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I giorni che cancellarono il matrimonio

Mentre papa Francesco continua a predicare la bellezza della famiglia, il Parlamento va in tutt’altra direzione ed approva il “divorzio breve”

«L’immagine di Dio è la coppia matrimoniale. L’immagine di Dio è rappresentata dall’alleanza tra l’uomo e la donna».

Quanto è lontano dalle parole del Papa, ma pure dalle norme della Costituzione che nell’unione sponsale tra un uomo e una donna radica la famiglia, l’idea e la prospettiva di matrimonio che l’Italia mostra di avere in mente. Per dire: nei giorni scorsi la Cassazione, pur in attesa d’una legge del Parlamento, ha stabilito che nel caso in cui uno dei due coniugi cambi sesso, e la coppia regolarmente sposata diventi così omosessuale, il matrimonio resti valido. Lo aveva già deciso la Corte Costituzionale un anno fa, invitando ad individuare per situazioni del genere forme nuove, tecnicamente distinte dal matrimonio, ma in pratica con gli stessi effetti. Adesso quel principio inizia ad avere applicazione in casi concreti, proprio mentre l’Europa – che ancora non ha una linea comune per le tragedie che si susseguono nel Mediterraneo – trova il tempo di raccomandare una maggiore attenzione alle unioni gay mentre il Parlamento, con voto quasi unanime, legifera sul divorzio breve, che in soli sei mesi, un anno al massimo in caso di mancata intesa, consentirà di cancellare del tutto il vincolo coniugale, riducendo l’istituto matrimoniale ad un mero accordo consensuale, privato di ogni altro valore e significato. Se analogo attivismo fosse stato indirizzato alla soluzione dei problemi della famiglia e al commercio degli esseri umani, oggi la vita sarebbe cultura, non un insopportabile fardello, com’è per molti, sempre più.

La “rottamazione” applicata al campo degli affetti questo produce: un’agile e dinamica società di unioni usa e getta, rapporti flessibili come certi contratti di lavoro causa di precarietà, disinteresse per concetti come responsabilità, impegno, sacrificio, dedizione, rinuncia. Al matrimonio, insomma, si sostituisce il nulla. Perché nulla, fin qui, è stato forgiato per servire più efficacemente di esso a costruire il domani, attraverso la simbiosi di un uomo ed una donna, la missione educativa e l’apprezzabile impegno dentro e fuori casa, soprattutto nei riguardi dei figli. Marx ed Engels, nel teorizzare il superamento della famiglia borghese già luogo degli amori e degli affetti poiché – a loro dire – strumento di oppressione e subalternità, non furono seguiti neppure dai Padri costituenti del Pci quando, nel 1947, le Sottocommissioni delegate elaborarono le norme riguardanti famiglia e matrimonio. Dove il comunismo fallì è riuscito – ironia della sorte – il consumismo, che ormai permea di sé non solo le leggi del mercato ma anche quelle della quotidianità, determinando una crisi etica ed antropologica che viene dai più ignorata, che favorirà l’instabilità delle relazioni, e degli affetti, contrattualizzando l’amore e deresponsabilizzando ancor di più padri e madri, la cui prole viene ridotta a merce di scambio da passarsi di mano neppure più davanti ad un magistrato, ma ad un anonimo impiegato.

«Quando entriamo in una famiglia entriamo in una favola», annotava lo scrittore Gilbert Keith Chesterton. Adesso c’è il rischio che, cancellati per legge i sogni, inizino gli incubi.

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