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Mons. Vincenzo Bertolone

© Infooggi

Giubileo dei consacrati: le celebrazioni a Catanzaro

Monsignor Bertolone esorta i religiosi a essere “testimoni e costruttori di una fraternità autenticamente vissuta”

Breve processione a Catanzaro delle consacrate e consacrati, per poi attraversare in preghiera la porta santa della Cattedrale, in occasione della presentazione del Signore al Tempio (Candelora). A tutti loro, dopo la celebrazione della Santa Messa, da parte dell’Arcivescovo Metropolita di Catanzaro – Squillace, S.E. Mons. Vincenzo Bertolone, sarà consegnata una lettera dello stesso alto prelato, scritta per l’anno giubilare della Misericordia. Nella sua introduzione si ricorda che nel 1997 san Giovanni Paolo II istituì la “Giornata mondiale della Vita Consacrata, celebrata il 2 febbraio. La lettera prosegue con la consueta dolcezza e fraternità ecclesiale di S.E. :

Per loccasione.vorrei invitarvi a meditare con me sul senso della nostra consacrazione, particolarmente a conclusione dellanno speciale che la Chiesa ha voluto dedicare alla vita consacrata che, proprio il 2 febbraio 2016, si chiude in Vaticano con un grande evento, iniziato il 28 gennaio, dal titolo: Vita consacrata in comunione. Il fondamento comune nella diversità delle forme. Giova, infatti, conoscere meglio il grande mosaico della vita consacrata; vivere la comunione riscoprendo l’unica chiamata nella diversità delle forme…”. Ma non solo!

L’Arcivescovo accende i riflettori sul mandato specifico della vocazione: ..,essere dei  volti con i lineamenti della tenerezza e della misericordia del Padre; essere testimoni e costruttori di una fraternità autenticamente vissuta, in collaborazione con le Chiese diocesane, nelle quali i nostri Superiori ci hanno destinato a nome di Dio. È forte la richiesta, come per le porte sante spalancate alla misericordia divina, ad aprire tutti quegli accessi ancora chiusi a causa dellegoismo e dellindifferenza. Non di meno il suo sguardo alla missione degli “operai celesti”: Non dovremmo, invece, essere noi le persone gioiose e viventi che aspirano alla perfetta carità, sapendo che la caparra del cielo è quaggiù, nel nostro stare in vita comune con gli altri?.

Mons. Bertolone, da qualche mese presidente della Conferenza Episcopale Calabra, traccia con dovizia la strada maestra per il cuore di ogni consacrato:Dio non voglia che le porte dei nostri cuori puri, poveri e obbedienti restino chiuse allazione potente dello Spirito Santo; Dio non voglia che i nostri cuori rimangano impermeabili alle richieste di chi battezzerà in Spirito Santo e fuoco! Ogni nostro cuore ed ogni nostra dimora siano dunque aperti e accoglienti, a partire dalla casa di Gesù”, che è la Chiesa, come lha definita papa Francesco in una delle Omelie di Santa Marta.

Ma è la luce della misericordia che pervade ogni parola della missiva, trovando la sua narrazione più alta nelle parole di Papa Francesco: Larchitrave che sorregge la vita della Chiesa è la misericordia. Tutto della sua azione pastorale dovrebbe essere avvolto dalla tenerezza con cui si indirizza ai credenti; nulla del suo annuncio e della sua testimonianza verso il mondo può essere privo di misericordia. La credibilità della Chiesa passa attraverso la strada dellamore misericordioso e compassionevole. La Chiesa vive un desiderio inesauribile di offrire misericordia.

Il testo prosegue con degli interrogativi molto forti, in un contesto culturale e mediatico che spesso non guarda con l’animo speranzoso verso il perdono, la riconciliazione, la stessa Parola portata da sorelle e fratelli in Cristo. S.E. cita in proposito San Giovanni Paolo II: La mentalità contemporanea, forse più di quella delluomo del passato, sembra opporsi al Dio di misericordia e tende altresì ad emarginare dalla vita e a distogliere dal cuore umano lidea stessa della misericordia. La parola e il concetto di misericordia sembrano porre a disagio luomo, il quale, grazie allenorme sviluppo della scienza e della tecnica, non mai prima conosciuto nella storia, è diventato padrone ed ha soggiogato e dominato la terra (cfr Gen 1,28).

Chiaro lo scopo della missione di donne e uomini consacrati, quando si raccomanda loro di annunciare Dio, quale unica vera autorità sulla Terra in cui ogni azione umana non deve far altro che tutelare l’uomo nell’essenziale. Importante perciò mantenere il senso alto della propria vocazione: Noi, con il nostro stile di verginità e castità radicale, vogliamo ricordare che solamente un cuore indiviso e un corpo cristallino consentirà al Misericordioso di manifestarsi con efficacia anche nelle situazioni più disonorevoli. In questo senso la nostra vita consacrata è fondamentalmente vita con Cristo, in Cristo e per Cristo; è testimonianza, impronta e addirittura tentativo desser calco di Cristo, prima che attività per.

