Dona Adesso
Daily meditation on the Gospel

Pixabay CC0 - PD

Giuseppe era uomo giusto — Meditazione quotidiana

Meditazione della Parola di Dio di Lunedì 20 Marzo 2017

Lettura

Giuseppe, figlio di Giacobbe, aveva atteso lo svolgersi degli eventi per capire e accettare i suoi sogni; il padre era invece passato subito all’azione: confortato dal sogno della scala protesa al cielo e poggiata sulla terra (Gen 28), aveva ripreso coraggio e camminato sempre con il Signore. Anche Giuseppe, Sposo di Maria esegue subito, senza indugio, il contenuto del sogno. Ci sono due differenze nella sua esperienza profetica. Il Vangelo non dice che egli dormisse: per lui sognare non è uscire dalla veglia, ma dimorarvi profondamente. Inoltre, Giuseppe non ha visioni ma una esperienza di ascolto, molto più essenziale di qualsiasi immagine.

Meditazione

La genealogia di Matteo presenta Gesù «figlio di Davide e di Abramo» (Mt 1,1). Figlio di Davide, egli purifica il messianismo da ogni logica mondana e lo restituisce al senso del servizio nel timore del Signore (Dt 17,14-20; Gs 1,8). Figlio di Abramo, garantisce che “la promessa (benedizione-salvezza di Gen 12,3) sia data ai credenti mediante la fede in lui” (cfr. Gal 3,22). Gesù è erede in duplice senso: particolare, poiché la salvezza viene dai Giudei, ma grazie a Lui (prima lettura); universale, in quanto salvatore del mondo (seconda lettura). La salvezza è un percorso di restaurazione di ogni singola realtà, nei tempi di Dio e con le lentezze degli uomini. Inoltre, quando si nomina il mondo nella Scrittura non si guarda all’estensione, il globo terrestre, ma alla qualità di una vita che si oppone a Dio. Gesù non viene per rifare i conti in grande, bensì per raggiungere misteriosamente i singoli, in ogni luogo e circostanza della vita. Giuseppe da parte sua è rimasto aperto al mistero, si è lasciato pienamente raggiungere e attraversare dall’azione di Dio, promessa in Abramo, rinnovata in Davide, e l’ha pienamente accolta dando il Nome più grande di tutti al Figlio generato in Maria. Questa è la sua giustizia, esemplare sempre, dovunque, per ciascuno. Giuseppe esercita in pieno la paternità: anzitutto, accoglie nella fede le parole di Gesù relative al Padre celeste, delle cui cose si deve primariamente occupare; predispone per Lui un periodo di crescita a Nàzaret, nella sottomissione alla propria persona e a Maria, affinché la manifestazione di Gesù avvenga grazie ad una misteriosa maturazione della fedeltà, nella pazienza. Giuseppe è custode della familiarità di Dio, in Gesù, fra le pareti domestiche.

Preghiera

Padre, nessuno come Abramo ha reso sicura per noi la tua promessa, nessuno come Giuseppe ha reso visibile la tua paternità divina, nessuno come Gesù si è occupato fino in fondo delle tue cose, nessuno come Maria ha accolto lo Spirito Santo. Donaci di vivere in comunione con questi tuoi eletti.

Agire

Come Giuseppe, prima di arrivare a conclusioni su qualcuno, mi metterò in ascolto dello Spirito Santo. Non mi fermerò alle apparenze, non mi fiderò della mia giustizia.

Meditazione del giorno a cura di don Marco Simbola, tratta dal mensile Messa Meditazione, per gentile concessione di Edizioni ART. Per abbonamenti info@edizioniart.it

About Redazione

Share this Entry

Sostieni ZENIT

Se questo articolo ti è piaciuto puoi aiutare ZENIT a crescere con una donazione