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I giovani zingari, una risorsa per la Chiesa e la società

FREISING, sabato, 6 settembre 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il discorso pronunciato dall’Arcivescovo Agostino Marchetto, Segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, il 1° settembre scorso a Freising (Germania) in occasione del VI Congresso Mondiale della Pastorale per gli Zingari.

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Premesse

Prima di entrare in argomento, debbo fare alcune premesse sulla terminologia da me usata, che ritengo obbligatorie e indispensabili per una buona impostazione del tema e per la reciproca comprensione. Il termine “Zingari”, da noi usato, si riferisce a vari gruppi etnici, tra cui i Roma, Sinti, Manouches, Kalé, Gitani, Travellers, ecc. In Europa Occidentale (Regno Unito, Spagna e Francia, per es.), in alcune zone della Russia, in Asia e America, è più accettato e, a volte, anche più appropriato, il termine «Zingaro» o l’equivalente «Tsigane», «Gitanos», «Cigány», «Tsyganye», mentre in Europa Centrale e Orientale è ampiamente usato il termine «Roma» in riferimento a queste popolazioni. In effetti, per molti Roma e Sinti, il termine «Zingari» ha un’accezione peggiorativa, perché legata a stereotipi negativi e paternalistici diffusi nei loro confronti. Nell’ambito europeo la parola “Rom, Roma” può riunire sotto un unico nome tutti i gruppi di questa popolazione.

L’altro termine da delineare è l’espressione “giovani zingari”. Di quali giovani parleremo durante questo Congresso, quale fascia di età prenderemo in considerazione riferendoci alla realtà zingara? Mentre i giovani gağé (non Zingari), pure se diciottenni o trentenni, affrontano ancora le sfide della formazione nei suoi vari aspetti, per i giovani zingari il passaggio all’età adulta, con le relative domande di responsabilità, è molto più rapido e si consuma assai presto. Alcuni di loro, già all’età di 14 e 15 anni, assumono tutte le responsabilità che alcune scelte di vita (per es. il matrimonio) comportano.

Nel parlare dei giovani zingari si ricorre facilmente a semplici generalizzazioni. L’immagine infatti che ci facciamo di loro dipende molte volte dalle nostre rappresentazioni e da un ragionamento proprio di adulti; di rado i giovani zingari sono considerati in se stessi, nella loro originalità e ricchezza. Si corre così il rischio di guardare con molti limiti anche la realtà giovanile zingara, mentre chi si appresta a studiarla deve tener conto della complessità della persona, dell’ambiente circostante, dei processi sociali, culturali, politici e anche religiosi che influiscono sullo sviluppo delle personalità e identità future dei giovani zingari.

In questa ottica adotteremo due “regole d’oro”, dettate dai giovani stessi, che hanno bisogno non soltanto di uno spazio per la loro partecipazione, ma di una strategia per la comunicazione. Saper ascoltarli è la prima regola d’oro, e il nostro Congresso si presenta come occasione propizia, eppur faticosa, per metterla in pratica. La seconda regola sarà: “Per loro, ma con loro”, cosa che è del resto in sintonia con l’ascolto.

Introduzione

In occasione della sua visita a Loreto (Italia), l’anno scorso, Papa Benedetto XVI si è intrattenuto con i giovani prima della veglia di preghiera, in un dialogo spontaneo e amichevole con alcuni dei partecipanti. Essi hanno posto al Pontefice alcune domande, di cui una ritengo sia particolarmente significativa per la nostra riflessione, e ve la cito: “A molti di noi giovani di periferia manca un centro, un luogo o persone capaci di dare identità. Siamo spesso senza storia, senza prospettive e perciò senza futuro. Sembra che ciò che aspettiamo veramente non capiti mai. Di qui l’esperienza della solitudine e, a volte, delle dipendenze. Santità, c’è qualcuno o qualcosa per cui possiamo diventare importanti? Com’è possibile sperare, quando la realtà nega ogni sogno di felicità, ogni progetto di vita?”1. Il Santo Padre così iniziò la sua risposta: “… ciascuno di voi è importante, perché ognuno è conosciuto e voluto da Dio  e per ognuno Dio ha un suo progetto. Dobbiamo scoprirlo e corrispondervi, perché sia possibile, nonostante queste situazioni di precarietà e di marginalità, realizzare il progetto di Dio su di noi”. “Il mondo – proseguiva il Pontefice – dev’essere cambiato, ma è proprio la missione della gioventù di cambiarlo”2.

La Chiesa ha sempre guardato con grande fiducia e con amore cristiano ai giovani, accompagnando il loro itinerario spirituale e terreno con materna sollecitudine e sapiente affetto, nonostante tutto. Un esempio? Pensiamo al Concilio Ecumenico Vaticano II che, nella consapevolezza della ricchezza che i giovani rappresentano per la Chiesa e per la società, non esitò a definire i giovani come “speranza della Chiesa”. Tale espressione fu molto cara a Giovanni Poalo II che la ripeté spesso in occasione di vari incontri. Essa è stata ripresa anche da Papa Benedetto XVI durante il recente viaggio in Australia, dove ha ricordato ai giovani che sono chiamati ad essere “profeti di speranza” e “artefici di un rinnovamento” nella società e nella Chiesa. Molti, anche giovani, ha osservato il Papa in quella stessa occasione, “mancano di speranza. Rimangono perplessi di fronte alle domande che si presentano loro in modo sempre più incalzante in un mondo che li confonde, e sono spesso incerti verso dove rivolgersi per trovare risposte. Vedono la povertà e l’ingiustizia e desiderano trovare soluzioni. Sono sfidati dagli argomenti di coloro che negano l’esistenza di Dio e si domandano come rispondervi”3.

