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Guardare ai martiri per andare controcorrente

“Martiri” sono anche i genitori che mettono in pratica la fede per la famiglia, i sacerdoti che svolgono generosamente il loro servizio, le persone che pagano a caro prezzo l’impegno per la verità

«Essere testimoni è necessario soprattutto per chi conserva rabbia nei confronti della società che vede ostile. A lui il testimone deve infondere speranza facendo comprendere che la vita vale se è donata».

Lo diceva don Pino Puglisi, ce lo ricorda san Vitaliano, patrono di Catanzaro, di cui nei prossimi giorni si celebrerà in forma solenne la festa. Vissuto nel VII secolo, acclamato vescovo dal popolo di Capua contro la sua volontà, il patrono fu oggetto dapprima di trame ed insinuazioni volgari da parte dei suoi nemici, che erano, come figli del maligno, anche nemici di Cristo. In seguito, pur avendo smascherato gli avversari, fu catturato, legato in un sacco di cuoio e gettato nel fiume Garigliano. Ma la protezione divina lo salvò dalla morte e lo fece approdare incolume sulla costa ad Ostia, mentre la città in cui era stato tramato l’assassinio fu punita con siccità, carestia e peste.

L’amore vince, insegna san Vitaliano, icona simbolica dei tanti uomini e donne di ogni età, provenienza e condizione sociale, che hanno offerto il sacrificio di sé per dare la vita, contrariamente ai moderni kamikaze che invece la tolgono. Celebrare la memoria del vescovo campano significa porsi in ascolto del suo insegnamento per scoprire che cosa egli ha da dire oggi, in un tempo in cui egoismo e prepotenza hanno la meglio su tutto, finanche su quei principi di libertà, fraternità ed uguaglianza che la cultura moderna acclama come superamento delle religioni e della pietas del Dio che si fa uomo e viene in terra, carne tra la carne, a salvare l’uomo suo fratello.

Nel mondo in genere, e pure a Catanzaro, non mancano storie, situazioni e vicende in cui questa prevaricazione è evidente. Nelle periferie, ad esempio, ormai ridotte a ghetto per rom, migranti e diseredati, come se la povertà e l’emarginazione si potessero cancellare tenendole lontane dagli occhi. Ma a questo servono i màrtiri: a cambiare. A trovare la strada della vita nuova. Con impegno civile e passione ideale che ognuno può e deve mettere in gioco perché, come ricordava lo scrittore russo Pavel Evdokimov, «i discorsi non bastano più, l’orologio della storia segna l’ora in cui non è più solo questione di parlare di Cristo, quanto piuttosto di diventare Cristo, luogo della sua presenza e della sua parola».

E per riuscirvi non c’è bisogno d’essere santi, né di essere eroi, come del resto non lo erano i martiri: il martirio non consiste solo nell’estremo gesto della morte. Al contrario, esso si vive quotidianamente: splendidi testimoni da imitare sono i papà e le mamme che mettono in pratica la loro fede per la famiglia, i sacerdoti ed i religiosi che svolgono con generosità il loro servizio, le persone che pagano a caro prezzo l’impegno per la verità, i tanti che in ogni ambito, per non rinnegare la voce della coscienza, non esitano ad andare controcorrente.

Avanti, allora. Per amore, come esorta anche Papa Francesco: «Non abbiate paura di andare controcorrente, quando ci vogliono rubare la speranza, quando ci propongono valori che sono avariati, come un pasto andato a male. Dobbiamo andare controcorrente! E voi giovani, siate i primi siate coraggiosi e andate controcorrente! E siate fieri di farlo».

 

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