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Geova a Messa

Confronto tra cattolicesimo e geovismo sulle Letture della Liturgia di domenica 16 marzo 2014 – II Domenica di Quaresima (anno A)

Prima Lettura  Gen 12, 1-4

Nulla da osservare. 

Seconda Lettura 2Tm 1,8-10 

Figlio mio, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo. Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia. Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità, ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù. Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo. 

“ci ha chiamati con una vocazione santa…Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità”. Dato, per ipotesi di lavoro (ma non ammesso!), che San Paolo abbia scritto questa lettera rivolgendola, come dice il geovismo, a cristiani “unti”, cioè a quei 144.000 membri battezzati dallo “spirito santo” e resi “figli di Dio adottivi” destinati a regnare nei cieli, i quali ora sarebbero la “sposa di Cristo”, i “santi”, la “famiglia reale” eccetera… E’ certo che San Paolo allude ad una chiamata stabilita da Dio nel tempo anteriore alla creazione del mondo e anteriore anche alla creazione di Adamo ed Eva. Troviamo la conferma di questa stessa idea all’inizio della Lettera agli Efesini che dice: “3Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo.4In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità,5predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo,6secondo il beneplacito della sua volontà.”

Questo però è un punto di dottrina biblica gravemente deformato dal geovismo. Esso insegna infatti che Geova avrebbe ideato l’istituzione degli “Unti” non da prima della creazione ma dopo il peccato originale, come rimedio di redenzione. E la ragione per cui non lo ha fatto prima sarebbe il fatto che Lui ignorava che i progenitori avrebbero peccato. Ne abbiamo già parlato. La prescienza divina sulle azioni future dell’uomo (che noi riteniamo universale, connaturale e continua nella mente del Creatore) viene capita dal geovismo (figlio del protestantesimo) come predestinazione, come programmazione costrittiva, così che il Creatore, se prevedesse un peccato si renderebbe correo di esso perché ne predeterminerebbe l’attuazione. Conclusione? Geova non ha voluto indagare sul futuro di Adamo ed Eva per non predeterminarli a peccare diventando così complice del peccato! Lo stesso ragionamento viene applicato alla prescienza di Geova riguardo ai singoli Unti futuri. Il fatto di preconoscerli individualmente avrebbe reso Geova correo del peccato di apostasia di alcuni di loro predeterminandolo. Così si insegna che: 1) non li ha progettati dall’eternità ma solo dopo il peccato originale; 2) non li ha pensati individualmente ma solo “come classe”. E’ proprio il caso di dire che il nostro Dio è molto diverso da Geova.  

Vangelo Mt 17,1-9 

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti». 

“apparvero loro Mosé ed Elia, che conversavano con lui”. L’episodio – con il dialogo tra i personaggi e la proposta di Pietro di fare delle tende per il loro pernotto – sprizza realismo da tutte le parti, ma questo cozza contro la dottrina geovista che ritiene nullificati Mosé ed Elia! Il loro corpo è diventato polvere e l’anima, come noi la concepiamo, per il geovismo  non esiste. Quindi ecco che l’apparizione di quei due personaggi viene spiegata come mera apparizione, come cinematografo. Si glissa ovviamente sulla manifestazione delle loro intelligenze nel dialogare con Gesù; il che poi sarebbe una falsificazione organizzata da Dio se in realtà era solo Gesù a parlare davvero. E non si risponde neanche al problema che Gesù, dal geovismo definito “il grande Insegnante”, si sia prestato ad inculcare tale idea sbagliata della sopravvivenza umana nella mente degli apostoli. Infine ne va di mezzo Geova stesso perché deve essere stato Lui, e non Gesù – che come semplice uomo non aveva alcun potere di far miracoli – a realizzare quell’apparizione con relativa sceneggiata. 

“Il Figlio mio”. La NM ha “mio figlio” saltando come nulla fosse l’articolo determinativo presente nel greco “ò yiòs mou”. Ma è proprio quell’articolo che rende Gesù assai diverso da tutti gli altri figli di Dio, angelici e umani, che lo sono per creazione e/o adozione. Gesù è “il Figlio” a titolo unico, come Lui stesso ha sottolineato parlando del “Padre mio e padre vostro” e non abbinandosi mai all’insieme degli altri discepoli, nonostante che per il geovismo egli era un semplice Unto, come loro. Ma l’unicità è data dal fatto che egli non è Figlio per adozione come lo siamo noi battezzati, ma lo è per nascita eterna che va capita come generazione. Non a caso il nostro Credo recita “generato, non creato, della stessa sostanza del Padre”.* E’ per tale valenza unica, che lo rende della stessa natura del Padre, ben capita da Caifa e Sinedrio, che Gesù è stato condannato a morte come bestemmiatore.  Leggiamolo: “Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: “Sei tu il Cristo, il Figlio di Dio benedetto?”. Gesù rispose: “Io lo sono!” (Marco 14,61-62). Lo abbiamo già rilevato e pensiamo che sia un punto da consolidare. Suggeriamo per questo – cosa estremamente facile e rapida avendo il testo biblico in word – una ricerca sulla locuzione “il Figlio di Dio”. Se ne scoprirà con evidenza non solo la sua applicazione costante ed esclusiva a Gesù ma anche il suo senso pregnante di figliolanza divina. 

“prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti”. E qui la NM, come fa sempre nell’intento di sottolineare che Gesù non sarebbe Dio incarnato, usa il passivo dicendo: “finché il Figlio dell’uomo non sia destato dai morti”. Ma noi sappiamo che in Giovanni 2,19-21 Gesù parla espressamente della propria risurrezione e dice che ne sarà l’autore. Quindi siamo autorizzati a interpretare tutti i “risorse” in modo attivo, confortati in questo dalla convinzione teologica che Gesù era portatore di due nature e quindi voleva significare che la sua Persona divina, grazie alla onnipotenza che condivide con il Padre (e lo Spirito Santo) avrebbe risuscitato la propria natura umana mortale. E non è forse questo in linea con la assicurazione che era in suo potere riprendersi la vita una volta donatala con il suo sacrificio? (cf Giovanni 10,17-18) Questo almeno se si vuol credere alla Bibbia. Ma il preteso “Canale di Geova” la pensa diversamente e di conseguenza va ad interpretare a modo suo e se occorre ritoccare i testi. Sappiamo infatti che, riguardo a Giovanni 2,19-20 il geovismo ha fatto stampare che “Gesù non poteva proprio voler significare che avrebbe risuscitato se stesso” e, quanto a Giovanni 10,17-18, si è permesso di tradurre non che Gesù disse che aveva il potere di “riprendere” la vita ma che avrebbe detto: “Ho l’autorità di cederla, e ho l’autorità di riceverla di nuovo.” (NMrif) Questo sarebbe tradurre?… 

* Nel Salmo 110, da sempre ritenuto messianico, Dio Padre parla di generazione riguardo a Figlio.

110 (109)

Di Davide. Salmo.

Oracolo del Signore al mio Signore:
“Siedi alla mia destra,
finché io ponga i tuoi nemici
a sgabello dei tuoi piedi”.

2 Lo scettro del tuo potere
stende il Signore da Sion:
“Domina in mezzo ai tuoi nemici.

3 A te il principato
nel giorno della tua potenza
tra santi splendori;
dal seno dell’aurora,
come rugiada, io ti ho generato”.

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