Dopo questa introduzione ecco ora in cinque punti il nerbo di questo mio discorso introduttivo, partendo dal

1. Background formativo

In genere, riferendosi ai giovani, si parla oggi di “figli della globalizzazione”, “ figli dei media” o di una generazione che vive e comunica tramite telefonini, internet, webcam. Quanto ai comportamenti, i giovani sono considerati in genere come svogliati, contestatari, disinteressati rispetto a impegni politici e sociali, ecc. Orbene – se vere – si possono applicare queste opinioni ai giovani zingari? E in quale misura?

Non posso certo offrire qui quadri complessi sulla realtà giovanile zingara – anch’io sono venuto a Freising per imparare – né per quanto riguarda il loro impegno nella vita sociale, né in ciò che si riferisce alla loro partecipazione alla vita della Chiesa. Sentiremo tutti con attenzione i nostri Relatori: P. Membrey, Dott.ssa Rizzin, S.E. Mons. Sigalini, S.E. Mons. Clemens, P. Nathan, Sr. Belen, Sig. Gheorghe, ognuno è un esperto nel proprio campo.

Ricordo comunque a me e a voi che il nostro interesse è qui rivolto ai giovani zingari come risorsa per la Chiesa e per la società. Quando si parla di risorse, si tende a rilevare soprattutto la presenza di un bene da sfruttare, in senso buono, e/o si presta attenzione a come investirla per guadagni, profitti e interessi. Il giovane, però – badiamo bene – non può essere considerato un oggetto, una cosa, in quanto risorsa. In qualsiasi progetto e sistema che lo riguarda, si deve cioè tener presente che è una persona umana dotata di una dignità, il cui riconoscimento può rendere possibile la crescita comune e personale di tutti (cfr. Gc 2,1-9)4. Da tale dignità scaturisce il diritto “di prender parte attiva alla vita pubblica e addurre un apporto personale all’attuazione del bene comune”5. I giovani quindi sono una risorsa per la società, in quanto impegnati nel progresso della propria comunità, all’insegna della solidarietà e della preoccupazione per l’uomo e per tutto ciò che riguarda l’uomo.

Per quanto concerne la partecipazione dei giovani zingari alla vita comunitaria, locale e regionale, dalle conclusioni della sessione di studio organizzata dal Forum of European Roma Young People (FERYP), in collaborazione con il European Youth Centre Budapest del Consiglio d’Europa6, si nota che i loro “ideali” non si differenziano molto da quelli della maggioranza dei loro coetanei gağé. Alle autorità regionali e locali degli Stati membri del Consiglio d’Europa essi domandano di incoraggiare lo sviluppo e la realizzazione di programmi-pilota, iniziative e progetti volti a migliorare la partecipazione dei giovani zingari nella vita pubblica, di facilitare la creazione di Centri per la gioventù gitana dove poter progettare e prendere parte a diverse iniziative e attività, di esaminare la loro situazione in relazione all’accesso ai diritti sociali e di perfezionare programmi che assicurino il loro accesso a tali diritti, di sviluppare e perfezionare o sostenere programmi e attività che incoraggino e favoriscano l’interazione tra giovani Roma e non-Roma, così come l’apprendimento interculturale7.

Vi risulta quindi la volontà di vivere ben integrati nella società e inseriti in tutti i processi che riguardano la sua organizzazione e funzionalità, in cui svolgere ruoli decisionali e di responsabilità, di raggiungere un buon livello di educazione culturale e godere di un lavoro redditizio, di impegnarsi in attività politiche e di sostegno a favore della propria popolazione (etnia), di essere cittadini a tutti gli effetti, capaci di corresponsabilità e solidarietà attiva e critica nella costruzione di società interculturali. È una risorsa, il giovane zingaro, da potenziare con iniziative di sostegno e di promozione a livello internazionale, nazionale e regionale.

D’altro canto vi è una parte dei giovani zingari che rivelano tendenze alla delinquenza (droga, alcool, accattonaggio, furti, scippi), conseguenza forse di una coercizione precedente o di trafficking, in particolare di bambini, ragazze e giovani donne, collegati questi, a loro volta, a diversi fattori, quali, per es., una particolare povertà, il crollo delle strutture di sostegno istituzionale e la diffusa discriminazione, l’emarginazione sociale e la carenza di opportunità educative e scolastiche.

