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Prison wing on the Isle of Alcatraz

Pixabay CC0

Guerra tra bande in carcere brasiliano: oltre 60 vittime

Un bagno di sangue nel penitenziario Anisio Jobím di Manaus. Si tratterebbe della rivolta “più grave di sempre”. L’Arcidiocesi: “Tutta la città in stato di allerta. Uniti nella preghiera”

Si è aperto in modo raccapricciante il 2017 in Brasile. Alle prime ore del Capodanno, nel carcere Anisio Jobím di Manaus, capitale dello Stato di Amazonas, è scoppiata una furibonda guerra tra bande in cui non è mancato il ricorso a ogni tipo di arma: machete, coltelli, fucili e pistole. Almeno 60 le vittime, alcune squartate e decapitate, più di cento i feriti.

È l’ultimo episodio di un conflitto che va avanti da anni per il controllo del narcotraffico nella regione amazzonica del Paese. Secondo il quotidiano Globo almeno 12 persone, tutti agenti di custodia, sono stati tenuti in ostaggio per 17 ore e alcuni detenuti sarebbero anche riusciti a evadere.

Come riferisce Avvenire, Epitacio Almeida, presidente della Commissione per i diritti umani dell’Ordine nazionale degli avvocati, ha definito questo episodio di violenza in carcere, il “più grave di sempre”. Il timore è che ora le violenze si riversino anche fuori dal penitenziario.

Intervenuta anche l’Arcidiocesi di Manaus, attraverso il vescovo ausiliare dom Jose Albuquerque Araújo: “La Chiesa di Manaus – riporta l’agenzia cattolica Canção Nova – esprime grande rammarico e profonda tristezza; siamo tutti uniti nella preghiera: sacerdoti, diaconi, operatori pastorali, noi vescovi, operatori della pastorale carceraria. Ognuno sta pregando che questa situazione si risolva appena possibile. Sappiamo delle grandi sfide delle carceri in Brasile e qui a Manaus la situazione non è diversa. Tutto questo ci porta grande tristezza e apprensione. Tutta la città è in stato di allerta”.

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