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Giuni Russo, la cantante “innamorata di Gesù”

A 10 anni dalla morte della pioniera del ‘pop sperimentale’ in Italia e a 500 dalla nascita di Santa Teresa d’Avila, emerge il poco noto legame spirituale tra le due donne

La si ricorda per aver animato le balere estive per tutti gli anni ottanta. La sua Un’estate al mare provoca ancora oggi, a 33 anni dall’uscita, un sussulto di brio nei confronti di chi ha calcato le piste da ballo nei tempi in cui erano ancora in auge i gloriosi jukebox.

Siciliana di Palermo, nata nel 1951 in una numerosa famiglia di artisti di musica lirica, Giuni Russo (nome d’arte di Giuseppa Romeo) è stata ricordata a dieci anni dalla morte non in una discoteca e nemmeno in un teatro, bensì presso il Monastero delle Carmelitane Scalze di Milano, nell’ambito delle celebrazioni per i 500 anni dalla nascita di Santa Teresa d’Avila. L’evento, caratterizzato da un concerto dal titolo Giuni Russo carmelitana d’amore, si è tenuto lo scorso 19 marzo (giorno dell’onomastico della cantautrice scomparsa nel 2004) in presenza di diversi artisti amici e collaboratori di Giuni Russo.

Il legame tra la cantante e la santa mistica spagnola ha radici profonde, ma poco note al grande pubblico che iniziò a conoscere e ad apprezzare Giuni Russo nel 1968, anno della sua prima partecipazione al Festival di San Remo. Fu, per questa allora giovanissima palermitana dall’estensione vocale formidabile, la consacrazione dopo una lunga gavetta iniziata all’età di tredici anni.

Il suo nome ottenne di lì in poi ottima fama presso la critica, e grazie anche alla collaborazione con Franco Battiato la sua carriera conobbe un crescendo di successi che toccò l’apogeo nel 1982, con l’uscita di Un’estate al mare. Il brano raggiunse i vertici delle classifiche italiane e vi rimase per oltre otto mesi, contribuendo a diffondere il genere pop sperimentale nel Belpaese e anche oltreconfine.

Negli anni a seguire, la maggiore maturità artistica portò Giuni Russo ad aprirsi anche ad altri generi musicali e ad allargare la composizione con scrittori e poeti, anche attraverso lo studio di testi antichi, tra cui le opere di San Giovanni della Croce e Santa Teresa d’Avila. Un incontro, quello tra l’artista e le figure dei due santi carmelitani, che la cambiò profondamente.

Madre Emanuela della Madre di Dio, priora del Monastero delle Carmelitane Scalze di Milano, ricorda il primo approccio che ebbe con Giuni Russo, nel 1994. “Telefonò per avere il testo esatto della poesia Desiderio del cielo di santa Teresa, da cui poi venne la canzone Moro perché non moro che volle farci ascoltare”, confida la religiosa ad Avvenire. La quale divenne da quel momento una figura centrale nel percorso di fede della cantante.

“Era molto riservata, ma cercava l’essenziale”, dice madre Emanuela a proposito della fede di Giuni Russo. “Per questo con santa Teresa si trovò – prosegue -: aveva spiritualità affine a quella del Carmelo, intensa, vera, aperta agli altri. Nonché femminile. E moderna”.

Moderna sì, ma anche determinata a esprimere senza riserve il suo amore per il Signore. Un giorno disse alle suore con le quali condivideva dei corsi spirituali: “Sono innamorata di Gesù”. Un amore che – aggiunge madre Emanuela – “la sostenne nella malattia e nell’affrontare il trapasso”.

Malattia di cui l’opinione pubblica si accorse nel 2003, quando Giuni Russo tornò al Festival di San Remo dopo 35 anni di assenza dal palco dell’Ariston. La cantante si esibì priva di capigliatura, segno inequivocabile dei trattamenti terapeutici dovuti al male incurabile che la tormentava.

Madre Emanuela ricorda la telefonata in cui le comunicò “la diagnosi del tumore”. Le disse inoltre che, “se il Signore le avesse concesso ancora degli anni, li avrebbe spesi al meglio. Altrimenti, fosse fatta la Sua volontà”. E aggiunge: “Fu lucidissima fino alla fine, pur in momenti di enorme dolore fisico”.

Dolore fisico che cessò il 14 settembre 2014, nella sua abitazione milanese. Il funerale si tenne il giorno dopo presso il Monastero delle Carmelitane Scalze, tra le quali venne anche sepolta, in una sezione del Cimitero Maggiore di Milano. “Come fosse nostra sorella”, commenta madre Emanuela.

In un periodo storico in cui sbandierate professioni di fede invadono le case degli italiani attraverso il tubo catodico strappando talvolta qualche sorriso ironico, il percorso riservato e serio di Giuni Russo desta ammirazione. Del resto, come osserva madre Emanuela, “se la fede è profonda e coerente, non ne riderà nessuno”.

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clicca qui per ascoltare Giuni Russo che interpreta Nada de Turbe, di Santa Teresa d’Avila.

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