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I limiti e i costi della fecondazione artificiale

Angelo Francesco Filardo, presidente della Federazione Regionale dei Centri di Aiuto alla Vita e del Movimento per la Vita dell’Umbria, solleva obiezioni circa l’efficacia e la sostenibilità economica della pratica

A fronte della delibera della Giunta Regionale Umbra, che ha dato il via libera alla fecondazione in vitro eterologa, il presidente regionale del Movimento per la Vita, Angelo Francesco Filardo, ha sollevato dubbi sull’efficacia della tecnica di fecondazione artificiale (solo il 15% riesce, il 90% degli embrioni prodotti muore) e ha chiesto: “Perché sprecare il denaro pubblico per tanto insuccesso?”.

Secondo Filardo “è vero che oggi la medicina non è in grado di dare risposte positive alla sterilità ed infertilità di coppia, ma non è sicuramente la fecondazione artificiale omologa e/o eterologa la vera risposta a questa pur dolorosa patologia!”.

Il presidente regionale del Mpv ha spiegato che le tecniche di fecondazione artificiale in vitro non possono essere considerate terapie della sterilità ed infertilità di coppia, perché non sono in grado di rendere fertile la coppia sterile curando la patologia che ne è la causa, e neanche possono essere considerate alla stregua di protesi perché contrariamente alle protesi non restituiscono la funzione alterata, cioè la capacità procreativa; sono solamente tecniche alternative di produzione umana, conosciute in zootecnia già alla fine del settecento, che oggi si ritiene una conquista civile applicare anche all’uomo.

Filardo ricorda che solo il 14,92% delle coppie trattate riesce ad avere uno o più figli in braccio e che il 90,68% degli embrioni trasferiti in utero, cioè 95.506 bambini sono stati sacrificati per far nascere nel 2012 i loro 9.818 fratellini, lamentando il fatto che gli embrioni, la cui dignità umana non può essere messa in dubbio, rischiano di essere utilizzati come oggetti che si possono produrre a piacimento e se non sono graditi rifiutati, eliminati con l’interruzione volontaria di gravidanza o scartati in laboratorio. 

Per Filardo la decisione contrasta con la giustizia sociale perché significa utilizzare denaro pubblico per ciò che non è terapia mentre anche i meno abbienti sono costretti a pagare, per esempio, il paracetamolo, un farmaco usato per il mal di testa, che ha un’accertata e documentata efficacia terapeutica, ed i cittadini umbri – in particolare quelli più disagiati – sono costretti a lunghe attese di mesi e talora più di un anno per esami diagnostici importanti (tac, rm, mammografia, doppler venosi ed arteriosi, ecografie) o per visite specialistiche.

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