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Pixabay CC0 - OmarMedinaFilms, Public Domain

Gb: quell’aborto “terapeutico” che discrimina i disabili

Lord Shinkwin, affetto da disabilità fisica dalla nascita, propone di eliminare “l’aborto terapeutico”, che consente di interrompere la gravidanza fino al giorno prima del parto

In Gran Bretagna “c’è una cultura alimentata dalla paura che rende difficilissimo obiettare all’aborto”. Lo rivela al settimanale cattolico Tablet il dottor Philip Howard, presidente del “Comitato etico medico” della Catholic Medical Association.

Howard denuncia l’ostruzionismo che viene esercitato ai danni dei ginecologi, ostetrici e infermieri che non praticano interruzioni di gravidanza per motivi di coscienza. Centinaia di testimonianze di individui e rappresentanti delle istituzioni sono al vaglio di unGruppo parlamentare a favore della vita”, che sta esaminando se non venga disattesa la clausola alla legge britannica sull’aborto del 1967 che rende legale l’obiezione di coscienza.

Che Oltremanica sia “difficilissimo obiettare all’aborto”, non solo da un punto di vista medico ma anche culturale, ne sa qualcosa Lord Kevin Joseph Maximilian Shinkwin, Barone di Shinkwin.

Questo 45enne affetto dalla nascita da una grave disabilità fisica è da anni in prima linea, alla Camera dei Lord come nella società civile, per l’affermazione della tutela giuridica, amministrativa e legislativa dei portatori di handicap.

È in questo orizzonte etico che si inserisce la sua battaglia, appunto tutt’altro che agevole, per fermare “l’aborto terapeutico” laddove i medici attestino la sussistenza di “un rischio sostanziale che il bambino nasca affetto da gravi anomalie fisiche o psichiche”.

In Gran Bretagna è possibile interrompere la gravidanza entro 24 settimane (fino al 1990 le settimane erano 28). Tuttavia l’aborto può essere consentito fino al termine della gravidanza (in teoria fino al giorno prima del parto), qualora vi sia questo “rischio sostanziale” di malformazioni del bambino.

Lord Shinkwin trova questa opzione fortemente discriminatoria. “Dov’è la giustizia, dov’è la coerenza, dov’è il principio di uguaglianza in una legge del genere?”, ha tuonato durante un discorso alla Camera di Lord circa un mese fa.

“Alla Camera dei Lord ci definiamo ‘Pari d’Inghilterra’, ma finché questa discriminazione rimane legale, devo realmente aspettarmi di essere io stesso considerato ‘uguale’?”, la sua considerazione. “E a questo punto – ha incalzato -, perché non introdurre simili differenziazioni di trattamento anche per il colore della pelle o l’orientamento sessuale?”.

La riflessione che poi propone ai suoi colleghi lord Shinkwin è incalzante: “Si può essere ragazzi e ragazze pieni di talento anche in presenza di una qualche forma di disabilità. Occorre costruire una società in cui le discriminazioni siano eliminate alla radice, ma senza paternalismo o pietismo. Anzi, si deve chiedere ai giovani con handicap di dare il massimo e, laddove possano, di puntare all’eccellenza”.

La battaglia di lord Shinkwin potrebbe non avere successo nell’immediato in termini legislativi. Del resto la Camera dei Lord ha un peso politico molto inferiore rispetto a quello della Camera dei Deputati. La sua tenacia, la sua testimonianza possono però creare un solco nelle coscienze dell’opinione pubblica britannica. Forse anche grazie a lui un domani, Oltremanica, non sarà più “difficilissimo” obiettare all’aborto.

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