2. Sfide che si pongono oggi ai giovani zingari

La maggior parte degli Zingari che vivono nei nostri Paesi sono di essi cittadini a tutti gli effetti. Tuttavia da varie valutazioni della loro situazione risulta che tuttora, oltre ad essere vittime di pregiudizi e stereotipi negativi, essi appartengono al gruppo sociale con meno opportunità, sono costretti a confrontarsi con i problemi della discriminazione e della disuguaglianza che colpiscono in modo particolare il sistema educativo e quello del lavoro. Inoltre, essi incontrano difficoltà ad ottenere pieno accesso, su un piano di parità, alla sicurezza sociale, all’assistenza sanitaria, agli alloggi, ai servizi pubblici e alla giustizia. In più, essi costituiscono il gruppo “meno desiderato” di vicini di casa da parte della maggioranza delle nostre popolazioni autoctone e subiscono spesso una segregazione anche territoriale. La discriminazione, la xenofobia e pure il razzismo, a volte, sfociano in atti di violenza che in modo particolare colpiscono i più deboli e indifesi, i bambini, i ragazzi e i giovani, e si ripercuotono su alcune strutture sociali, quali per es. il sistema educativo e il lavoro, nonché nel dominio dei mass media.

Il sistema educativo in Europa, secondo il Policy Paper on Youth & the European Social Model8, fallisce in termini di inclusione, qualità e “filosofia”. Quasi uno su sei giovani (tra i 15 e i 24 anni) ha finito soltanto la scuola primaria e uno su 10 adulti (tra i 25 e i 29 anni) non ha compiuto la scuola secondaria. Ci sono poi alcuni gruppi di giovani che tendono ad abbandonare l’istruzione a causa della discriminazione aperta o celata e quindi meno probabilmente accedono ad alti livelli educativi. Tale tendenza tocca, prima di tutti, i membri della minoranza zingara. Al riguardo, il tentative Draft of Status Report 2008 dell’OSCE/ODIHR, quindi ancora soggetto a rettifiche e cambiamenti, illustra la situazione dell’istruzione dei bambini zingari, da 12 anni compiuti in su, in alcuni Paesi europei. Vi risulta che in Kosovo solo 1 su 10 Rom ha finito la scuola elementare. In tutti gli altri Paesi, ad eccezione della Repubblica Ceca, meno di 2 su 10 Rom hanno completato l’istruzione primaria. Inoltre, molti bambini e giovani Rom sono costretti a frequentare scuole separate e speciali, ad esempio quelle per disabili mentali. Di conseguenza tanti giovani Rom non sviluppano le competenze necessarie per accedere a un adeguato lavoro o a quello autonomo.

Nel mondo del lavoro appunto la situazione non si presenta migliore. In tutto il mondo ci sono 86,5 milioni di giovani disoccupati, di cui il 7% non ha più alcuna speranza di trovare un posto di lavoro. Molti di questi fanno parte delle minoranze etniche.

Il menzionato tentative Status Report presenta due esempi positivi nella realizzazione di progetti concernenti la formazione professionale nelle comunità zingare in due Paesi europei: la Spagna e l’Ungheria. Per quanto riguarda la Spagna, la comunità gitana spagnola conta in totale circa 650.000 persone, su un totale approssimativo di 42 milioni di abitanti. La Fundación Secretariado Gitano, sostenuto dall’European Employment Strategy, ha lanciato il progetto “Acceder”, volto ad aiutare i gitani ad acquisire competenze professionali e a promuovere l’accesso dei gitani al lavoro di qualità. Nel periodo di programmazione 2000-2006, il progetto è riuscito a coinvolgere più di 20.000 persone, di cui più della metà erano giovani con meno di 30 anni. In Ungheria, invece, nel piccolo comune di Szigetvár (nel sud-ovest del Paese), un gruppo di 36 zingari ha terminato con successo un “complesso” (globale) programma di formazione, finanziato nel quadro dello sviluppo delle risorse umane. Di tale gruppo, poi, 26 persone sono state inserite con successo nel mondo del lavoro.

Per quanto riguarda la dimensione religiosa e spirituale, la secolarizzazione fa presa purtroppo in modo del tutto speciale sul mondo giovanile, più facilmente attirato da false e luccicanti prospettive che si offrono, ciò a danno della religiosità magari vissuta in famiglia. Inevitabilmente, i giovani zingari entrano in contatto con i loro coetanei gağé, vedono la televisione, navigano su internet, respirano l’aria secolarizzata che spesso non manifesta alcun interesse religioso. Ciò suscita in essi interrogativi ignoti ai loro genitori. Questi non sono poi così preparati per rispondere a domande che a loro volta non si sono mai poste, perché finora Dio risultava per essi evidente. Ciò rende pressante una pastorale giovanile degli Zingari, che va impostata in modo prioritario9.

3. Fattori /norme per un’effettiva inclusione sociale

La situazione dei giovani zingari è diversa nei vari Paesi in cui essi vivono, quindi è necessaria una certa flessibilità nella progettazione delle attività atte a favorire il processo di autentica integrazione, in modo da venire incontro alle esigenze dei diversi gruppi. Comunque, ci sono alcune regole che devono essere prese in considerazione nel processo di inclusione sociale10.

