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Guatemala: la Chiesa chiede di abolire la pena di morte

Comunicato del Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale

CITTA’ DEL GUATEMALA, martedì, 23 novembre 2010 (ZENIT.org).- “Non Uccidere” è il titolo di un comunicato dei Vescovi del Guatemala firmato giovedì dal loro presidente Pablo Vizcaíno Prado, Vescovo di Suchitepéquez-Retalhuleu, e che ricorda la Dottrina Sociale della Chiesa sulla pena di morte.

“Preoccupati di fronte alla rinnovata controversia sulla pena di morte suscitata nel nostro Paese”, affermano i presuli, rendono pubblico questo testo, in cui constatano che “l’applicazione della pena di morte è stata parte della legislazione dei Paesi cristiani fino al secolo scorso”.

I Vescovi ricordano ad ogni modo che in tali Paesi “non si è mai dimenticato il rispetto dovuto alla vita, il ruolo che gioca la misericordia di Dio disposto a perdonare anche chi ha commesso crimini orrendi, né il rischio che si corre nella giustizia umana applicando tale castigo in modo ingiusto”.

Per questo, spiegano, “il sistema penale ha creato il ricorso della grazia, con cui l’autorità suprema dello Stato poteva liberamente fermare l’esecuzione”.

L’insegnamento attuale della Chiesa cattolica sulla questione, affermano i Vescovi guatemaltechi, “trova il suo fondamento nel modo di agire di Gesù, Figlio di Dio, che è stato vittima della sua    applicazione ingiusta e perversa da parte delle autorità corrotte di quell’epoca”.

Segnalano dunque “il comportamento di Gesù nel noto caso della donna sorpresa in flagrante adulterio (Gv 8,2-11), che secondo l’applicazione letterale della legge meritava la pena di morte”.

Gesù, aggiungono, “con il suo atteggiamento ha manifestato la necessità di aprire la porta al pentimento e alla conversione di chi è accusato”.

“Attualmente – sottolineano –, la diffusione dell’aborto, gli esperimenti con embrioni e la bioingegneria, gli esperimenti scientifici con esseri umani, le pratiche di eutanasia, i massacri nei conflitti bellici, il ricorso al terrorismo della morte indiscriminata di cittadini innocenti e altri attentati contro la vita e la dignità della persona umana hanno creato una sensibilità etica e morale particolarmente acuta per la difesa della vita, che ha portato come conseguenza la messa in discussione della pratica della pena di morte”.

Allo stesso modo, indicano che “lo sviluppo dei sistemi penitenziari moderni deve permettere di creare meccanismi che preservino l’integrità della società di fronte ad aggressioni criminali”.

“Non si tratta di rinunciare alla difesa legittima della società di fronte alle aggressioni criminali, ma di ricorrere a mezzi non cruenti per realizzare questa difesa – precisano –. L’opposizione alla pena di morte non significa né vuole essere un sì all’impunità”.

Per questo, censurano “come moralmente irresponsabile la promozione della pena di morte come propaganda politica, perché la disperazione dei cittadini per l’inefficacia del sistema giudiziario si combatte migliorando il sistema giudiziario e penitenziario e non applicando la pena capitale”.

I Vescovi esprimono anche il proprio disaccordo “con l’argomentazione per cui l’applicazione della pena di morte ridurrà gli indici di criminalità della nostra società, perché questi sono dovuti ad altri fattori, come la mancanza di accesso all’istruzione, a opportunità lavorative, all’integrazione della famiglia”.

In questo panorama, “è un’immoralità e una falsità promettere di porre fine alla delinquenza e al crimine organizzato promuovendo la pena di morte. Il rimedio alla violenza è piuttosto l’applicazione di politiche di sviluppo sociale eticamente fondate”.

I Vescovi chiedono inoltre un rafforzamento del sistema della giustizia, “perché sia pronta, efficiente e imparziale”, e il rafforzamento “di un sistema penitenziario che difenda realmente la società dalle azioni criminali” e in cui “i colpevoli possano espiare adeguatamente il proprio crimine, ma si rispetti allo stesso tempo la loro dignità umana e se ne favorisca la riabilitazione”.

Chiedono infine al Congresso della Repubblica di decretare l’abolizione della pena di morte, invitando “tutta la società guatemalteca a creare una vera cultura della vita che si opponga con decisione all’anticultura della morte attraverso il nostro impegno quotidiano nella via della conversione, della riconciliazione e della costruzione di una vera pace”.

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