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Gesù Risorto vince la “paura”, la “tristezza” e il “rancore”

Papa Francesco presiede la Veglia di Pasqua in San Pietro e ricorda che non possono esistere “cristiani senza speranza” che al centro della vita mettono soltanto i loro problemi

Nella Veglia di Pasqua dell’Anno Santo della Misericordia sono risaltati alcuni dei motivi conduttori del pontificato di papa Francesco: l’insostenibilità di un ‘cristiano senza speranza’; la Chiesa che è fatta di amore e va oltre le strutture; la testimonianza della Resurrezione che trasforma in “servi gioiosi della speranza”.

Il Santo Padre ha presieduto la messa, aprendo con la tradizionale benedizione del fuoco e la preparazione del cero pasquale nell’atrio della Basilica. Nel corso della celebrazione, ha poi battezzato dodici neofiti, provenienti da Italia, Albania, Camerun, Corea, Cina e India.

Nell’omelia, Francesco ha accennato all’incredulità degli Undici, Pietro compreso, di fronte all’annuncio della Resurrezione da parte delle donne (cfr. Lc 24,12). Nel cuore di Pietro prevalevano ancora “pensieri negativi: la tristezza per la morte del Maestro amato e la delusione per averlo rinnegato tre volte durante la Passione”.

Eppure, qualcosa lo sta smuovendo; Pietro sente che non deve restare “chiuso in casa come gli altri” e decide di correre al Sepolcro. “Non si lasciò intrappolare dall’atmosfera cupa di quei giorni, né travolgere dai suoi dubbi; non si fece assorbire dai rimorsi, dalla paura e dalle chiacchiere continue che non portano a nulla. Cercò Gesù, non se stesso”, ha commentato il Papa.

Anche per noi, come per Pietro e le donne – che inizialmente avevano provato gli stessi sentimenti dei Apostoli – è impossibile “trovare la vita restando tristi e senza speranza e rimanendo imprigionati in noi stessi”. Dobbiamo aprire al Signore “i nostri sepolcri sigillati, perché Gesù entri e dia vita”; portare a Lui “le pietre dei rancori e i macigni del passato, i pesanti massi delle debolezze e delle cadute”.

La prima pietra che rotola via assieme a quella del Sepolcro, è quella della “mancanza di speranza che ci chiude in noi stessi”. Risorgendo, Gesù ci libera dalla “terribile trappola dell’essere cristiani senza speranza”, che vivono come se egli non fosse risorto e “il centro della vita fossero i nostri problemi”.

Siamo quindi chiamati ad una “speranza”, che non è “semplice ottimismo”, né “un atteggiamento psicologico o un buon invito a farsi coraggio”. Il male non viene eliminato con la “bacchetta magica”, eppure il “Consolatore” infonde “la vera forza della vita, che non è l’assenza di problemi, ma la certezza di essere amati e perdonati sempre da Cristo, che per noi ha vinto il peccato, la morte e la paura”, ha proseguito Bergoglio.

“Il Signore è vivo e vuole essere cercato tra i vivi”, ha aggiunto, ricordando che l’annuncio della Pasqua è quello di “suscitare e risuscitare la speranza nei cuori appesantiti dalla tristezza, in chi fatica a trovare la luce della vita”.

Se i cristiani non fossero “servi gioiosi della speranza”, ridurrebbero la Chiesa a una “struttura internazionale con un grande numero di adepti e delle buone regole, ma incapace di donare la speranza di cui il mondo è assetato”, ha sottolineato il Pontefice, invitando infine, sulla scia della Liturgia di stanotte, a “fare memoria delle opere di Dio” per testimoniare “la sua fedeltà, la storia del suo amore verso di noi”.

About Luca Marcolivio

Roma, Italia Laurea in Scienze Politiche. Diploma di Specializzazione in Giornalismo. La Provincia Pavese. Radiocor - Il Sole 24 Ore. Il Giornale di Ostia. Ostia Oggi. Ostia Città (direttore). Eur Oggi. Messa e Meditazione. Sacerdos. Destra Italiana. Corrispondenza Romana. Radici Cristiane. Agenzia Sanitaria Italiana. L'Ottimista (direttore). Santini da Collezione (Hachette). I Santini della Madonna di Lourdes (McKay). Contro Garibaldi. Quello che a scuola non vi hanno raccontato (Vallecchi).

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