Anzitutto la responsabilizzazione è cruciale per l’integrazione dei giovani e dovrebbe accordarsi con le norme o regolamentazioni anti-discriminatorie, al fine di assicurare una certa uguaglianza di opportunità. Per realizzare l’integrazione i Governi dovrebbero garantire i diritti di piena partecipazione alle società d’accoglienza e facilitare – se necessario – l’accesso ad avere la nazionalità, ed altresì fornire opportunità di apprendere e padroneggiare la lingua nazionale, aiutando ad affrontare la percezione negativa, per es. tramite il monitoraggio della discriminazione nei mass-media. Bisogna infine facilitare l’accesso al mondo del lavoro.

Il senso di appartenenza e dell’autonomia implica poi giustamente che ai giovani sia garantito il necessario appoggio, le risorse e le opportunità per poter scegliere una vita indipendente, per godere la possibilità di piena partecipazione sociale e politica in tutti i settori della vita di ogni giorno e per essere capaci di prendere decisioni di giusta indipendenza11. La mancanza di accesso a servizi di base ben qualificati, come la protezione sociale, l’assistenza sanitaria, un sano e sicuro ambiente di vita, sono fattori che possono privare i giovani zingari il perseguire la loro necessaria autonomia, e di conseguenza anche un’effettiva responsabilità.

L’istruzione è il processo che pone le fondamenta per la realizzazione del proprio potenziale personale ed è un bene necessario per l’integrazione nella società, sia attraverso l’acquisizione di conoscenze, esperienze e atteggiamenti indispensabili per la partecipazione attiva da cittadino nella società, sia per mezzo dello sviluppo di abilità e competenze per essere creativo, per avere un’iniziativa imprenditoriale e i requisiti necessari per svolgere un lavoro12. L’istruzione, poi, è un presupposto della partecipazione alla vita politica, sociale ed economica nei rispettivi Paesi, in posizione paritaria con gli altri13. Essa deve inoltre incoraggiare il pensiero giustamente critico e la responsabilità che, a sua volta, sono necessari per costruire una società sempre più umana, basata sui principi di giustizia, uguaglianza e fraternità.

Il lavoro è la chiave della piena integrazione nella società, pertanto si dovrebbe assicurare ai giovani la possibilità di lavorare decentemente14. Il passaggio dall’educazione al lavoro (impiego) è una delle preoccupazioni maggiori dei giovani oggi, in quanto devono affrontare sempre più le barriere che ostacolano l’ingresso nel mondo del lavoro, dovute alle debolezze del sistema educativo.

L’alloggio dignitoso e sano è pure uno dei fattori che condiziona la riuscita del passaggio dalla povertà e dall’esclusione sociale alla integrazione, superando le condizioni di segregazione de facto in campi privi di servizi minimi. Certo è che gli Zingari sono tra i gruppi più vulnerabili per quanto riguarda le condizioni abitative. Nonostante le misure adottate per migliorare tali condizioni, rimane ancora molto da fare al riguardo, ma naturalmente io debbo parlare in termini generali, per cui può essere che voi non vi riconosciate in quanto io dico. Abbiate pazienza ora, e ne parleremo al momento riservato al dialogo tra di noi. In ogni caso, il Comitato per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale (CEDR) invita gli Stati a sviluppare e implementare politiche e progetti indirizzati ad annullare la segregazione della comunità zingara in materia di alloggio, per coinvolgere le comunità rom e le associazioni come partner, insieme ad altre persone, in progetti di costruzione, di recupero e di manutenzione di alloggi. Il Comitato richiede anche un’azione ferma contro le espulsioni illegali di Rom e contro provvedimenti locali che negano la residenza ai Rom oppure li sistemano in campi fuori dalle aree popolate, in luoghi isolati e senza accesso alla sanità o agli altri servizi di base15.

L’accesso alle cure mediche è il diritto fondamentale di ogni persona, ma spesso negato agli Zingari. Infatti, essi rischiano di essere esclusi da questa “polizza sociale” se disoccupati per un lungo periodo (in Bulgaria e Romania), oppure se sono privi di documenti validi (in Romania e Slovenia). Inoltre, l’accesso alle cure sanitarie risulta difficile per gli Zingari che vivono in zone rurali isolate o negli accampamenti collocati in periferie delle città con limitato o inesistente servizio di trasporto pubblico. Intanto, si notano in questo ambito alcune iniziative degne di lode, come per es. la formazione di mediatori gitani in Spagna e la condanna della sterilizzazione forzata di donne Rom nella Repubblica Ceca (Draft of Status Report 2008 di OSCE/ODIHR).

I mass-media possono svolgere un ruolo importante di sensibilizzazione per combattere i pregiudizi e gli stereotipi negativi nei confronti degli Zingari, sostiene il Consiglio dei Ministri nel Piano d’azione per migliorare la situazione dei Rom e dei Sinti nell’area dell’OSCE16 e, quindi, incoraggia la formazione di giornalisti Rom e Sinti e il loro impiego nei canali mediatici, al fine di favorire la libertà di espressione e di facilitare loro il maggior accesso ai media. Raccomanda, infine, l’organizzazione di tavole rotonde tra rappresentanti di media e degli zingari stessi.

