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“Gli uomini non siano avidi con la natura!”

A fine Udienza generale, il Papa ricorda l’odierna Giornata della Terra. Saluta poi i pellegrini nelle varie lingue

Al termine dell’Udienza generale del mercoledì, il Papa ha ricordato la ricorrenza odierna della Giornata della Terra. Ha quindi esortato tutti “a vedere il mondo con gli occhi di Dio Creatore: la terra è l’ambiente da custodire e il giardino da coltivare”. “La relazione degli uomini con la natura – ha poi aggiunto il Pontefice – non sia guidata dall’avidità, dal manipolare e dallo sfruttare, ma conservi l’armonia divina tra le creature e il creato nella logica del rispetto e della cura, per metterla a servizio dei fratelli, anche delle generazioni future”. 

Parlando ai pellegrini di lingua italiana, il Papa ha salutato le giovani suore riunite per il Convegno formativo presso l’USMI, i religiosi del Santissimo Sacramento e i seminaristi di diverse Diocesi italiane. “Auspico – ha detto loro – che sappiate dare testimonianza gioiosa della vocazione ricevuta, consapevoli che l’impegno missionario non dipende solo dai nostri sforzi, ma soprattutto dalla grazia che a piene mani elargisce il Signore”.

Ai fedeli in lingua araba, in particolare quelli provenienti da Giordania e Medio Oriente, il Santo Padre ha ricordato che “la storia della salvezza testimonia che la fedeltà ai comandamenti di Dio porta l’uomo e la donna a vivere una relazione armoniosa, feconda e gioiosa per entrambi, mentre la disobbedienza conduce al dissenso, al sospetto, alla prevaricazione, allo sfruttamento e alla competitività”. “Chiediamo a Dio – ha aggiunto Bergoglio – di aiutare tutti a riscoprire la grandezza dell’alleanza tra l’uomo e la donna. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga dal maligno!”.

Infine con i pellegrini polacchi, Francesco ha rammentato che domani si celebrerà la solennità di Sant’Adalberto, “il suo martirio, oltre mille anni fa, divenne fondamento della vostra chiesa e della vostra nazione”, ha detto. Ha quindi rievocato le parole di San Giovanni Paolo II che definì il Santo “un ispiratore ineguagliabile per coloro che oggi lavorano alla costruzione di un’Europa rinnovata nella fedeltà alle sue radici culturali e religiose”.

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