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Francesco per la seconda volta in Asia, ricordando Giovanni Paolo II

Padre Lombardi presenta in Sala Stampa vaticana il programma del settimo viaggio internazionale di Francesco in Sri Lanka e nelle Filippine, in programma dal 12 al 19 gennaio

È un anno “intenso” quello che si prospetta davanti a Papa Francesco, che verrà inaugurato da un’altrettanta intensa visita apostolica in Sri Lanka e nelle Filippine, in  programma per i prossimi 12-19 gennaio. Un viaggio “complesso”, come lo ha definito oggi padre Federico Lombardi, illustrandone il programma ai giornalisti in un briefing in Sala Stampa vaticana. Un viaggio che riporta il Pontefice argentino per la seconda volta in Asia, a pochi mesi dal pellegrinaggio in Corea del Sud di agosto, e per la settima volta in giro per il mondo.

Un viaggio che rimarca ancora la grande attenzione del Vescovo di Roma per il continente asiatico, che il suo predecessore Benedetto XVI in otto anni di pontificato non ebbe l’occasione di visitare. “C’era bisogno quindi di recuperare la presenza del Papa in questa parte del mondo così preponderante”, ha detto Lombardi.

Fino a un certo punto però, visto che nei due paesi rimane vivo, anche se dopo decenni, il ricordo dei viaggi di due Papi del passato: Paolo VI, che solcò queste terre nel “grandissimo” viaggio del 1970 in Asia e Australia (visitò lo Sri Lanka sulla via del ritorno), e soprattutto Giovanni Paolo II che si recò nei due paesi nel 1981 “durante uno dei suoi mega viaggi”. Wojtyla tornò poi 14 anni dopo nelle Filippine per la famosa Giornata Mondiale della Gioventù di Manila del 1995, che registrò un boom di oltre 4 milioni di presenze.

Proprio i significativi viaggi dei predecessori saranno “la premessa” che animerà ogni tappa, discorso o gesto di Bergoglio nel suo imminente pellegrinaggio, “in una grande continuità e comunione spirituale”. Basti pensare, ha sottolineato padre Lombardi, che l’evento clou della visita nello Sri Lanka, la Messa a Colombo per la canonizzazione di padre Giuseppe Vaz – il religioso oratoriano vissuto tra il XVII e XVIII secolo, che svolte un’importante opera di evangelizzazione nel paese, in un periodo di limitazioni per la Chiesa -, avverrà 20 anni dopo la celebrazione della sua beatificazione presieduta da Wojtyla sempre nella ex capitale.

Ma, oltre al ricordo dei due Papi del passato, ci sarà molto di più nel viaggio di Francesco. A cominciare dalla preghiera per la riconciliazione dello Sri Lanka, lacerato internamente da una guerra civile durata 30 anni tra etnie cingalese e tamil che terminò nel 2009 causando un numero indicibile di morti. O dall’abbraccio consolatorio per i familiari delle vittime del tifone Yolanda, uno dei peggiori della storia che, oltre a circa 100mila case, distrusse la vita di 15 milioni di persone.

Le due stesse popolazioni, memori di questi tristi eventi del passato, hanno espresso attraverso i loro vescovi il desiderio di avere in mezzo a loro la presenza del Santo Padre, “come conforto, come compassione per un popolo molto provato”. Insomma, Francesco “aveva ragioni a sufficienza” per volare in Asia, ha detto Lombardi, e, vista la collocazione geografica, in un solo colpo farà sentire la sua presenza ai fedeli di entrambi i paesi.

Fedeli che in Sri Lanka – ha annotato il portavoce vaticano – sono circa il 7%, per lo più cattolici: una presenza minoritaria di fronte ai buddisti che rappresentano il 70% della popolazione, gli induisti il 12-13%, e i musulmani il 10%. Laddove le Filippine sono invece il paese ‘più cattolico’ dell’intera Asia.

Tornando al programma, la visita nel Ceylon comincerà di fatto martedì 13, quando il Papa atterrerà a nel paese, in un periodo distaccato dalla campagna elettorale per le elezioni presidenziali. “Sperando che i risultati non portino inconvenienti per la visita”, ha osservato padre Lombardi.