4. Provvedimenti delle Organizzazioni internazionali, nazionali e degli Stati a favore dei giovani zingari

Molti cambiamenti positivi sono da segnalare per quel che concerne la partecipazione delle Organizzazioni Internazionali e degli Stati, nonché di numerose ONG, alla difesa dei diritti della popolazione zingara. In alcuni Stati sono stati creati Organismi per combattere la discriminazione, in altri cambiamenti positivi visibili si notano nell’area dello sviluppo e dell’adozione di strategie nazionali per il miglioramento delle condizioni di vita. Numerose sono poi le Organizzazioni Internazionali e nazionali, nonché le ONG zingare, che si adoperano affinché le norme internazionali e i piani d’azione o le strategie a favore degli Zingari, siano applicate da parte degli Stati. Tuttavia, purtroppo dobbiamo costatare che tanto rimane ancora da fare, in pratica.

In campo internazionale e nazionale mi pare giusto fare alcuni nomi di istituzioni meritevoli, non lo posso fare di tutte naturalmente.

Il Consiglio d’Europa

Dal 1993 le questioni concernenti le popolazioni Rom/Zingari sono nel cuore delle tre principali priorità del Consiglio d’Europa: 1. Protezione delle minoranze, 2. lotta contro il razzismo e l’intolleranza, 3. lotta contro l’esclusione sociale. A queste si aggiungono l’educazione ai diritti umani e al dialogo interculturale, la partecipazione dei giovani e la cittadinanza democratica, la coesione sociale, l’inclusione dei giovani e lo sviluppo delle politiche giovanili. Tali priorità sono realizzate con attività che vanno da corsi di formazione, sessioni di studio, corsi di lingua interculturale, seminari, riunioni di esperti e di ricerca, a pubblicazioni e consulenza in materia di politiche per lo sviluppo dei giovani. I Centri Europei della Gioventù di Strasburgo e Budapest e la European Youth Foundation svolgono un ruolo fondamentale nella realizzazione di queste attività. Di recente vi si è aggiunto, da parte della gioventù zingara, il già menzionato Forum of European Roma Young People (FERYP).

Ricordiamo qui anche l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, e il suo Piano d’azione per migliorare la situazione dei Rom e dei Sinti nell’area dell’OSCE che mira a potenziare le iniziative degli Stati membri e delle competenti istituzioni e strutture dell’OSCE al fine di assicurare che le popolazioni Rom e Sinti siano in grado di svolgere a tutti gli effetti e in condizioni paritarie un ruolo nelle società corrispondenti e di eliminare la discriminazione nei loro confronti. Le misure speciali previste dal menzionato Piano d’azione si basano sulla Convenzione internazionale sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale (ICERD).

Il European Forum for Roma and Travellers, Organo consultativo presso il Comitato dei Ministri e dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, permette poi di conoscere meglio la diversità delle comunità gitane in Europa ed amplifica la sua voce nel seno degli Organi decisivi tanto nazionali come europei.

5. La Chiesa e i giovani zingari

Questo tema meriterebbe più spazio nel mio discorso, ma sono invece ormai alla fine. Sopperirete voi nell’equilibrato svolgersi del Congresso.

Di fronte ai numerosi problemi e sfide che i giovani zingari devono affrontare nella loro vita quotidiana, quale atteggiamento assume o dovrebbe assumere la Chiesa e quale ruolo essa assegna agli agenti di una pastorale specifica per gli Zingari che non è in contrapposizione, certo, con quella ordinaria, territoriale parrocchiale?

Nell’Esortazione apostolica postsinodale Christifideles laici, al n. 46, si legge che “la Chiesa ha tante cose da dire ai giovani e i giovani hanno tante cose da dire alla Chiesa. Questo reciproco dialogo, da attuarsi con grande cordialità, chiarezza e coraggio, favorirà l’incontro e lo scambio tra le generazioni e sarà fonte di ricchezza e di giovinezza per la Chiesa e per la società civile”17. Già il Concilio Vaticano II dichiarò che “nell’assolvere il suo compito educativo la Chiesa utilizza tanti mezzi idonei, ma si preoccupa soprattutto di usare quelli che le sono propri. Primo tra questi è l’istruzione catechetica, che dà luce e forza alla fede, nutre la vita secondo lo spirito di Cristo, porta a partecipare in maniera consapevole e attiva al mistero liturgico, ed è stimolo all’azione apostolica. La Chiesa valorizza anche e tende a penetrare del suo spirito e ad elevare gli altri mezzi che appartengono al patrimonio comune degli uomini e che sono particolarmente adatti al perfezionamento morale ed alla formazione umana, quali gli strumenti di comunicazione sociale, le molteplici società a carattere culturale e sportivo, le associazioni giovanili e in primo luogo le scuole”18.

Ne abbiamo parlato molto anche nei nostri Orientamenti per una Pastorale degli Zingari. Infatti, al n. 50 leggiamo: “Per la mentalità degli Zingari, l’azione pastorale sarà più incisiva quando essa si svolgerà nel seno di piccoli gruppi. Risulta qui più facile la personalizzazione e la condivisione della esperienza di fede, mentre ivi si partecipa agli stessi avvenimenti, illuminandoli con la luce del Vangelo e si raccontano le singolari realizzazioni d’incontro con il Signore. In tali gruppi gli Zingari si ritrovano con se stessi e con la loro cultura ed è apprezzato il loro ‘protagonismo’ e la responsabilità laicale”.

