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I media cattolici per l’informazione responsabile

Dal meeting di Grottammare, riflessioni e suggestioni su un argomento di cruciale importanza per il futuro delle società democratiche

Ha fatto molto discutere l’intervento “a gamba tesa” di Umberto Eco contro l’imbecillità che imperversa sul web. Numerosi i pareri critici che, pur riconoscendo un fondamento di verità al giudizio di Eco, sottolineano che i social media sono lo specchio dei tempi: uno strumento di democrazia allargata che consente di esprimersi anche alla gente semplice, e non solo agli intellettuali e agli opinion leader.

“Era sin troppo facile per ogni intellettuale o fabbricatore di pensiero – scrive, ad esempio, il blogger Gianluca Nicoletti – misurarsi unicamente con il simposio dei suoi affini. Ora chi vuole afferrare il senso dei tempi che stiamo vivendo è costretto a navigare in un mare ben più procelloso e infestato da corsari, rispetto ai tempi in cui la massa poteva solo ambire al rango di lettori, spettatori, ascoltatori…”.

A fronte di questi commenti, Umberto Eco ha sentito il bisogno di prendere la parola per meglio precisare il suo pensiero. Scrive infatti nella sua rubrica La bustina di Minerva: “Ammettendo che, su sette miliardi di abitanti del pianeta, ci sia una dose inevitabile di imbecilli, moltissimi di costoro una volta comunicavano le loro farneticazioni agli amici del bar, e le loro opinioni rimanevano limitate a una cerchia ristretta. Ora una consistente quantità di queste persone ha la possibilità di esprimere le proprie opinioni sui social network. Pertanto queste opinioni raggiungono udienze altissime…”.

“Nessuno è imbecille di professione – continua Eco – ma una persona che è un ottimo droghiere, un ottimo chirurgo, un ottimo impiegato può, su argomenti di cui non è competente, o su cui non ha ragionato abbastanza, dire delle stupidaggini. Anche perché le reazioni sul web sono fatte a caldo, senza che si abbia avuto il tempo di riflettere. È giusto che la rete permetta di esprimersi anche a chi non dice cose sensate, però l’eccesso di sciocchezze intasa le linee”.

“E qui sorge il problema del filtraggio – conclude Eco – che è questione urgente per tutti i siti web, dove si possono trovare sia cose attendibili e utilissime, sia vaneggiamenti di ogni genere. Come filtrare? I giornali dovrebbero dedicare almeno due pagine ogni giorno all’analisi dei siti web indicando quelli virtuosi e segnalando quelli che veicolano bufale o imprecisioni. È un’impresa che sarebbe culturalmente preziosa, e segnerebbe l’inizio di una nuova funzione della stampa”.

Per quanto ci riguarda, pur senza entrare nel merito della querelle suscitata dalle dichiarazioni di Eco, prendiamo atto con soddisfazione che le parole dello scrittore rappresentano, a ben vedere, un appello all’informazione responsabile. Ricordiamo uno straordinario documento sul tema che risale all’ormai lontano 2003. Scriveva papa Giovanni Paolo II: “I mezzi della comunicazione sociale sono ‘attori chiave’ nel mondo di oggi. Il loro potere è tale che in poco tempo possono provocare una reazione pubblica positiva o negativa agli eventi. In questo contesto gli uomini e le donne dei media sono tenuti a contribuire alla pace, abbattendo le barriere della diffidenza, prendendo in considerazione il punto di vista degli altri e sforzandosi di incoraggiare le persone e le nazioni alla comprensione reciproca. Se i media sono al servizio della libertà, essi stessi devono essere liberi e devono utilizzare questa libertà in modo corretto. Il loro ‘status’ privilegiato obbliga i media a porsi al di sopra delle questioni puramente economiche e a mettersi al servizio dei veri bisogni e del vero benessere della società”.

Sul tema dell’informazione responsabile si è tornato a parlare nel corso del meeting dei giornalisti cattolici Pellegrini nel Cyberspazio, tenutosi a Grottammare (AP) dal 18 al 20 giugno. Il sottotitolo del meeting era: Comunicare Dio. In perfetta sintonia con il tema dell’incontro, è stato distribuito in quella sede il volume intitolato Dio è comunicazione per eccellenza. Giuseppe De Carli, professionista al servizio della verità, a cura di Elisabetta Lo Iacono, responsabile Ufficio stampa della Pontificia Facoltà “San Bonaventura” Seraphicum, e di Giovanni Tridente, coordinatore dell’Ufficio Comunicazione della Pontificia Università della Santa Croce.

Giuseppe De Carli (1952-2010) è stato un esempio di professionalità giornalistica, nel totale rispetto degli imperativi deontologici. Seguì il pontificato di Giovanni Paolo II nel corso di 84 viaggi internazionali; creò la struttura “Rai Vaticano” preposta al coordinamento dell’informazione religiosa; scrisse libri ed opere televisive, tra le quali Ti ricordiamo così Karol, trasmessa da Rai Due nel maggio 2010.

Dal libro di Lo Iacono e Tridente, edito da EDUSC e dedicato al Premio “De Carli” per l’informazione religiosa, riportiamo una toccante testimonianza di Andrea Tornielli, vaticanista de La Stampa – Vatican Insider: “…talvolta anche la bestia di Internet può aprire degli spazi inaspettati. Per esempio, martedì sono andato a Torino dove c’è la redazione base di Vatican Insider. Una nostra collaboratrice che traduce la testata in inglese, mi dice: ‘guarda questa lettera, penso sia per te’. Era una lettera scritta a matita, proveniente da un carcere americano; questa persona era stata colpita dalle parole del Papa sulla misericordia, che aveva letto in un mio articolo pubblicato sul web. Era rimasta così colpita, che mi aveva scritto perché chiedessi una preghiera al Papa: stava scoprendo il male che aveva fatto e il motivo per cui era in carcere”.

Un argomento, quello della responsabilità degli operatori e dell’etica dell’informazione, che ha assunto rilevanza cruciale nei nostri tempi; del quale tuttavia si parla assai poco, se si esclude qualche accenno ai problemi della privacy o ai regimi totalitari dove non esiste libertà di stampa. Un argomento che può essere declinato in modi diversi, che riconducono tutti ad un tema di fondo: il rispetto della dignità dell’uomo. Nella consapevolezza che i mezzi della comunicazione, per il loro potere di orientamento o di condizionamento delle masse, possono essere strumenti di misericordia oppure armi per ferire.

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