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Giornata della Memoria per il “massacro dell’Orissa”

Nel 2008 estremisti indù devastarono circa 400 villaggi, uccisero 100 cristiani e ne ferirono migliaia. Mons. Barwa: “Fare memoria per avere giustizia”

Sei anni sono passati da quando, nello Stato indiano dell’Orissa, la comunità cristiana fu massacrata da estremisti indù. Gli effetti furono devastanti: 400 villaggi “ripuliti” di tutti i cristiani; più di 5.600 case e 296 chiese bruciate, 100 vittime (ma il governo ne riconosce solo 56), migliaia i feriti, diverse donne violentate, 56 mila uomini, donne e bambini senza casa.

Prevista per domani, 25 agosto, una Giornata della Memoria per celebrare l’anniversario di quei tragici eventi. “Fare memoria dei massacri anticristiani in Orissa è utile per dire a tutta l’India: non accada più tale violenza. Per noi significa guardare con speranza il futuro, ma la speranza non può esser vuota: va riempita con la giustizia”. È il messaggio che mons. John Barwa, Arcivescovo di Cuttack-Bhubaneswar, nello stato indiano di Orissa, ha riferito all’Agenzia Fides.

Ancora oggi si chiede giustizia per quei fatti. La Giornata sarà caratterizzata da convegni, manifestazioni pubbliche, marce per la pace, veglie di preghiera. “È essenziale per i cittadini cristiani indiani, vittime della violenza, ottenere giustizia, che significa un risarcimento, ricostruzione delle case, possibilità di tornare nei luoghi di origine. Vi sono ancora dei processi in corso davanti alla Corte Suprema e attendiamo l’esito con fiducia: i cittadini di fede cristiana chiedono di essere trattati come tutti gli altri, secondo principi uguaglianza e giustizia”.

L’auspicio è che si possano risanare le ferite anche attraverso il dialogo interreligioso. “Anche se l’estremismo indù è ancora presente in alcune aree – dice mons. Barwa -, in questi cinque anni abbiamo lavorato e pregato per un cambiamento reale: alle manifestazioni della Giornata della Memoria sanno presenti anche cittadini e leader indù e di altre religioni. Saremo uniti per scongiurare ogni futura violenza”.

Una ferita ha segnato profondamente la famiglia dell’arcivescovo mons. Barwa. Sua nipote, suor Meena Barwa, fu violentata da più uomini e umiliata, costretta a sfilare seminuda per le strade dai suoi aguzzini, come trofeo di violenza. Nel marzo scorso un tribunale di primo grado nel distretto di Kandhamal, ha condanno tre persone e ne ha assolte sei per lo stupro della suora.

Come appreso da Fides, sulle 1.541 denunce presentate dai cristiani, solo 828 sono state convertite in processo. Anche quando si riesce a entrare in un’aula di Tribunale, tuttavia, è difficile veder riconosciute dalla giustizia indiana le colpe degli imputati. Le tante assoluzioni, spiegano fonti di Fides, avvengono perché spesso i testimoni-chiave sono minacciati, intimiditi o impauriti.

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