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Guida in arabo sul Vaticano: “Un’opera che fa respirare i ‘due polmoni’ d’Oriente e Occidente”

Il cardinale Sandri interviene alla presentazione, all’Agustinianum, del volume “Il Vaticano, i suoi significati e i suoi monumenti” a cura di mons. Edmond Farhat

“Un tentativo di buona accoglienza del turista arabo, dato il moltiplicarsi di presenze arabofone nei diversi ambienti vaticani”, come pellegrini e visitatori. È questo l’obiettivo del volume “Il Vaticano, i suoi significati e i suoi monumenti”, una guida interamente in arabo a cura di mons. Edmond Farhat, arcivesco titolare di Byblos e già nunzio apostolico in diversi Paesi, tra cui Algeria, Tunisia e Libia.  

L’autore, partendo dalla tomba di Pietro, traccia una mappa in arabo fisica e concettuale del Vaticano, passando in rassegna – con l’ausilio di schede e illustrazioni – i diversi monumenti le bellezze custodite tra le mura leonine, per poi passare a spiegare la natura della Chiesa, la sua composizione, rispondendo a quesiti come “cosa è la Curia?”, “cosa sono i Dicasteri?” e via dicendo.

Pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana, il volume è stato presentato ieri all’Augustinianum, alla presenza di diversi ospiti, tra cui il cardinale Leonardo Sandri, gli Ambasciatori del Libano e dell’Egitto presso la Santa Sede, il professor Onorato Bucci, professore di Diritti orientali presso la Pontificia Università Lateranense, e il direttore della LEV don Giuseppe Costa.

Nel suo intervento, il cardinale Sandri ha ricordato le diverse recenti ‘aperture’ della Santa Sede alla lingua araba: dalla benedizione di Benedetto XVI durante l’udienza generale del 10 ottobre 2012, poche settimane dopo il viaggio apostolico in Libano, all’account Twitter del Santo Padre Francesco, fino alla versione araba dello stesso sito della Santa Sede, che proprio il 24 maggio compie un anno dall’inaugurazione. 

Il porporato si è poi soffermato sulla figura dell’autore, “figlio della Chiesa patriarcale di Antiochia dei Maroniti”, “intelligente e fedele collaboratore per diversi anni della Curia Romana, in particolare nella Segreteria del Sinodo dei Vescovi”, che poi visse “la missione di Rappresentante Pontificio in Algeria e Tunisia, Slovenia, Turchia ed Austria”. Nazioni, queste – ha rilevato Sandri – “nelle quali i cristiani hanno una storia e un presente multiforme: in alcune erano e sono una piccola presenza, in altre affrontano il travaglio della secolarizzazione, ma in tutte sono chiamati ad offrire la loro testimonianza”.

Forte di questa formazione e di questa variegata esperienza, mons. Farhat si presenta quindi “come un autentico pastore del Concilio Vaticano II” che “conosce l’esigenza del confronto, del dialogo e dell’annuncio cristiano entro il mondo contemporaneo”, ha affermato il cardinale. Egli – ha soggiunto – “come appartenente ad una Chiesa Orientale sa bene che la Chiesa Universale non coincide con la Chiesa Latina, ma ne è composta insieme a tutte le Chiese Orientali cattoliche; e può con libertà, franchezza e amore richiamare ed ammettere i limiti nella vita di queste, non come critico avventato ma piuttosto come un figlio che le ama e le vorrebbe sempre splendenti della luce pasquale di cui sono pure depositarie come ‘testimoni viventi delle origini apostoliche’”.

Dunque l’opera dell’ex nunzio si può definire frutto dell’auspicio di San Giovanni Paolo II nella Lettera Apostolica Orientale Lumen, quello cioè “di una reciproca testimonianza, condivisione e arricchimento tra i ‘due polmoni’, d’Oriente e di Occidente, con cui respira l’unica Chiesa di Cristo”.

Evidenziando la presenza degli Ambasciatori di Libano e Egitto, il prefetto del dicastero per le Chiese Orientali ha rimarcato come essi facciano pensare “alla storia delle relazioni diplomatiche che la Santa Sede intrattiene con numerose Nazioni del Medio Oriente, oltre che ai pellegrini che numerosi giungono nella Città Eterna provenienti da quei Paesi”.  Al contempo rimandano alle “sofferenze e le sfide cui sono sottoposti i cristiani e più in generale le popolazioni del Medio Oriente, per la crisi economica, la violenza e il terrorismo, l’accoglienza dei milioni di profughi siriani e ora anche iracheni, l’instabilità politica che fa vacillare le istituzioni democratiche…”.

Sandri si è detto, pertanto, sicuro che il libro di Fahrat “sarà un valido aiuto a ‘tenere desta la speranza’, per chi lo potrà leggere venendo a Roma, e per chi potrà prepararsi alla visita, magari per il Giubileo della Misericordia, per l’incontro con Papa Francesco”. Quindi esso è più di una semplice guida, ma un “volume bello e importante perché è scritto da un autore che conosce le contraddizioni del mondo odierno” e che “non si stanca di dichiarare pubblicamente la persecuzione e il martirio di tanti nostri fratelli”. Soprattutto – ha concluso il cardinale – il libro “è scritto con fede e vuole sostenere la fede, a partire da quella dei semplici, vero fondamento e vera saggezza, vera forza della Chiesa”.

 

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