Dona Adesso

Geova a Messa

Confronto tra cattolicesimo e geovismo sulle Letture della Liturgia di domenica 23 marzo 2014 – III Domenica di Quaresima (ciclo A)

Prima Lettura Es 17,3-7 

Nulla da rilevare. 

Seconda Lettura Rm 5,1-2.5-8

Fratelli, giustificati per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio.
La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.
Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.

Rapidi accenni a una diversità dottrinale che viene espressa dalla diversa traduzione. “giustificati” diventa nella NM “dichiarati giusti” perché la giustificazione è concepita come una copertura di brutture che rimangono. Il geovismo è privo del concetto di rigenerazione battesimale, dell’essere nuova creatura. Perfino i 144.000 Unti, sono solo “dichiarati santi” da Geova senza alcun rapporto con la vita virtuosa. Anche se sono spronati a dare esempio di grande dedizione; “questa grazia” si trasforma al solito in “immeritata benignità”, passando dal piano ontologico-vitale-esistenziale di comunione con Dio all’unilaterale atteggiamento di benevolenza non meritata da parte di Geova; lo “Spirito Santo” a sua volta perde le maiuscole della sua personalità. Ricordiamo che a questo proposito il geovismo ha buon gioco nel rifarsi allo “spirito”=energia-aiuto-falcoltà che Geova dava nell’Antico Testamento a vari personaggi. Il suo difetto è quello di non distinguere che, oltre a quello “spirito” (ruach), Gesù ne ha rivelato, nel Nuovo Testamento, un altro che ha tutte le caratteristiche della personalità divina; “un giusto” e “una persona buona” nella NM sono tradotte “un [uomo] giusto… un [uomo] buono. Ciò che rileviamo qui è l’uso, del tutto superfluo, della aggiunta “uomo”, posta regolarmente tra parentesi quadre ad indicare che nel testo originale non c’è. Ma ovviamente, aggiunta innocente e legittima che realizza l’intento che il CD ha dichiarato a pag 7 della NMrif ove dice: “Le parentesi quadre singole [ ] racchiudono parole inserite per completare il senso del testo italiano.” Così tutta la NM ne è costellata, il che fa credere a chi non legga con acribia e badando al senso, che queste parentesi quadre siano tutte legittime, mentre, come abbiamo visto e vedremo, ve ne sono di “galeotte”, utilizzate speficamente dalla WT per alterare il senso originale della Bibbia. E il bello – quando si dice mettere le mani avanti per non cadere indietro! – è che proprio nella stessa pagina 7 il CD si premura di avvertire correttamente che “E’ evidente che anche una cosa apparentemente insignificante come l’uso o l’omissione di una virgola o di un articolo determinativo o indeterminativo può a volte alterare il significato corretto del passo originale.” Non si cada nella credulità se il TG al riguardo protesta che, se nella NM si trovano parole tra parentesi quadre che si ritiene alterino il testo, si è comunque avvertiti che non fanno parte dell’originale e che perciò la Bibbia è rispettata. Non è vero! Abbiamo già incontrato l’aggettivo “[altre]” inserito in Colossesi 1,16-22 che è sì tra parentesi quadre nella versione italiana, ma è senza parentesi nella New World  del 1950 e, quando il passo viene citato – tra virgolette e perciò preso di peso! – le parentesi quadre vengono sistematicamente tolte promuovendo a Parola di Dio quell’aggettivo, che declassa Gesù da increato a creatura. Ne incontreremo e segnaleremo altre di tali parentesi galeotte perché grazie alla loro presenza la Bibbia geovista viene alterata nel suo senso e da quei punti di alterazione, ben mirati, si ricavano poi le “nuove e diverse” dottrine del geovismo. Insomma il vanto del CD asserente che la base delle loro dottrine è la Bibbia vuol dire che è sì la Bibbia ma come è stata artatamente manipolata dalla “parte terrena del Canale di Geova”.

