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“G” come Gloria

E’ tutta presente in Gesù: in quanto Figlio di Dio egli è “lo splendore della sua gloria, l’immagine della sua sostanza”

Gloria: un termine che la Chiesa sottolinea particolarmente in occasione della Pasqua, quando si celebra la Risurrezione del Signore. Nella Bibbia il concetto di gloria viene specificandosi nel passaggio dall’Antico al Nuovo Testamento: da un concetto di gloria inizialmente legato alla ricchezza si passa ad esprimere la gloria di Dio come la sua magnificenza legata alle sue grandi opere, per arrivare con Cristo alla manifestazione della stessa in Gesù, soprattutto nella suarisurrezione di Gesù.

Nell’Antico Testamento l’espressione “la gloria di Dio” designa Dio stesso in quanto si rivela nella sua maestà, nella sua potenza, nello splendore della sua santità, nel dinamismo del suo essere. La gloria di Dio ha quindi carattere di manifestazione. L’Antico Testamento conosce due tipi di manifestazioni della gloria divina: i grandi atti di Dio, e le sue apparizioni. A livello storico, Dio manifesta la sua gloria con i suoi interventi meravigliosi, i suoi giudizi, i suoi “segni”, tra i quali il primo grande segno storico è il passaggio del Mar Rosso. Il Dio dell’alleanza pone la sua gloria nel salvare e nel risollevare il suo popolo; la sua gloria è la sua potenza al servizio del suo amore e della sua fedeltà. Il secondo tipo di manifestazioni della gloria divina come realtà visibile è dove si ha l’irradiazione sfolgorante dell’essere divino. Sul Sinai questa gloria assume l’aspetto di un fuoco in cima al monte. Di qui la preghiera di Mosè: “Fammi vedere, ti prego, la tua gloria!” Dopo essersi accostato alla gloria di Dio nella nube, Mosè ritorna “con la pelle del volto raggiante”. San Paolo commenterà che si trattava “di una gloria tale che i figli d’Israele non lo potevano fissare”.

La rivelazione fondamentale del Nuovo Testamento è il legame della gloria con la persona di Gesù. Rispetto all’Antico Testamento, il concetto neotestamentario di gloria riceve una significativa amplificazione, che ha il suo fondamento nella nuova prospettiva escatologica. La gloria di Dio è tutta presente in Gesù. In quanto Figlio di Dio egli è “lo splendore della sua gloria, l’immagine della sua sostanza”. La gloria di Dio è “sul suo volto” e da lui essa irradia sugli uomini, come scrive san Paolo. La gloria di Dio si manifesta in Cristo nella sua vita, nel suo ministero e nella sua morte. È soprattutto l’evangelista Luca a far notare le manifestazioni della gloria di Dio in Cristo:  nella scena dell’Annunciazione la discesa dello Spirito Santo su Maria evoca la discesa della gloria nel santuario dell’Antico Testamento ; alla natività, “la gloria del Signore” avvolge della sua luce i pastori.La  gloria di Gesù traspare anche al battesimo di Gesù ed alla sua trasfigurazione, nei suoi miracoli, nella sua parola, nella santità eminente della sua vita, nella sua morte. Quest’ultima è l’atto di ingresso del Messia nella sua gloria,  e i segni che l’accompagnano rivelano nel Crocifisso lo stesso “Signore della gloria”. Nel Vangelo di Giovanni  la rivelazione della gloria nella vita e nella morte di Gesù è ancora più esplicita. Gesù è il Verbo incarnato, nella cui carne abita e si rivela la gloria del Figlio unico di Dio. Essa si manifesta fin dal primo “segno” di Cana; la gloria appare nell’unione trascendente di Gesù con il Padre che lo manda, meglio ancora nella loro unità;le opere di Gesù sono le opere del Padre che, nel Figlio, le compie e vi rivela la sua gloria, luce e vita per il mondo. La gloria risplende soprattutto nella passione, che è l’ora di Gesù, la più grande delle teofanie: Gesù si “consacra” alla sua morte con piena lucidità, in obbedienza al Padre, e per la gloria del suo nome e per amore dei suoi fa libero dono della sua vita. Nel Vangelo secondo Giovanni la croce, trasfigurata, diventa il segno della elevazione del figlio dell’uomo. Il Calvario offre agli sguardi di tutti il mistero divino di Gesù. L’acqua ed il sangue, sgorgati dal costato di Cristo, simboleggiano la fecondità della sua morte, sorgente di vita: tale è la sua gloria.

Nella Pasqua Cristo entra nella gloria divina che il Padre, nel suo amore, gli ha dato prima della creazione del mondo e che gli appartiene come Figlio alla pari del Padre. L’uomo-Dio è stato preso nella nube divina, “elevato in alto”, “assunto nella gloria”, come dice ancora san Paolo. Tale gloria di Cristo è manifestazione di santità, di luce, di potenza, di vita. Gesù risorto irradia questa gloria in tutto il suo essere.

Infine, la gloria di Cristo risorto si riflette nei cristiani, trasformandoli a sua immagine “di gloria in gloria”. In essi la glorificazione di Cristo giunge a compimento. In essi il sacrificio di Gesù porta il suo frutto a gloria del Padre e del Figlio.

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