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Vinod Narbar (Wikimedia Commons)

Gabon: la popolazione grata al Papa

Domenica scorsa all’Angelus, Francesco aveva denunciato la crisi istituzionale ed economica nel paese africano

Gratitudine e “grande gioia” sono state espresse dalla popolazione del Gabon, a seguito dell’appello di papa Francesco all’ultimo Angelus per il paese africano sull’orlo della guerra civile.

Lo riferisce in una intervista all’agenzia Fides, mons. Euzébius Chinekezy Ogbonna Managwu, vescovo di Port Gentil, in questi giorni a Roma per il seminario promosso dalla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli per i vescovi di recente nomina nei territori di missione.

“Ho ricevuto diverse chiamate dal Gabon di persone entusiaste per l’intervento di Papa Francesco”, ha dichiarato il presule, riferendo di fedeli che dicono: “il Papa prega per noi, non ci sentiamo abbandonati. È un forte incoraggiamento per tutti noi a continuare a pregare per il nostro Paese e per non perdere la speranza in un futuro migliore”.

Lo scorso 2 settembre, i vescovi gabonesi avevano esortato il paese a rispettare il risultato delle ultime elezioni presidenziali, in attesa della conferma del verdetto della Corte Costituzionale sulla vittoria del presidente uscente Ali Bongo Ondimba sullo sfidante Jean Ping.

“Si eviterà così lo scatenarsi della violenza con perdite di vite umane e distruzioni di beni pubblici e privati. Senza questo rispetto, a cosa serve organizzare delle elezioni e parteciparvi?”, avevano affermato i presuli.

Causa del malcontento della popolazione gabonese è la crisi causata dal calo del prezzo del greggio.

Nella diocesi di Port Gentil, “buona parte della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà – ha denunciato mons. Managu. Lo Stato sta effettuando tagli nell’amministrazione pubblica a causa della riduzione delle entrate petrolifere”.

Ai giovani della sua diocesi, il presule ha lanciato un appello: “Tornate alla terra, almeno avremo da mangiare. Infatti il Gabon ha tanta terra fertile abbandonata perché si è preferito importare le derrate alimentari, quando il prezzo del petrolio era alto. Ora invece dobbiamo imparare a diventare autosufficienti nella produzione di cibo”.

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