Vangelo Gv 4,5-42

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. (…) Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». (…)
 

“in spirito e verità”. La NM deforma sia nel v. 23 che nel 24 dicendo “con spirito” nonostante che l’originale greco dica èn pnèumati. Trasforma cioè il complemento di stato in luogo in quello di mezzo. Certo che questo modo di intendere lo “spirito” umano, assai simile al concetto di “anima, è molto imbarazzante. Ecco allora che tradurre “con spirito” può far pensare invece alla forza vitale dell’uomo (tale è il concetto di “spirito” nel geovismo) così che si verrebbe a dire che Dio va adorato con tutta la forza. Noi ovviamente stiamo per il significato della interiorità, mente e cuore, pensiero e volontà, ciò che appunto sono lo specifico dell’uomo rispetto agli animali. E’ su quel livello di consapevolezza che Dio vuole essere adorato, non solo con cerimonie e preghiere che potrebbero essere solo esteriori, distratte e/o peggio farisaiche. Perfino il luogo di culto, dice Gesù, diviene secondario rispetto al sacrario dell’anima; è sicuro che “il Padre cerca tali adoratori”. Analoga deformazione la ritroveremo più avanti al 10,38 quando Gesù invita a soppesare il valore dimostrativo dei suoi miracoli per aprirsi alla fiducia della sua dichiarazione di essere in simbiosi con il Padre; dice “affinché conosciate e vi persuadiate che il Padre è in me e io nel Padre” (gr. ìna ghnòte kài ghinòskete òti en emòi o patèr kagò èn tò patrì). Anche là la NM deforma quello “essere in” di uno stato in luogo rendendolo “in union with=unito a” cioè in complemento di compagnia e unione. Eppure tutti i TG che avessero la KIT interlineare potrebbero notare che nel risguardo di copertina il senso delle preposizioni è illustrato dalla loro posizione in rapporto ad un’ellisse. Ve ne sono sopra, sotto di essa e ai lati, con frecce e linee che, insieme alla traduzione in inglese, ne indicano il senso di sopra sotto attraverso, da, verso… ecc… e ve ne è solo una che sta proprio dentro l’ellisse: la preposizione (èn=in) quella appunto usata da Gesù per indicare il suo rapporto di vita con il Padre. La diversità rispetto all’idea di semplice unione è abissale; è anche da essa che la Chiesa deriva la convinzione della consostanzialità del Figlio con il Padre come recita il Credo ove dice del Figlio che è “della stessa sostanza del Padre”.

La cosa merita di essere illustrata con una metafora classica; quella della figura geometrica del triangolo equiangolo (presente in molte delle nostre chiese e che, insieme all’occhio inscritto, è simbolo sia della onniveggenza di Dio che della Trinità di Persone). Mentre, quanto ad essere angoli, ognuno dei tre mantiene la propria distinzione rispetto agli altri due, quanto all’area occupata ce l’hanno tutti e tre in comune: l’area dell’angolo A si estende fino al B e al C e così per gli altri reciprocamente. Questa metafora è una buona indicazione dello essere “in” reciproco. Mentre l’idea geovista si può metaforizzare tramite l’illustrazione di due angoli A e B adiacenti, (non triangoli ma angoli aperti) Questi hanno in comune un lato con il quale sono uniti ma non sono affatto l’uno nell’altro, sono solo accostati. L’idea geovista della compartecipazione del Figlio alla “natura divina” del Padre, capita come “in unione con”, non concettualizza quindi l’unità di cui Gesù parla. Essa mantiene le persone del Padre e del Figlio non solo distinte ma separate. Senza dire poi che per “natura divina” esso concepisce il possesso di un “corpo spirituale” soggetto alla spazialità oltre ad avere organi di senso e altro, e tale che ne sono provvisti sia Geova che gli Angeli, sia i demoni che i 144.000 Unti. 

“Dio è spirito” * (gr. pnèuma ho theòs) è reso dalla NM del 1967 “Dio è Spirito” e nella NMrif “Dio è uno Spirito”. Abbiamo cioè la stessa evoluzione incontrata per Giovanni 1,1, ove la NM è passata dal dire che “la Parola era dio” a “la Parola era un dio” e ciò con il pretesto che, essendo nel contesto “dio” un predicato nominale, e mancando nella lingua greca l’uso di articoli indeterminativi, si può esplicitare in italiano l’indeterminativo “un” che sarebbe più adatto a far capire che la Parola non è Geova (ma chi lo pretendeva?). Il punto difeso sarebbe che, usando il predicato nominale, l’evangelista non voleva dire che il Verbo era davvero Dio ma voleva solo metterne in risalto la natura divina (come se questo non fosse la stessa cosa!) 