“Un ruolo particolare – suggerisce ancora il Documento – potrebbero avere in questa pastorale specifica i nuovi movimenti ecclesiali che lo Spirito Santo suscita nella Chiesa. Con il forte senso della dimensione comunitaria, con l’apertura, la disponibilità e la cordialità loro peculiari, possono costituire in effetti un luogo concreto per l’espressione ‘emotiva’ religiosa degli Zingari, nonché favorire la loro migliore evangelizzazione, in una reciproca interazione. Analogamente sarebbe utile creare nella pastorale specifica per gli Zingari, uno spazio per le associazioni cattoliche internazionali e/o nazionali”19.

Il giovane, attraverso il suo sviluppo e la sua maturità cognitiva, è capace di arrivare a farsi un’idea relativamente oggettiva della propria situazione, di quella degli altri e della realtà circostante. Quindi anche della Chiesa. Orbene ci possiamo chiedere quale idea, quale immagine della Chiesa abbiano i giovani zingari. Come la vedono e sentono, come la vorrebbero e sperano?

Emarginati, relegati ai margini dell’umanità, umiliati nella propria dignità, gli Zingari hanno bisogno di una Chiesa viva, di una Chiesa-comunione (cfr Orientamenti, nn. 96-98), capace di formare e aiutare a superare le difficoltà che la grande politica non riesce a superare20. Tuttavia, “il fatto di presentarsi con amore e con il desiderio di proclamare la Buona Novella non è sufficiente per creare tra Zingaro e Operatore pastorale gağó un rapporto di fiducia, … Il superamento di questo iniziale atteggiamento può solo provenire da dimostrazioni concrete di solidarietà, anche attraverso una condivisione di vita”21. I giovani zingari riconoscono nella nostra Chiesa, nella Chiesa che noi rappresentiamo, una comunità aperta alle diversità e al dialogo, oppure la vedono troppo strutturata, lontana dalla gente?

Certamente se essa fosse percepita dalle comunità zingare e anche dai loro giovani come la Chiesa “dei gağé, lontana ed inaccessibile”, la fraternità tra gli Zingari e i gağé sarebbe difficile da realizzare22. Non si corre forse il rischio che i giovani desiderino creare una Chiesa parallela, a proprie dimensioni e sensibilità, a propria misura? Costruire dei ponti (cfr. Orientamenti n. 98), dimostrare fiducia, mettersi in ascolto per offrire aiuto e per farsi carico dell’altro, formare comunità e gruppi dove i giovani possono camminare insieme per sostenersi a vicenda nelle situazioni di disagio e di povertà: non possono essere queste forme di rimedio per renderli partecipi e vivi all’interno delle nostre Chiese. È del resto quello che si cerca di fare con i giovani gağé.

Essi anche sono in continua ricerca di valori, di ideali, senza magari saperlo essi vogliono conoscere e sperimentare, quasi “toccare con le proprie mani” come l’Apostolo Tommaso (cfr. Gv 20,25-28), ciò che può avere senso nella vita e nella loro esistenza. La Chiesa, così come l’ha voluta Cristo, con la sua opzione preferenziale per i poveri ma allo stesso tempo ricca e sapiente, deve saper offrire ai giovani la Parola di Verità e di Vita sulla quale costruire, sviluppare e celebrare la propria fede, ma anche la vita, la libertà, con l’aiuto della quale risolvere i problemi esistenziali, scoprendo il valore dei sacramenti, come suggerito negli Orientamenti (cfr. nn. 62-69). “Importante, soprattutto per i giovani, – leggiamo al n. 65 – appare una pastorale della confermazione, sacramento praticamente sconosciuto dalle comunità zingare. La relativa catechesi di preparazione consente di recuperare, sul modello catecumenale, le carenze precedenti dell’iniziazione cristiana, educandoli a una libera e consapevole aggregazione alla Chiesa. La confermazione, mentre introduce il battezzato alla piena partecipazione alla vita dello Spirito, all’esperienza di Dio e alla testimonianza della fede, gli scopre insieme il significato della sua appartenenza ecclesiale e della sua responsabilità missionaria. Appare altresì importante dare rilievo all’altro ‘soggetto’ del sacramento, cioè alla comunità, da includere nella catechesi in forma intergenerazionale, perché in occasione della celebrazione dei ‘suoi cresimati’ possa vivere essa stessa la grazia di una nuova Pentecoste, venendo confermata al soffio dello Spirito, nella sua vocazione cristiana e nella sua missione evangelizzatrice”.

Il servizio ecclesiale, ricordiamoci, deve essere compiuto in Cristo e con Cristo, perché in questo modo l’essere umano può scoprire la grandezza e la dignità propria e altrui e le relazioni interpersonali che nascono dal servizio permetteranno di creare un’autentica cultura di accoglienza, solidarietà e carità23. Ho detto cultura di accoglienza, come diceva Giovanni Paolo II, in modo particolare nell’Esortazione apostolica Ecclesia in Europa: “Ciascuno si deve adoperare per la crescita di una matura cultura dell’accoglienza, che tenendo conto della pari dignità di ogni persona e della doverosa solidarietà verso i più deboli, richiede che ad ogni migrante siano riconosciuti i diritti fondamentali. È responsabilità delle autorità pubbliche esercitare il controllo dei flussi migratori in considerazione delle esigenze del bene comune”24.

