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Francesco il ribelle, solo tra i “lupi”

Presentata in Vaticano la docu-fiction argentina su Papa Bergoglio

Nella mattinata di ieri, 14 dicembre 2015, la Filmoteca Vaticana celebrando il 46° anniversario dell’ordinazione sacerdotale di papa Francesco, ricordato nel giorno di Santa Lucia, ha proiettato in anteprima e per la stampa la prima puntata della docu-fiction argentina Francesco, il papa ribelle, la quale andrà in onda su History (in esclusiva su Sky), a partire da questa sera per quattro appuntamenti settimanali.

Si tratta della prima serie tv su Papa Francesco, costruita sulla base dell’unica biografia autorizzata, El jesuita, scritta da Francesca Ambrogetti e Sergio Rubin, le cui pagine sembrano essere state proiettate direttamente sul grande schermo per la peculiarità di alcuni “brani-video” rispetto al testo scritto.

L’aspetto inedito, del tutto sorprendente, di questa nuova produzione incentrata sulla vita di Jorge Mario Bergoglio e sulla sua elezione a Papa, è certamente il fatto che già dalla prima puntata ci siano chiarissimi riferimenti agli episodi riguardanti la seconda stagione di Vatileaks, la quale vede protagonisti indiscussi i due giornalisti, Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi, autori di due libri sulle finanze vaticane, e Francesca Immacolata Chaouqui e Mons. Lucio Angel Vallejo Balda, finiti sotto processo (assieme ai due giornalisti italiani) per aver sottratto illecitamente dei documenti importanti sui bilanci della Santa Sede.

I produttori della docu-fiction, già trasmessa in America Latina e in fase di doppiaggio per essere venduta in altri paesi europei, negano qualsiasi legame della sceneggiatura con le cronache vaticane più recenti (nella prima puntata si vede una donna, membro della Commissione istituita dal Papa per far luce sui conti dello Ior, consegnare dei documenti a terzi), anche perché – riferiscono – “al tempo in cui sono state avviate le riprese, ancora nessuno conosceva cosa stesse accadendo dentro le mura pontificie”. Certamente, le spiegazioni sono più che legittime, ma si potrebbe dire che queste quattro puntate potranno godere di un interesse generale da parte del grande pubblico raramente posto dinanzi a un rifacimento cinematografico dei più recenti fatti di cronaca. Questa casuale coincidenza, per certi versi, potrà accendere ulteriormente i fari dell’opinione pubblica su una vicenda – quella della corruzione – molto considerata dallo stesso Papa, il quale ieri mattina parlando ai Gruppi del Progetto Policoro della Conferenza Episcopale Italiana, riuniti nell’Aula Paolo VI, è tornato a denunciare l’indifferenza della società moderna sempre più corrotta e per niente meritocratica nei riguardi di chi cerca di affermarsi.

Stando alla prima puntata, intitolata Chiamato da Dio, la docu-fiction si presenta forte sotto molteplici aspetti, ma poco attraente e veritiera verso altri: convincenti sono le ambientazioni vaticane, meno verosimili le ambientazioni a Buenos Aires, troppo affini a una realtà teatrale più che cinematografica; suggestive e concilianti le musiche di sottofondo tese a far concentrare l’attenzione del pubblico su un determinato dettaglio o personaggio, accompagnate da primi piani degli attori di tutto riguardo. Appena diventato papa, Francesco prende le sue prime decisioni per combattere la pedofilia e la cattiva gestione delle finanze vaticane ma, mentre compie dei gesti “rivoluzionari”, come aprire le porte del Vaticano ai poveri e pranzare con loro, torna indietro con la mente agli anni della sua infanzia indagando i rapporti familiari, gli studi, il primo amore e la vocazione religiosa. Riuscitissima è la tecnica docu-fiction, la quale si avvale degli interventi autorevoli dei due biografi autori di El jesuita, ma anche di Ezio Mauro, direttore di Repubblica, Marco Politi, vaticanista de Il Fatto Quotidiano, e di Javier Martinez- Brocal, direttore di Rome Reports, che contribuiscono a far emergere un ritratto inedito del Papa e dell’uomo posto alla guida della “barca di Pietro”.

Se da una parte il grande pubblico sarà accompagnato da pagine attendibili della biografia bergogliana, dall’altra rimarrà vittima di toni a-storici molto accattivanti introdotti nel racconto per ragioni di propaganda e di marketing. La fiction, infatti, tratteggia un Vaticano e una realtà curiale marce, in balia di vescovi e cardinali troppo interessati alla politica e al potere del “dio denaro”, in grado di arrivare a minacciare la stessa vita del Santo Padre. I coordinatori del canale Sky History, al termine della proiezione hanno spiegato che la docu-fiction non si presenta con toni scandalistici tesi a creare polemiche ma così appaiono invece talune dichiarazioni presenti nella prima puntata (e probabilmente nelle successive), finalizzate a creare e ad ampliare i toni di una “leggenda nera”, che vedrebbe in Francesco il nuovo Papa Luciani, assassinato – si racconta nella fiction – per ragioni economiche e di riforma interne al Banco ambrosiano. Egli viene inquadrato come solo tra i “lupi”, per citare il suo predecessore Benedetto XVI, e lontano da ogni agio e mondanità, risorse di cui si nutrono – d’altro canto – gli uomini collocati ai vertici dei dicasteri vaticani poco inclini ad accettare la rivoluzione di Francesco, il Messaggero argentino, che non ha bisogno di essere disegnato con i tratti mitici dell’eroe, che deve superare innumerevoli prove per conquistare il vello d’oro… pardon, la trasparenza della Chiesa.

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