Il messaggio prosegue con un prezioso consiglio, evitando di ritrovarsi così sulla strada di una nuova Emmaus a parlare solo di problemi o dei tanti aspetti materiali. Mons. Bertolone rilancia da Padre vigile e fraterno: “…bisogna comunque far posto al divino viandante. Egli è lunico in grado di offrire una visione nitida e  globale ai nostri occhi miopi  e ci invita a leggere, ruminare ed interiorizzare le Sacre Scritture  e nella loro luce individuare i segni dei nostri tempi: «Stolti e lenti di cuore nel credere alle parole dei profeti!» (Lc 24,25-26). Il segno nitido oggi è annunciare lo stile misericordioso, di cui il perdono, la tenerezza e il non giudizio, sono i pilastri fondamentali.

Opportuno il richiamo alla propria lettera pastorale dell’anno 2015-2016, in cui la misericordia viene presentata come un prisma misterico che in ogni mese dell’Anno giubilare straordinario dovrà trarre e attuare un aspetto particolare. Di quello che ho chiamato il prisma misterico che è il Volto misericordioso di Cristo, voglio trarre, ogni mese, come una sfumatura particolare, proveniente sempre dallunico mistero di Gesù Cristo. Come fece con Mosè allatto di ricevere le tavole della Legge, Dio si  manifesti anche a noi in molti modi, mese per mese, nel corso dellanno giubilare; scenda per noi dalla nube (cfr. Es 34,5) e ci consenta di ascoltare, soprattutto attraverso la voce dei pastori, dei ministri e degli speciali Missionari della misericordia.

È infine citando un brano del discorso del beato Paolo VI, udienza del 20/3/1974, Città del Vaticano, Insegnamenti XII (1974), 270-274), che affiora l’invito a guidare l’altro nello scrutare il volto misericordioso del Signore, senza mai perdere la bussola della preghiera. Scrutiamo e aiutiamo gli altri a scrutare il volto misericordioso del Signore, sorelle e fratelli! Santa Chiara, invitando Agnese di Boemia a guardare lo specchio, che è il Signore Gesù nella totalità del suo mistero di povertà e di gloria, spiegava: Scrutare in esso il tuo proprio volto: quotidie, ogni giorno […], di continuo, senza interruzione (FF. 2859-2911. I, II, III, IV Lettera ad Agnese di Praga). Vivendo in tal modo ciascuno di noi diventerà teologo e teofilo, ovvero seguirà  la giusta rotta e  potrà spingere il proprio vascello in mare aperto, verso leternità. La nostra bussola resta la preghiera, personale, comunitaria e liturgica: uno stile che dobbiamo diffondere.

Nell’ultima parte della lettera, l’arcivescovo di Catanzaro – Squillace, immagina un viaggio consolatore nell’animo di ogni consacrato, incluso se stesso, dinnanzi alle verifiche del proprio operato, affidando alla misericordia, quale “potente e ineffabile disegno di Dio, l’opera risanatrice di ogni personale afflizione interiore. Non avremo mai abbastanza esplorato questo piano redentore nel quale si rivela linfinita bontà di Dio, lamore incomparabile di Cristo per noi, la fortuna senza confini offerta al nostro eterno destino. Entrare in questo piano significa per noi fare penitenza, cioè sapere, accettare, rivivere questa economia di salvezza.

L’ultimo pensiero del Pastore è rivolto con gratitudine alla preziosa opera di Ordini, Congregazioni e Istituti, svolta in favore di tanta povera gente. Citando poi lo scrittore francese Georges Bernanos, sostiene che il mondo ha bisogno dell’equilibrio mistico della grazia, alimentato dall’eucaristia e dal martirio. Da qui un appello al ritorno “alla preghiera, soprattutto eucaristica; alla testimonianza radicale, al silenzio e al martirio, alla vita fraterna…”, senza mai eludere la realtà in cui si vive.

La chiusura s’intaglia tra auspici e interrogativi che sollecitano le consacrate e consacrati a camminare in avanti, puntando alla perfezione del cielo, perché gli altri possano dire di ognuno: Guarda come si amano (Lettera a Diogneto), Quella casa è una piccola Betania (cf Gv 11,18). Sono davvero, tutte le nostre case, oggi, delle piccole Betania? Quale potrebbe essere il futuro plausibile verso cui orientare le scelte di tutti noi, persone di vita consacrata, che restiamo donne e uomini del nostro tempo e, insieme, siamo chiamati dal Concilio ecumenico Vaticano II ad essere i portabandiera del mondo che sta per venire? Tutti vi voglio bene e vi + benedico, uno per uno.

About Egidio Chiarella

Egidio Chiarella, pubblicista-giornalista, ha fatto parte dell'Ufficio Legislativo e rapporti con il Parlamento del Ministero dell'Istruzione, a Roma. E’ stato docente di ruolo di Lettere presso vari istituti secondari di I e II grado a Lamezia Terme (Calabria). Dal 1999 al 2010 è stato anche Consigliere della Regione Calabria. Ha conseguito la laurea in Materie Letterarie con una tesi sulla Storia delle Tradizioni popolari presso l’Università degli Studi di Messina (Sicilia). E’ autore del romanzo "La nuova primavera dei giovani" e del saggio “Sui Sentieri del vecchio Gesù”, nato su ZENIT e base ideale per incontri e dibattiti in ambienti laici e religiosi. L'ultimo suo lavoro editoriale si intitola "Luci di verità In rete" Editrice Tau - Analisi di tweet sapienziali del teologo mons. Costantino Di Bruno. Conduce su Tele Padre Pio la rubrica culturale - religiosa "Troppa terra e poco cielo".

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