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“Handy”: quando un film è fatto… a due mani

Il regista e produttore Vincenzo Cosentino racconta la realizzazione del suo originale lungometraggio, durata quattro anni e completamente autofinanziata

La produzione di Vincenzo Cosentino è un esempio di come spesso il talento dei cineasti italiani possa trovare terreno fertile in America, prima che nel proprio paese. Specie se si tratta di realizzare film di particolare originalità, come nel caso di Handy, primo vero lungometraggio del regista e produttore siciliano, che vede la partecipazione straordinaria di Franco Nero.

Handy, come suggerisce il titolo, è una storia interamente costruita sulle mani del regista, che vengono umanizzate, diventando una metafora dell’esistenza. Handy è il naturale sviluppo di Being Handy, uno dei tanti cortometraggi realizzati da Cosentino, alcuni dei quali premiati in vari festival americani.

Girato nell’arco di quattro anni tra molti sacrifici, non esclusa la raccolta fondi per l’autoproduzione, Handy è il coronamento di un sogno per il giovane regista.

In attesa di un possibile arrivo in Italia di questo particolarissimo lungometraggio, ZENIT ne ha incontrato l’autore.

La protagonista del film, la mano, è nata dal successo per il cortometraggio o ci pensavi già da un po’?

L’idea della mano viene da tanti motivi. Innanzitutto perché avevo vinto una competizione al festival di Cannes nel 2008 con il corto The Flip Trip che non era altro che una storia simile a quella che poi sarebbe stata la storia di Handy. Il successo di quel corto mi fece capire che poteva esserci uno spiraglio per qualcosa di simile. Difatti poi creai il corto Being Handy, dopo il quale realizzai il film vero e proprio Handy. Il motivo fondamentale, però, era che la mano è il nostro mezzo per cambiare le cose, per unirci o per dividerci. Tutti abbiamo le mani, tramite le quali trasmettiamo emozioni. Volevo un film che potesse parlare a tutti. Volevo che ognuno potesse vedere nella propria mano il protagonista del mio film facendolo diventare così il film di tutti, il film per tutti.

In quanti e in quali paesi hai vinto i premi per il primo cortometraggio?

Cinque premi in totale, in America e in Australia, escludendo le menzioni speciali. In Europa solo secondi posti. La tipologia dei premi variava, a volte veniva premiata la regia, a volte il montaggio ma erano festival medio-piccoli, i festival grandi furono quelli del lungometraggio. Forse il premio più grande per il cortometraggio del 2009 fu quello di essere comprato da Canal Plus, la più grande TV privata francese. So che non è un premio vero e proprio ma è molto ma molto raro che un corto venga acquistato. Fu un ulteriore spinta per trasformare il cortometraggio nel film vero e proprio come poi ho fatto.

Quando uscirà nelle sale italiane il film?

Non lo so ancora onestamente. Ho appena finito una raccolta fondi popolare per portarlo al cinema in maniera indipendente e per adesso nella mia testa ci sono solo i donatori. Ognuno di loro ha offerto dei soldi per avere qualcosa del film in cambio e, sino a quando loro non avranno ciò  per cui hanno donato, io non avrò la mente libera per programmare l’uscita al cinema in America ed eventualmente anche in Italia. Molti di questi donatori sono italiani e il film è in inglese, quindi sto passando l’estate a sottotitolarlo in italiano e in altre 4 lingue per gli altri donatori sparsi per il mondo.
Queste persone hanno creduto in me e loro vengono prima anche della mia stessa volontà di portarlo al cinema e della mia realizzazione.
Un pensiero però va anche a chi ha condiviso su Facebook e Twitter qualcosa su questo film, decidendo di darmi un po’ di spazio nelle loro bacheche. Le bacheche oggi sono piene di selfie e inutilità e non è facile trovare gente che dia spazio a qualcuno per aiutarlo. Le raccolte fondi si vincono con chi dona ma anche con chi condivide, aiutando a trovare chi può donare. La raccolta è finita con 37.000 dollari di donazioni da tutto il mondo, ben 7000 dollari in più rispetto al tetto di 30.000 dollari che speravo di raggiungere… ma sono soldi che se non userò in maniera intelligente voleranno via in un attimo mandando tutto all’aria… Devo programmare bene, ci vorrà tempo e organizzazione. Non posso sbagliare nulla, cammino su un filo di lana.

Le critiche internazionali come hanno accolto la presenza di questo film assolutamente originale e imperdibile?