“La Parola di Dio annunciata agli Zingari nei vari ambiti dell’azione pastorale – leggiamo ancora negli Orientamenti – sarà da loro più facilmente accolta se proclamata da qualcuno che si è dimostrato, in concreto, solidale verso di loro attraverso gli avvenimenti della vita. Nell’ambito concreto della catechesi risulta inoltre importante includere sempre un dialogo che permetta agli Zingari di esprimere come percepiscono e vivono il proprio rapporto con Dio”25. Per i giovani, in particolare, sono molto importanti quelle persone significative che fungono da tramite per adeguare il ricco mondo cognitivo dell’adolescente, con la minore ricchezza spumeggiante della realtà quotidiana. Dunque, quali atteggiamenti concreti dobbiamo assumere, se vogliamo vivere in comunione con i giovani? Quali capacità concrete di ascolto e di comprensione sviluppare? Contiamo sul contributo di tutti, ma specialmente dei giovani qui presenti per rispondere a queste importanti questioni.

Conclusione

I giovani possiedono tutte le qualità per mettersi in prima linea nell’affrontare le sfide che una nuova evangelizzazione – legata alla promozione umana – pone, anche al mondo gitano, per mettersi in gioco, in prima persona. Sono capaci di innovazioni, i giovani, nelle politiche di fronte a schemi mentali spesso rigidi e riescono ad associare soluzioni innovative con schemi tradizionali, avvantaggiandosi e beneficiando dell’esperienza e della saggezza della loro cultura, che pur se «non è scritta in nessun libro, ma non per questo è meno eloquente»26. Dunque, quali iniziative individuare e mettere in atto per “sfruttare” le risorse e le potenzialità di cui i giovani zingari sono portatori?

Mi permetterete alcuni umili suggerimenti che, però, richiedono un ulteriore approfondimento vostro.

Bisognerebbe riuscire a creare un maggior numero di centri, anche ecclesiali, con possibilità di svago, studio, preparazione professionale. Faccio un esempio concreto: il 21 ottobre 2006 i Salesiani slovacchi hanno inaugurato un centro per i Rom a Bardejov, che sono circa 1500 (la cifra totale in Slovacchia ammonta a 300 mila). La struttura è stata intitolata al martire spagnolo beato Zeffirino Giménez Malla, detto “El Pelé”, primo membro di etnia zingara a essere beatificato. Il centro comprende una scuola elementare e un asilo dedicati al Beato, una chiesa intitolata anch’essa a Zeffirino Malla, l’oratorio san Domenico Savio e una sezione esterna dell’Università di santa Elisabetta.

Vi prego di indicare altre iniziative di questo genere nel corso del Congresso, perché ne possiamo tutti gioire, esserne edificati e invitati all’emulazione spirituale.

Il secondo suggerimento riguarda la promozione di attività di intercambio culturale tra i giovani zingari, atti a contribuire al loro processo educativo e renderli consapevoli dell’ambiente in cui vivono. A tal fine bisognerebbe favorire brevi visite di studio (se e dove possibile) e incontri di giovani provenienti da diverse regioni e Paesi, per stimolarli ad acquisire una maggiore consapevolezza delle altre culture e a considerare da altra prospettiva argomenti comuni (storia, informazioni, percezione di identità, ecc.).

Il terzo suggerimento concerne la formazione di commissioni miste di Autorità ecclesiali e statali, per riflettere insieme sulle problematiche da affrontare, nonché per programmare relative strategie di azione. La diocesi di Vicenza (Italia) – e lo dico con gioia perché è quella mia di origine – offre al riguardo un esempio da seguire (cfr. Lettera di S.E. Mons. Cesare Nosiglia, Figli dello stesso Padre, 1 novembre 2006)27.

Bisognerebbe infine poter offrire attività (volontariato, associazioni, gruppi sportivi, seminari, laboratori d’arte) e di prevenzione per “strappare” i giovani all’inerzia, al disimpegno, alla droga, all’alcol, ecc.

Identificare e formare leader per le loro comunità dovrebbe essere pure una questione importante. Lo sappiamo per la difficoltà avuta per avere qui alcuni giovani zingari disposti a parlare delle loro vita ed esperienza.

Infine, sarebbe utile chiedere alle organizzazioni umanitarie, alle Caritas, di stanziare, con successivo controllo, microcrediti per le famiglie e le comunità che dimostrano maggiori capacità di saperli utilizzare a favore della propria etnia.

Concludo leggendovi l’appello ai giovani di Papa Benedetto XVI: “Rimuovete «l’indifferenza», la «stanchezza spirituale» e il «cieco conformismo allo spirito di questo tempo», e siate «profeti», dando vita ad una «nuova generazione di cristiani» affinché vi sia «l’edificazione di un mondo in cui la vita sia accolta, rispettata e curata amorevolmente, non respinta o temuta come una minaccia e perciò distrutta». Solo così potremmo opporci al «deserto spirituale» che coabita con la «prosperità materiale» nella società”28. Vale per tutti.

