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Gli opuscoli dell’Unar non entreranno nelle scuole italiane

Lo ha annunciato il Ministero dell’Istruzione con una nota. Soddisfazione dei genitori: l’indottrinamento ideologico dei propri figli è scampato

I genitori italiani possono tirare un sospiro di sollievo. Gli opuscoli dell’Ufficio anti discriminazione, che tante perplessità avevano suscitato nelle scorse settimane, non entreranno nelle scuole italiane. Lo conferma una circolare del Ministero dell’Istruzione, che ha così bloccato Educare alla diversità a scuola, lavoro realizzato dall’Istituto A. T. Beck che presentava un equivoco timbro del Dipartimento per le Pari Opportunità.

Le proteste dei genitori derivavano dagli insegnamenti definiti ideologici contenuti in questi opuscoli destinati a ragazzi delle superiori ma anche a bambini dell’asilo. La famiglia naturale relegata alla stregua di uno stereotipo, i romanzi con protagonisti eterosessuali definiti una violenza, le persone religiose etichettate come omofobe: erano questi i passaggi degli opuscoli da cui erano nate le maggiori perplessità dei genitori e delle associazioni familiari.

Per questo la notizia del loro ritiro è stata salutata con favore dal coordinatore del Fonags (Forum nazionale delle associazioni dei genitori a scuola), Roberto Gontero. “Siamo soddisfatti del risultato ottenuto ma non ci fermiamo qui”, ha commentato. Il prossimo 23 aprile il coordinatore incontrerà il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, per chiederle “di emanare una circolare che renda obbligatorio, per le scuole, ottenere il consenso scritto dei genitori circa la partecipazione dei propri figli a iniziative su temi sensibili come la sessualità, l’omosessualità e la lotta alla discriminazione”.

Il ritiro degli opuscoli dell’Unar ha incontrato la suscettibilità delle associazioni omosessuali, che in modo solerte hanno chiesto, tramite una nota congiunta di sei diverse sigle, un incontro “urgente e inderogabile” alla ministra Giannini (che non risulta tuttavia esser stato messo in agenda da quest’ultima). Nel comunicato, le associazioni definiscono la scelta del Ministero dell’Istruzione “un atto di censura”. Se la prendono poi con la Chiesa, scrivendo che il ritiro è l’effetto del “perentorio ordine del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei”. E accusano il governo di “realizzare pedissequamente gli auspici della metodica campagna mistificatrice portata avanti per settimane dal giornale dei vescovi”.

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