A Colombo, il Papa vivrà delle giornate piene scandite da appuntamenti importanti come l’incontro con i rappresentanti delle diverse religioni nel Bandaranaike Memorial International Conference Hall, martedì 13, e la Messa di canonizzazione di padre Vaz, nella Galle Face Green, a cui si prevede la partecipazione di migliaia di persone.

Da segnalare anche la preghiera nel Santuario di Nostra Signora del Rosario a Madhu, il luogo mariano più frequentato del Paese, anche da non cattolici, situato a nord, dove si concentra la maggioranza tamil e dove quindi è forte la memoria del  “lunghissimo e sanguinoso conflitto interno” che ha visto la quasi totale eliminazione della resistenza tamil, concretizzatasi con le famose ‘Tigri’ che combattevano per la liberazione del paese.

Un altro momento mariano sarà la visita mattutina, prima di recarsi in aeroporto, giovedì 15, alla cappella di “Our Lady of Lanka” a Bolawalana, seguita da un breve saluto nell’Istituto Culturale Benedetto XVI, nato per collaborare con le autorità per ricostruire la nazione dopo la guerra civile.

Alle 9, il Pontefice prenderà quindi il volo per Manila, dove atterrerà dopo circa sei ore. Nelle Filippine, Francesco troverà un popolo in festa, che già si prepara al 500° anniversario dell’evangelizzazione del paese, nel 2021. Un popolo che tuttavia non dimentica le sue ferite come la dittatura di Marcos, la rivoluzione non violenta, l’assassinio del senatore Benigno Aquino durante il suo rientro dall’esilio, seguito dalla presidenza della “cattolicissima” vedova Corazon Aquino, madre dell’attuale presidente Benigno Aquino III.

Due, in particolare, saranno gli appuntamenti più attesi nell’arcipelago: anzitutto l’incontro di venerdì 16 gennaio con le famiglie, realtà fortemente radicata nella cultura Filippina, durante il quale alcuni gruppi daranno la propria testimonianza di come la solidarietà familiare riesca a superare difficili problematiche quali la povertà, le migrazioni e la disabilità. “Pensate – ha riferito padre Lombardi – che un gruppo è formato da 30 persone guidato da una matriarca che ha 100 anni… Ci saranno tanti figli, tanti nipoti, anche un trisnipote a mettere la ghirlanda intorno al collo del Santo Padre”.

Dello stesso tono l’incontro con la vivace gioventù filippina, domenica 18 gennaio, nel campo sportivo della Università Santo Tomas a Manila, il più antico e grande ateneo pontificio dell’Asia. Anche qui tre testimonianze: una ex ‘ragazza di strada’ ora studentessa universitaria, un giovane che parlerà delle nuove tecnologie e del disorientamento dei veri valori, e un volontario del tifone.

Si segnalano anche: l’incontro con il clero nella Cattedrale dell’Immacolata Concezione a Manila, una delle più antiche dell’Asia, distrutta e ricostruita infinite volte nel corso dei secoli; poi il pranzo con alcuni sopravvissuti di Yolanda e la benedizione del Pope Francis Center for the Poor, costruito con i contributi di “Cor Unum”.

A concludere il settimo viaggio internazionale la “super Messa” di domenica 18 gennaio del Santo Niño, devozione molto radicata nel popolo filippino, nel Rizal Park di Manila. Ovvero il medesimo luogo della Messa storica di Giovanni Paolo II nella GMG del ’95, che registrò un’affluenza tale da costringere il Papa a raggiungere l’altare in elicottero. “Vediamo se i filippini riusciranno a fare a gara con questo…”, ha scherzato padre Lombardi, aggiungendo che “l’entusiasmo è lo stesso, vediamo cosa succede”.

Il rientro è previsto quindi per lunedì 19, con un volo di circa 14 ore, durante il quale “il Papa forse avrà tempo di conversare con i giornalisti” e solcherà diversi paesi tra cui la Cina.

Francesco, infine, pronuncerà tutti i suoi discorsi in inglese e si muoverà quasi sempre, anche per lunghi tragitti, in papamobile (ne sono state preparate cinque nei due paesi), perché “non vuole chiudersi nelle automobili”, ma far sentire il suo vivo abbraccio a questi popoli che lo desiderano.

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