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I cattolici del partito “rosso” nella Guerra Civile spagnola

Un libro rompe il silenzio sul loro ruolo nel conflitto

di Miriam Díez i Bosch

BARCELLONA, mercoledì, 23 settembre 2009 (ZENIT.org).- Erano cattolici e sostennero i “rossi” nella Guerra Civile spagnola. Il libro “Católicos del bando rojo” (Editorial Styria, 2009), dello storico e giornalista Daniel Arasa, sfata alcuni cliché della vicenda franchista spagnola, raccogliendo le biografie di persone che senza abdicare alla propria fede cattolica continuarono ad essere fedeli alla Repubblica durante il conflitto scoppiato nel 1936.

“Non si tratta solo di battezzati, né di quelli che ricorsero alla religione solo in articulo mortis” (prima di morire), ha sottolineato Arasa. Molti di loro erano infatti “riconoscibili come cattolici per la loro vita e i loro atteggiamenti”.

Tra questi figuravano i generali Rojo, Escobar, Batet, Aranguren, Hernández Saravia o Salcedo, marinai come il contrammiraglio Azarola, uomini con alte cariche militari quali Joaquín Pérez Salas o Ibarrola, politici di spicco di vari partiti come Manuel de Irujo, Manuel Carrasco i Formiguera, Ventura Gassol, Claudio Sánchez Albornoz, Ángel Osorio y Gallardo o Luís Lúcia.

C’erano anche scrittori come José Bergamín, e non mancano sacerdoti come il canonico Gallegos Rocafull, Maximiliano Arboleya o Victoriano Gondra “Aitá Patxi”, né parroci che vennero giustiziati dai nazionalisti a La Rioja, León o Mallorca. Ovviamente, aggiunge Arasa, figurano “i 14 sacerdoti baschi giustiziati perché erano nazionalisti”.

Uno di loro, Pere Tarrés, è stato beatificato, mentre di un altro, Aitá Patxi, è in corso il processo. Secondo Daniel Arasa, “più di uno potrebbe essere beatificato e vari meritano di veder riconosciuta la propria esemplarità”. Alcuni vennero giustiziati per i loro criteri politici o per l’atteggiamento di fronte alla sollevazione militare. Non morirono “in odio alla fede”, una cosa che viene analizzata nella dichiarazione di martirio, ma vissero le virtù in grado eroico.

Daniel Arasa, presidente del Gruppo di Entità Catalane della Famiglia e direttore di Cinemanet, è autore di dodici libri collegati agli spagnoli nella Seconda Guerra Mondiale, nella Guerra Civile spagnola, nel movimento dei maquis e nel franchismo.

Padre di sette figli, giornalista e ingegnere chimico, attualmente docente di Giornalismo presso l’Universidad Abat Oliba CEU e l’Università Pompeu Fabra di Barcellona, ha studiato questi personaggi “senza ira, senza parzialità, cercando la verità e la giustizia nella narrazione dei fatti”.

La parola chiave in questa storia, riconosce, è “perdono”: “Quanto più si approfondisce il conflitto scoppiato in Spagna tra il 1936 e il 1939, tanto più si sottolinea la necessità di superare le semplificazioni”.

Per Arasa “non siamo nessuno per dare ‘brevetti di cattolicesimo’”, né per “pensare che solo quelli di una determinata fazione sono veri cattolici, mentre gli altri hanno rinnegato la fede”.

[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]

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