È per noi qui riuniti l’invito a curare una nuova generazione di cristiani fra gli Zingari.

Grazie!

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1 Benedetto XVI, Discorso ai giovani, Loreto, 1° settembre 2007: http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi /speeches/2007/september/documents/hf_ben-xvi_spe_20070901_veglia-loreto_it.html

2 Ibidem.

3 Benedetto XVI, Messaggio per l’amato popolo dell’Australia e per i giovani pellegrini che prendono parte alla Giornata Mondiale della Gioventù 2008, 4 luglio 2008: http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/messages/ pont-messages/2008/documents/hf_ben-xvi_mes_20080704_australia_it.html.

4 Pontificio Consiglio della Giustizia e Pace, Compendio della dottrina sociale della Chiesa, n. 145: http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/justpeace/documents/rc_pc_justpeace_doc_20060526_compendio-dott-soc_it.html

5 Giovanni XXIII, Pacem in terris: AAS LV (1963) p. 258.

6 Cfr. Forum of European Roma Young People (FERYP), Report of The Study Session Campaigning for Roma Rights and Equality of Opportunities, European Youth Centre Strasbourg, 21-28 January 2007.

7 Cfr. ibidem.

8 Cfr. European Youth Forum, Policy Paper on Youth & the European Social Model (COMEM 0098-08-Final), 2-3 May 2008.

9 Cfr. Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti (PCPMI), Orientamenti per una Pastorale degli Zingari, n. 79: People on the Move, XXXVIII (Aprile 2007) Suppl. al N. 100, p. 69; http://www. vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/migrants/pom2006_100-suppl/rc_pc_migrants_pom100-suppl_index .html.

10 Cfr. European Youth Forum, l.c., pp. 6-9.

11 Cfr. ibidem., p. 7.

12 Cfr. ibidem., p. 6.

13 Cfr. Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa e Consiglio dei Ministri, Piano d’azione per migliorare la situazione dei Rom e dei Sinti nell’area dell’OSCE, Decisione N. 3/03, 2 dicembre 2003, p. 9.

14 Cfr. European Youth Forum, l.c., p. 7.

15 Cfr. Committee on the Elimination of Racial Discrimination, Consideration of Reports Submitted by States Parties under Article 9 of the Convention. Concluding Observations of the Committee on the Elimination of Racial Discrimination: http://www2.ohchr.org/english/bodies/cerd/ docs/co/ CERD-C-ITA-CO-15.pdf.

16 Cfr. OSCE, Piano d’azione…, n. 36.

17 Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica Christifideles laici, No. 46: AAS LXXXI (1989) pp. 483-484.

18 Concilio Vaticano II, Dichiarazione Gravissimum educationis, n. 4: AAS LVIII (1966) p. 728.

19 PCPMI, l.c., n. 78.

20 Cfr. Benedetto XVI, Discorso ai giovani, Loreto, 1° settembre 2007: http://www.vatican.va/holy_father/ benedict_xvi/speeches/2007/september/documents/hf_ben-xvi_spe_20070901_veglia-loreto_it.html.

21 PCPMI, l.c., n. 74.

22 Cfr. P. Claude Dumas, Le sfide per l’evangelizzazione e la promozione umana, alla luce degli “Orientamenti per una Pastorale degli Zingari”. Il testo è stato presentato al Primo Incontro Mondiale di Sacerdoti, Diaconi, Religiosi/e Zingari che si è svolto a Roma, dal 22 al 25 settembre 2007.

23 Cfr. PCPMI, Documento finale, Primo Incontro Mondiale dei Sacerdoti, Diaconi e Religiosi/e Zingari, Roma, 22-25 Settembre 2007: People on the Move XXXIX (December 2007) N. 105, pp. 475-482; http://www. vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/migrants/pom2007-105/rc_pc_migrants_pom105_I-inc-mond-zingari-finaldoc-it.html.

24 Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica Ecclesia in Europa, n. 101: AAS XCV (2003) p. 706. Sul tema della cultura dell’accoglienza e della solidarietà cfr. anche PCPMI, Erga migrantes caritas Christi, nn. 39-43: http://www. vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/migrants/documents/rc_pc_migrants_doc_20040514_erga-migrantes-caritas-christi_it.html.

25 PCPMI, Orientamenti…, n. 60.

26 Giovanni Paolo II, Discorso ai partecipanti al III Convegno Internazionale della Pastorale per gli Zingari, 9 novembre 1989: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XII, 2 (1989), 1195.

27 Il documento è stato pubblicato dal Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti sulla rivista People on the Move XXXVIII (December 2006) N. 102, pp. 431-436.

28 Benedetto XVI, Omelia, Ipoddromo di Randwick, Sydney 20 luglio 2008: http://www.vatican.va/holy_father/ benedict_xvi/homilies/2008/documents/hf_ben-xvi_hom_20080720_xxiii-wyd_it.html

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