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“Gesù risorto non ha evitato la morte ma l’ha affrontata e vinta”

Il messaggio pasquale del patriarca di Venezia, monsignor Francesco Moraglia

È disponibile on line – su www.patriarcatovenezia.it e www.genteveneta.it – il messaggio pasquale del Patriarca di Venezia Francesco Moraglia, che viene anche pubblicato sul numero in uscita del settimanale diocesano Gente Veneta.

“Quella mattina di duemila anni fa- scrive mons. Moraglia all’inizio del messaggio -insieme alla pietra del sepolcro gli uomini hanno visto ribaltato, una volta per tutte, il significato della loro vita e dell’intera storia. Da quella mattina il succedersi dei giorni non solo ha assunto un ritmo diverso ma ha preso un senso nuovo. Infatti, per la prima volta, in quella mattina l’impotenza umana – la morte – è stata sconfitta e Gesù, risorto col suo vero corpo, ha rivelato all’uomo la sua vera grandezza. A Pasqua Gesù di Nazareth inaugura l’umanità nuova”.

Per il Patriarca la Pasqua “conferisce al cristiano una responsabilità più grande: vivere il momento presente con la forza che nasce dal Crocifisso risorto. Noi crediamo realmente in Lui se cambia il nostro modo di vivere. Pasqua non sia solo guardare avanti ma reinterpretare l’oggi con la saggezza di chi coglie tutto a partire dal suo senso ultimo. Ed è proprio il Risorto che ci invita a non fermarci al momento presente, secondo la sola ottica terrena, ma a cogliere tutto – ad iniziare dalla corporeità e dal possesso dei beni materiali – nella prospettiva del compimento finale”.

Si tratta, allora, di prendere le distanze da quanto grava sulla nostra società che, pure, ama definirsi progredita; bisogna, con coraggio, opporsi alle molte disfunzioni che la segnano e la rendono succube del pensiero unico dominante, impedendole di guardare al vero bene della persona, della famiglia e della stessa società. Siamo chiamati, in tal modo, a dissentire da una politica capace solo di accusarsi reciprocamente nei suoi diversi schieramenti (e al loro stesso interno) e incapace di porre al centro l’uomo. Guardiamo a Gesù realmente risorto e a partire da Lui  – vero Dio e vero uomo – consideriamo, in modo radicalmente nuovo, l’uomo e la società. In tale logica entra la domenica come giorno del Signore e giorno dell’uomo ma se continueremo progressivamente a smarrire il senso religioso, antropologico e sociale della domenica semplicemente perderemo l’uomo, “ridotto” ormai alla sola dimensione economica”.

E, aggiunge mons. Moraglia, “insieme all’uomo, indeboliremo anche la famiglia – che è relazione fondante la convivenza sociale – in una società che, oggi, risulta sempre più “liquida” al punto da rendere più difficile l’alleanza fedele tra l’uomo e la donna chiamati, nel dono di sé, a trasmettere e custodire il bene essenziale della vita, fin dal suo primo sorgere nel grembo materno”.

Dopo aver ricordato alcune recenti parole di Papa Francesco sulla famiglia e contro ogni forma di ideologia, ad iniziare da quella del gender”, il Patriarca afferma e conclude che “Gesù risorto non ci viene incontro come Colui che elimina i problemi; piuttosto, a Pasqua, inizia l’impegno del cristiano, chiamato ad affrontare la vita secondo la sapienza del Risorto che non ha “evitato” la morte ma l’ha affrontata e vinta. Questa è la concretezza della Pasqua cristiana! A tutti, a chi è provato negli affetti familiari, ai malati, agli anziani, ai giovani, a quanti faticano a dar senso alla loro vita, l’augurio fraterno d’incontrare il Signore risorto”.

Sempre su www.patriarcatovenezia.it è disponibile, inoltre, il calendario dettagliato delle celebrazioni della Settimana Santa e della Pasqua 2015, presiedute dal Patriarca Moraglia e in programma nella basilica cattedrale di San Marco a Venezia.

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