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Francesco sbarca nel “Paese dal calmo mattino”

Una terra separata da Roma nello spazio di 8970 Km e nel tempo di undici ore e mezza di volo, diventa il centro del mondo con la presenza del Vescovo di Roma

L’atmosfera percepita alla base aerea di Seoul è quasi fiabesca poiché l’alta temperatura stagionale e l’influenza del Pacifico che stringe la penisola coreana tra il Mare Giallo e il Mare del Giappone, stende una coltre nebbiosa sul suolo offrendo uno scenario surrealista.

Ai piedi della scala anteriore la presidente della Repubblica, Park Geun-hye ha voluto rendere omaggio di persona a Bergoglio. In carica dal dicembre 2012, figlia del dittatore Park Chung-hee, ha chiesto pubblicamente perdono per le violazioni dei diritti umani commessi dal padre, pur definendo “necessario” il suo colpo di Stato del 1961.

Dopo l’esecuzione degli Inni e la rassegna della Guardia d’Onore, in casacca blu e pantaloni bianchi, Papa Francesco fa il suo ingresso a Seoul quando a Roma sarebbero le 4 del mattino inoltrate.

Due bambine, nei costumi locali, porgono dei fiori a Papa Francesco in cambio di un bacio, una carezza e un sorriso. Sono gesti che ricorderanno per sempre e attraverso quei due piccoli rappresentanti della Corea, l’intero paese offre il benvenuto al Papa.

Ai bordi del tappeto rosso una rappresentanza delle differenti categorie sociali del Paese: giovani, lavoratori, professionisti, preti, religiosi, una missionaria da cinquant’anni, familiari dei prossimi beati, vittime della guerra e del naufragio del Sewol, un’immigrata boliviana che gli parla in spagnolo, ma anche disabili e anziani, quelle categorie che la cultura dello scarto relegherebbe alle periferie esistenziali che anche in Corea non mancano.

Gente comune che vive con dignità l’impegno alla “costruzione della città”. Le campane delle chiese suonano a festa ricordando le grandi campane che suonavano all’apertura e chiusura delle porte della città quando era circondata da un perimetro murario alto sei metri durante la dinastia Joseon nel XIV secolo.

Seoul che dal 1960 guida come capitale della Corea del Sud l’incredibile sforzo di ricostruzione e modernizzazione del Paese, apre le porte e spalanca le sue braccia al successore di Pietro. E’ qui che vive il 24% dell’intera popolazione della penisola. 

Teatro di occupazione militare durante la guerra degli anni 50 ha registrato quasi tre milioni di vittime. Dopo le Olimpiadi del 1988 e i Campionati del Mondo di Calcio del 2002, con l’arrivo del Papa Seoul si riqualifica ulteriormente.

La Corea ha già ricevuto San Giovanni Paolo II nel 1989 e cinque anni prima, nel 1984 in occasione del 200° anniversario di nascita della Chiesa cattolica celebrato con la canonizzazione di 103 martiri locali.

Dopo venticinque anni dall’ultima visita pastorale di un Pontefice, il Paese vuole nuovamente fare memoria delle sue glorie cristiane, con la beatificazione  questa volta dei “padri della fede”, i primi che conobbero il martirio per testimoniare Cristo. Si svolge in questi giorni anche la VI giornata della gioventù asiatica. E’ ad essi che guarda la Chiesa e il Papa. Il motto è: “Gioventù dell’Asia! Alzati! La gloria dei martiri brilla sopra di te!” Dagli errori del passato possono trarre esperienza i giovani della generazione presente per lavorare nel segno dell’unità e della riunificazione delle due Coree.

Nel logo del Viaggio Apostolico, due strisce sovrapposte azzurre (colore simbolo della misericordia divina) raffigurano il mare e una barca a forma di coltello, in riferimento al sacrificio dei martiri della Chiesa Coreana; al centro due “tae-geuk” dai colori delle bandiere delle due Coree, blu e rosso si intrecciano come auspicio della riunificazione.

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