere la difficile situazione del Sudan e dei cristiani che vi abitano, ricordando che nel 1964 oltre 300 tra missionari, suore e padri vennero espulsi dal Paese.

Il clero nativo del Sudan venne messo pesantemente sotto pressione dal governo che intimò la creazione di una Chiesa nazionale staccata dal Vaticano.

Il Vescovo di Rumbek ha quindi ricordato il nome e il sangue versato dei martiri di quegli anni tra cui padre Arcangelo Ali, padre Saturnino Lohure e padre Barnaba Deng.

Nonostante la persecuzione, nel 1975, quando i missionari poterono tornare in Sudan trovarono comunità cristiane che seppur povere e sfinite erano sopravvissute grazie al lavoro dei catechisti.

Ma dopo undici anni ripresero le persecuzioni. Sacerdoti, suore e padri subirono rapimenti e maltrattamenti. La comunità cristiana soffrì in silenzio, cercando di continuare a praticare opere di carità tra la gente.

Tra conflitti interni e persecuzioni si arriva fino al 2006, quando iniziò il sanguinoso conflitto tra i Bantu e i Luo.

Monsignor Mazzolari ha raccontato che le Chiese del Sudan si riunirono in preghiera per quattro settimane invocando la pace, che fu firmata il 12 giugno di quell’anno.

Secondo il Vescovo di Rumbek “abbiamo raggiunto la pace dal punto di vista diplomatico, ma questo non è bastato” ed ha aggiunto che “la pace è sempre un dono che Dio ci concede, è Lui che la fa”.

“Il vero protagonista però è l’oppresso – ha aggiunto monsignor Mazzolari –. Lui accettando la croce, la persecuzione, la morte dei propri cari, lascia l’odio, fa morire la violenza che sente dentro di sé e perdona tutto e tutti”.

Monsignor Mazzolari ha quindi sottolineato che “il modello di riconciliazione è Cristo stesso che si fece vittima innocente, si fece oppresso e chiede ad ogni cristiano di essere ambasciatore di riconciliazione”.

“Noi siamo strumenti di riconciliazione grazie a Cristo”, ha affermato il Vescovo di Rumbek, ed ha raccontato delle tante opere di carità e formazione nei campi scolastico, culturale, sanitario, assistenziale, educativo ed economico che la Chiesa cattolica svolge in Sudan.

Suor Caterina Dolci ha invece iniziato dicendo: “Sono in Nigeria da ventiquattro anni ed ho visto accadere, dentro questa difficile realtà, cose semplici ma belle”.

Nata a Bergamo, suor Caterina ha iniziato il suo cammino con Comunione e Liberazione e successivamente con le suore del Bambino Gesù.

“Ci sono tanti problemi da risolvere in Nigeria – ha commentato – ma ci sono anche esperienze positive di gente che, aprendosi al mistero di Cristo presente, vive una vita dignitosa e con una speranza”.

Tra le tante attività di Suor Caterina c’è anche la visita ai detenuti del carcere di Jalingo, dove la temperatura in un’unica cella è di 40 gradi e l’acqua non c’è.

Durante una visita suor Caterina disse ai detenuti che il Vescovo aveva iniziato la costruzione della Chiesa ed aveva chiesto a tutti di pagare il costo di un mattone.

Un giorno il Vescovo venne a dire messa nel carcere, e con grande sorpresa i detenuti consegnarono una busta con dentro il denaro per dieci mattoni.

Tutti rimasero commossi. I detenuti avevano trovato il denaro vendendo alle guardie carcerarie pezzetti di carne prelevati dalle proprie minestre.

“Lo hanno fatto perché si erano sentiti amati”, ha detto suor Caterina.

La suora missionaria ha anche raccontato di come sia cambiato il rapporto con la gente del villaggio di Kona, dove all’inizio regnava la poligamia, le donne non venivano considerate e riti e magie erano dominanti.

Adesso a Kona è nato un gesto di pellegrinaggio che si ripete, ormai da vent’anni, il 15 agosto e, fatto eccezionale nel contesto africano, una donna ha guidato momenti di approfondimento della fede cristiana (scuola di comunità) destinati ad un gruppo di uomini.

“L’incontro con Cristo – ha concluso suor Caterina – genera e rigenera una speranza anche per chi vive in Nigeria, in mezzo a tante difficoltà”.

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