Ma veniamo ad alcune nostre osservazioni (per i più esigenti!):

1) Chi sa perché qui la NM non ha reso il theòs con “Geova visto che Gesù sta parlando proprio di Dio Padre; comunque va riconosciuto che, trattandosi dello spirito di Dio come tale, almeno qui (unico punto di tutto il NT?) la qualifica di “spirito” è resa anche nella NM con la maiuscola;

2) Sussiste la stranezza di quel superfluo articolo indeterminativo “un” che, in questo contesto sembra proprio un numerale! Il che sarebbe confermativo dell’ideologia geovista secondo la quale Geova è proprio uno dei tanti spiriti esistenti nell’universo. Eh sì, perché se essere uno spirito significa avere un corpo spirituale (altrimenti ed equivocamente detto compartecipazione alla divina natura), Geova-Dio è proprio “uno” tra i tanti spiriti del pantheon geovista. L’essere Dio per Geova significa solo, tra tanti “potenti”, essere “onnipotente”. La sua differenza cioè, quanto ad essere Dio, sta solo nell’ordine della quantità di potenza, non altro. E l’avere Geova un corpo spirituale (= natura divina) lo fa essere solo uno dei vari spiriti in compagnia degli altri corpi spirituali posseduti da angeli, demoni e unti;

3) Rispetto a quanto operato dalla NM su Giovanni 1,1 notiamo una sperequazione. Se infatti il predicato nominale serve a indicare la natura del Verbo in Giovanni 1,1 e per questo la qualifica da esso espressa con la parola “DIO” merita la “d” minuscola; non si vede perché mai qui, in analoga situazione, essendo la parola “SIGNORE” un predicato nominale, essa non abbia ricevuto la “s” minuscola.

4) Il fatto che nella versione CEI “spirito” sia scritto con la minuscola nelle nostre Bibbie serve proprio a far capire che, trattandosi di un predicato nominale, si allude alla natura divina; come dire che Dio è fatto di spirito, senza alcuna parte materiale (“purissimo Spirito” recita il catechismo di S. Pio X). E’ evidente peraltro che Dio merita la maiuscola anche quando si tratta di Lui come Spirito Assoluto e Infinito.* Ma volendo parlare della sua natura o sostanza divina, per dire appunto che è “solo spirito” l’uso della “s” minuscola permette di evitare l’equivoco di ritenere che Dio sia tutto e solo “Spirito Santo” occultando la compresenza e la distinzione delle altre Persone divine! Si noti l’esattezza (non pignola) della risposta alle seguenti domande catechistiche per adulti: a) Domanda: Gesù è Dio? Risposta: Sì (la domanda chiede infatti se il Figlio sia di natura divina, e lo è); b) Domanda: Dio è Gesù? No, cioè non esclusivamente poiché Dio è indivisibilmente Padre Figlio e Spirito Santo (la domanda chiede infatti se la natura divina, che si esprime con la parola Dio, comprende la sola persona del Figlio Gesù, e perciò bisogna rispondere che invece comprende anche il Padre e lo Spirito Santo).

5) Va notato però che in questo punto la questione se usare la maiuscola o la minuscola per “spirito” è indecidibile sulla sola base della punteggiatura (che oltretutto non sta nell’originale che non la usava, essa viene aggiunta nei testi critici per nostra utilità di lettura!). Il greco infatti ha pnèuma (sottinteso, estìn) ho theòs e prima di pnèuma – nel testo critico del Merk edito dal Pontificio Istituto Biblico – c’è un punto fermo, così che tradurre “Spirito” con la maiuscola non è di per sé un fattore di scelta teologica indicante qualcosa di particolare; potrebbe essere solo la normale maiuscola che si usa dopo ogni punto fermo. Avremmo bensì avuto una indicazione teologica precisa se la costruzione della frase in greco fosse stata ho theòs pneuma (sott. estìn) ma così non è. Invece nel testo critico di Westcott e Hort (la KIT usata dal geovismo) prima di pnèuma c’è un punto in alto, che secondo la notazione del greco antico equivale a un punto e virgola o a due punti dei nostri. In tal caso scrivere “Spirito” con la maiuscola, come ha scelto di fare la WT, non può avere come scusante che la parola segue un punto fermo, e quindi indica una sua scelta teologica ben precisa: quella appunto di presentare Geova come “uno Spirito” tra i tanti, e la “S” a questo punto serve solo a indicarne l’eccellenza rispetto agli altri. 

* Non è un caso se la versione interlineare del Bigarelli, nella colonna che riporta la Nuovissima Versione della Bibbia ci mostra “spirito” con la minuscola, ma in nota si premura di rimandare opportunamente alla 2Corinti 3,17 ove, sempre nella colonna della Nuovissima, troviamo “Il Signore è lo Spirito, e dove c’è lo Spirito del Signore c’è libertà!”

About Sandro Leoni

Share this Entry

Sostieni ZENIT

Se questo articolo ti è piaciuto puoi aiutare ZENIT a crescere con una donazione