Fino ad oggi bene, sono stato fortunato. Indiewire è il giornale più famoso di film indipendenti in America e mi ha dedicato molto spazio con una splendida intervista e una recensione. La stessa cosa ha fatto AMFM in Texas. In America sono stati in molti ad essere stati incuriositi dal fatto che avessi fatto un film con un budget di soli 13.000 euro perché in America ogni film meno di non costa  5.000.000 di dollari. Handy al cinema in America nei festival era sempre pieno,  speriamo mi vada bene anche al di fuori dei festival. Altrimenti pazienza, almeno ci ho provato e potrò vivere senza rimorsi, sapendo di essermi fatto un film da solo con l’aiuto di pochi amici veri e di essermelo pure portato al cinema da solo tramite l’aiuto della gente comune. Più di questo non potevo fare ed è sapendo questo che vivrò sereno.

Come ti senti dal punto di vista emotivo psicologico e professionale?

Distrutto. Già ero stanco dopo aver fatto il film praticamente da solo, senza fondi, per 4 anni chiuso a casa e la raccolta fondi mi ha dato il colpo di grazia perché è un qualcosa che non dipende da te, per quanto impegno tu possa metterci alla fine dipendi dalla generosità e dal cuore degli altri. Fortuna che è andata bene ma è stato come vivere con una spada di Damocle sulla testa. Vivi con la possibilità di fallire e, ciò che è peggio, fallire pubblicamente.

Alla fine è andata bene ma tutta questa pressione mi ha lasciato il segno addosso. Una sensazione che non auguro a nessuno. A livello professionale invece non mi sento né bene né male. Non mi sento proprio. Sì, ho fatto un film che è piaciuto nei festival ma questo è successo ieri.
Per me conta sempre domani, oggi e ieri sono solo bei ricordi che ti aiutano a tirare avanti se li sai catalizzare… altrimenti, nella maggior parte dei casi, le vittorie ti affossano facendoti crogiolare sugli allori ed io non posso permettermelo, anche se sono giovane, sarebbe la mia rovina.
Quindi speriamo bene ma sento troppa pressione addosso, ogni giorno di più.

Cosa ti aspetti dal futuro?

Finire questa avventura, chiudere il cerchio portando Handy al cinema e poi chiudere con il mondo dello spettacolo. È un mondo che non fa per me, troppo pieno di “cose strane” che uno dovrebbe accettare per emergere in questo settore ed io non sono il tipo che accetta le “cose strane”, altrimenti non mi sarei ritrovato in tutti ‘sti casini di fare tutto da solo lottando contro i mulini a vento, pur di fare tutto in maniera pulita e coerente.
Sarebbe stato tutto più semplice se avessi accettato scorciatoie ma così non è stato. Quindi porterò Handy al cinema, manterrò la parola data a tutti e poi partirò dove l’aria è più pulita e dove posso tornare a stare bene.
Perché a volte, presi dall’ambizione personale, ci si dimentica che il vero scopo della vita è essere felici.

Quanto tempo hai impiegato nella realizzazione del film?

Quattro anni. Giorno e notte imparando a fare quasi tutti i ruoli perché non ebbi la fortuna di trovare qualcuno disposto a darmi i finanziamenti per realizzare il film. Quindi imparai a fare montaggio, effetti speciali, set design… quasi tutto insomma.

Ci sono delle chicche o dei momenti più o meno divertenti che ti legano  a questo film?

Non c’è stato nulla di divertente. Il film in sé per sé è divertente in alcune sue scene… ma fare il film in sé per sé è stata sofferenza allo stato puro.
Il non uscire quasi mai, lo stare chinato davanti a un computer 16 ore al giorno, lo svegliarti la notte credendo che fallirai e che non lo finirai mai. È stato come vivere dentro un tunnel infinito dove ti tolgono la luce per 4 anni e ti imponi di andare avanti solo perché pensi che il tuo film abbia un messaggio importante per essere divulgato. Un messaggio diverso da qualsiasi altro film fatto con un budget enorme, un messaggio diverso da un classico Blockbuster senza storia ma solo effetti speciali fini a sé stessi.
Ho voluto creare un film che potesse spruzzare indipendenza da ogni singolo poro.

Hai deciso di valorizzare il territorio siciliano, realizzando il film nei pressi di Siracusa, Catania, Palermo, Enna, Messina e Agrigento. La Sicilia come sta accogliendo il tuo esordio americano?

Non lo so ancora, spero bene perché ho dato tutto me stesso per fare un film diverso che potesse portare un’immagine gioiosa della mia terra invece dello stereotipo di terra mafiosa rappresentata solo da film come Il Padrino. Noi siciliani siamo molto più di tutto questo. Siamo creativi, gioiosi, generosi e solari e questo nei film di mafia fatti sino ad oggi non si evince mai. Con Handy, invece, spero di esserci riuscito.

***

Per approfondimenti:

Sito web regista: http://www.vincenzocosentino.com/;

Sito web film: http://www.handythefilm.com/

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/VincenzoCosentinoOfficial

Youtube: https://www.youtube.com/watch?v=7ZWj1tLkS_4 

About Maria Luisa Spinello

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