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Pregnant woman

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Francia: vescovi contro una campagna del Governo pro-aborto

I presuli francesi sottolineano la “contro-verità” dietro la propaganda abortista e ricordano che l’interruzione di gravidanza è “atto grave” che ferisce profondamente le persone che la vivono

“Ivg : mon corps, mon choix, mon droit” (“Interruzione volontaria di gravidanza: il mio corpo, la mia scelta, il mio diritto”). Questo il motto lanciato dal Governo francese a favore dell’aborto. La campagna ha destato più di una perplessità, a cominciare da quella della Conferenza episcopale. Mons. Olivier Ribadeau Dumas, portavoce dei vescovi francesi nonché segretario generale della Conferenza episcopale, “sottolinea l’approccio individualista al dramma dell’aborto. Il diritto assoluto accordato alla madre sul suo corpo giustificherebbe il diritto a sopprimere la vita nascente”.

La Campagna – riferisce l’agenzia Sir – insiste sulla libertà fondata sull’informazione ma i vescovi mettono fortemente in guardia sul fatto che questa informazione mette in secondo piano la vita nascente. Il sito web, che accompagna la Campagna, sostiene che “il diritto all’aborto è sostenuto all’unanimità dai francesi”. Mons. Dumas non esita a definire quest’asserzione “una contro-verità che viola la libertà di tante persone a pensare in modo diverso”.

Di qui la “urgente necessità” sottolineata dalla Conferenza episcopale francese “di non considerare l’aborto come un incidente di percorso nella vita, ma come un atto grave che coinvolge e segna spesso in modo profondo e durevole le persone che lo vivono: le donne, ma anche gli uomini e le famiglie”. Persone, quelle ferite da un’esperienza di aborto, che la Chiesa sostiene con sollecitudine, come dimostrano le molte organizzazioni dedicate all’informazione, all’accoglienza e al loro sostegno.

Infine mons. Dumas rileva che questa Campagna del Governo a favore dell’aborto arriva in un momento in cui in Francia si sta dibattendo la legge sulla salute dove sono contenute “misure inquietanti” come quella volta ad agevolare l’emissione della contraccezione d’emergenza ai minori e la fine del periodo obbligatorio di una settimana tra la visita medica e l’aborto. E conclude: “In un’epoca in cui la fragilità umana e la povertà minano le nostre società, la protezione del nascituro come l’accoglienza delle situazioni di difficoltà rientrano in una ecologia integrale che rispetta ogni uomo”.

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