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Francia: la Cassazione sdogana l’utero in affitto

Proibita dalla legge, questa pratica riceve ora legittimità dai giudici. Coro di proteste contro una sentenza che riduce donne e bambini a “oggetti di consumo”

Una pratica condannata pubblicamente dalla legge riceve il placet per via giudiziaria. Il paradosso si è consumato in Francia, dove la maternità surrogata è ora legittimata da due sentenze congiunte della Corte di Cassazione, le quali hanno autorizzato la trascrizione all’anagrafe francese di due bambine partorite quattro anni fa in Russia da donne locali che, dietro compenso, hanno accettato di cedere le neonate a una coppia omosessuale francese.

I giudici d’Oltralpe hanno ritenuto sufficienti le attestazioni di paternità biologica fornite dalle autorità russe, così da richiedere che allo stato civile francese le bambine siano iscritte come figlie dei genitori biologici, ossia la madre russa e il padre francese. Respinta invece la richiesta di esprimersi sullo status, verso le bambine, del compagno del padre biologico.

Più di un anno fa, la Corte europea dei diritti dell’uomo aveva recapitato a Parigi una condanna formale imponendole di riconoscere i bambini nati all’estero attraverso l’utero in affitto. La Francia, decidendo di non fare ricorso, aveva manifestato implicitamente il proprio impegno a cambiare modus operandi. Ed è stato questo richiamo a sollecitare il recente verdetto della Cassazione.

Il parere dei giudici è stato accolto con moderazione dal Governo. Il premier socialista Manuel Valls ha affermato di aver “preso atto” della sentenza, al contempo ha però assicurato che la pratica resterà “un divieto assoluto”. Un atteggiamento, quello di Palais Royal, che appare a molti degno di Ponzio Pilato.

In Francia la discussione va avanti da mesi. Muriel Fabre-Magnan, professore di Diritto all’Università Parigi 1, sulle pagine di Le Figaro aveva scritto mesi fa che “continuare a proibire l’utero in affitto in Francia, mentre si obbliga a riconoscere i figli nati dalla stessa pratica all’estero, costituisce un incoraggiamento inammissibile a violare la legge”. Secondo il giurista, è così che si genera discriminazione nei confronti di quanti non hanno i soldi per potersi recare in Paesi dove l’utero in affitto è consentito sobbarcandosi le ingenti spese. La previsione di Fabre-Magnan è dunque che “si farà sempre più forte la pressione per legalizzare anche in Francia la formula dell’utero in affitto ‘etico’”, che lo stesso docente ritiene “una contraddizione in termini”.

Severo anche il parere di Aude Mirkovic, docente di Diritto privato all’Università di Evry e portavoce dell’associazione Giuristi per l’infanzia. “La Cassazione ha perso la propria credibilità – osserva il giurista – perché avrebbe dovuto resistere e invece ha riprodotto servilmente gli ordini aberranti della Corte europea. Oggi, è mancata la volontà di proteggere i diritti dei bambini”. Mirkovic ritiene poi che “da parte sua il Governo avrebbe potuto e dovuto presentare un ricorso a Strasburgo”.

Da Strasburgo a Bordeaux, dove è sindaco Alain Juppé, già ministro degli Esteri ai tempi della presidenza di Nicolas Sarkozy, fondatore ed attuale presidente del partito di centro-destra Ump. Commentando la sentenza della Cassazione, Juppé ha definito l’utero in affitto “un affronto alla dignità umana” e l’atteggiamento dei giudici un “dispetto” nei confronti “della volontà del legislatore” che ha posto il divieto a questa pratica.

Senza fornire ulteriori dettagli, il sindaco di Bordeaux ha annunciato che prenderà provvedimenti per garantire che la legge possa proteggere ancora “le persone più deboli, cioè donne e bambini”, e per “ripristinare il divieto di stipulare accordi di maternità surrogata”.

Divieto la cui tutela viene invocata anche dalla Chiesa. Padre Bruno Saintôt, responsabile del Dipartimento di bioetica del Centro Sèvres, l’Istituto superiore di formazione gestito dai gesuiti in Francia, pone provocatoriamente una domanda: “Un figlio è qualcosa che si acquista o una persona che si accoglie?”.

Chiarissimo il suo punto di vista sull’utero in affitto. Il gesuita ricorda che un figlio è “un valore assoluto”, quindi “la sua generazione e gestazione devono essere in accordo con il suo valore incondizionato e con i legami umani fondamentali della sua esistenza, ovvero i legami parentali”. Padre Saintôt sottolinea inoltre che l’altra vittima dell’utero in affitto è la donna, la quale viene “strumentalizzata” a mero “oggetto di produzione”. Di qui il suo appello affinché essa “non sia sottoposta alle leggi di mercato”.

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