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Genocidio armeno: la più grande canonizzazione della storia della Chiesa

Intervista all’arcivescovo Kissag Mouradián, primate della Chiesa armena in Argentina, all’indomani della grande celebrazione presieduta ieri da Karekine II a Echmiadzin

Ieri, vigilia del giorno che commemora il genocidio armeno, il Catholicos Karekine II ha canonizzato tutti i martiri uccisi dall’impero ottomano dal 1915 al 1917. Si è trattato della cerimonia di canonizzazione con il maggior numero di martiri nella storia della Chiesa; essa si è svolta nel pomeriggio all’aperto, davanti all’antica cattedrale di Echmiadzin, a pochi km dalla capitale. Durante la cerimonia, Karekine II ha affermato che “la canonizzazione dei martiri del genocidio dona un respiro nuovo di vita, di grazia e benedizione alla nostra esistenza cristiana e nazionale”. 

Alla fine della cerimonia – alla presenza del presidente Serzh Sarkisia, del card. Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei cristiani, e di molti armeni della diaspora – le campane hanno suonato in tutta l’Armenia, ma anche nei paesi del mondo dove vi sono consistenti comunità armene. Oggi a Erevan si terranno le cerimonie civili a ricordo del centenario del genocidio, alle quali sono stati invitati diversi capi di Stato.

Per commemorare l’evento ZENIT ha avuto l’opportunità di intervistare l’arcivescovo Kissag Mouradián, primate della Chiesa Apostolica Armena in Argentina, che già aveva partecipato a Roma alla Messa di commemorazione del genocidio avvenuta in Vaticano lo scorso 12 aprile, presieduta da Papa Francesco. Di seguito l’intervista.

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Ieri la canonizzazione del milione e mezzo di vittime del genocidio. Per quale motivo furono massacrate tutte queste persone?

La Turchia non vuole quindi riconoscere che fu un genocidio per paura che gli armeni reclamino il loro territorio? 

Una volta accettato che hanno cacciato questa gente dalle loro case e ucciso i suoi figli, il passo seguente sarebbe questo… Ma non credo che la Turchia voglia arrivare a questo secondo passo.

Del genocidio sono rimaste anche alcune fotografie. Incluse di persone crocifisse… 

Sí, ci fu tanta crudeltà, molta di più di quella che si possa immaginare.

Qual è la formula della beatificazione?
Non si menziona né il numero, né le persone, ma semplicemente si citano i fedeli martirizzati durante il genocidio, dopo la Prima Guerra mondiale.

Oggi gli armeni dove si incontrano?
Oggi ci sono 3 milioni di armeni in Armenia. La nostra patria ha un 30% del suo antico territorio, che passò ad essere parte dell’Unione Sovietica e che poi divenne indipendente nel 1991, a seguito della caduta della cosiddetta ‘Cortina di ferro’. Dopo il genocidio la popolazione, poi, si disperse in diversi paesi arabi: Siria, Libano, Egitto, Giordania, Cipro, o nei paesi vicini. In seguito arrivarono in zone molto più lontane, in particolare in Francia, una parte negli Stati Uniti o in Sud America, specialmente Argentina, Uruguay e Brasile. 

La Chiesa armena non dipende da Roma?

Noi armeni abbiamo i nostri riti, le nostre cerimonie, siamo una Chiesa ‘autocefala’ con due sedi: quella di Echmíadzin di tutti gli armeni e l’altra vicino Beirut, in Libano. E due patriarcati, uno di Gerusalemme e l’altro di Costantinopoli.

Qual è il suo attuale ruolo nella Chiesa armena?

Sono il primate dell’Argentina, che corrisponde alla santa sede di Echmíadzin di tutti gli armeni. Fino al 1983 in America Latina c’era una sola diocesi, oggi sono tre: Argentina, Brasile  e Uruguay.

Conosceva Bergoglio in Argentina?
Sí, una volta gli regalai anche una Jachka, la croce in pietra tipica del nostro paese.

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