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Gran Bretagna: sì agli ‘Ogm umani’

La Camera dei Lord ha approvato la legge che consente di concepire un bambino in provetta con il Dna di tre genitori. La preoccupazione di Chiesa, opinione pubblica e mondo accademico

Dopo l’approvazione della Camera bassa del Parlamento britannico, è arrivata ieri, in tarda serata, anche quella della Camera dei Lord. In Gran Bretagna sarà presto possibile concepire in provetta un bambino con il Dna di tre genitori.

L’acceso dibattito ha infiammato l’Aula, che alla fine con 232 voti favorevoli ha deciso di autorizzare la donazione mitocondriale, tecnica che impedirebbe la trasmissione di malattie genetiche dalla madre al feto. Tuttavia diversi pareri di esperti di sono alzati per sottolineare l’assenza di risultati sicuri nonché i rischi di tale pratica. Trevor Stammers, professore di Bioetica alla St. Mary’s University di Londra, avverte ad Avvenire che la “tecnica non è stata sperimentata abbastanza e le implicazioni che porta con sé sono enormi”.

Il docente spiega che i bambini nati con questa tecnica sono “più a rischio di tumori” come di “invecchiamento precoce” e “vanno monitorati per tutta la vita”. Nel 2013 la rivista Science sottolineò inoltre che tra i possibili effetti indotti dalle sostituzioni di mitocondri, vi sono l’infertilità e le alterazioni del metabolismo respiratorio. Contro l’approvazione di questa legge si sono schierate anche la Chiesa cattolica, la Chiesa anglicana e una larga fetta dell’opinione pubblica. Spiega Andrea Williams, di Christian Concern, che la tecnica “varca confini etici e morali ed entra in territori molto pericolosi dai quali sarà impossibile tornare indietro”. Secondo la Williams, “anche questa volta ha vinto l’accanimento scientifico”.

La procedura è stata messa a punto dall’Università di Newcastle (la stessa implicata negli studi sulla clonazione umana negli anni scorsi) e prevede la fecondazione in vitro utilizzando il patrimonio genetico di padre, madre e donatrice di un Dna mitocondriale che va a sostituire quello materno, laddove quest’ultimo registri malattie genetiche. Il bambino nato avrà il 99,8% del Dna del padre e della madre, mentre uno 0,2% della donatrice.

Al di la di quanto si possa pensare, Marcy Danovsky, direttrice del Centre for Genetics and Society, spiega che anche una percentuale così esigua condiziona tutto il corpo dei bambini, poiché “ogni cellula” avrà il Dna di tre diverse persone. La questione – prosegue l’esperta – “ha un impatto su una vasta gamma di caratteristiche del bambino introducendo cambiamenti genetici che saranno trasmessi poi alle generazioni future”. Viene così sdoganato l’Ogm umano.

Il parere della Danovsky sulle legge è pertanto negativo. Ritiene che “la tecnica è grezza” ed averla approvata equivale a “un errore storico” che trasforma i bambini in “esperimenti biologici” e “vende una speranza esagerata a donne” che già si trovano in situazioni difficili.

Le prime sperimentazioni sono state annunciate per il 2016. La Danovsky auspica tuttavia che “le autorità britanniche affronteranno studi sulla sicurezza e sulla efficacia della tecnica prima di qualsiasi utilizzo sull’uomo”. Soltanto una volta ricevuto un benestare di carattere scientifico, la Danovsky spera inoltre che “a tutte le donne interessate a ricorrere a questa tecnica siano fornite informazioni complete ed obiettive sulle alternative possibili per formare una famiglia in salute” e, soprattutto, “sui rischi a cui sono sottoposti i loro figli”.

Questa legge mette in atto una deroga alla legge britannica contro le modificazioni genetiche ereditabili, che sono peraltro vietate dalla Convenzione sui Diritti dell’Uomo e la Biomedicina, redatta a Oviedo nel 1997 e alla quale la Gran Bretagna non ha mai aderito. Ora (forse) se ne è capito il perché.

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