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Francesco e Fidel: in dono i libri di don Alessandro Pronzato, lo scrittore stimato da Paolo VI

Il Beato Montini dopo aver letto alcune opere del sacerdote torinese lo incoraggiò a continuare con il suo stile “brillante ed incisivo”

lider maximo vive da sette anni per motivi di salute, da quando, cioè, ha ceduto il potere nelle mani del fratello Raùl.

 

A Fidel Papa Francesco ha donato a due libri scritti da don Alessandro Pronzato: il primo,  intitolato «La nostra bocca si aprì al sorriso. Umorismo e fede», è dedicato al buon umore e all’allegria come componenti importanti della vita spirituale, il secondo è intitolato «Vangeli scomodi». Alessandro Pronzato è nato a Rivalba in provincia di Torino nel 1932. Ordinato sacerdote da Mons. Giuseppe Angrisani nel 1956, si è dedicato all’insegnamento e al giornalismo tenendo annualmente interessanti conferenze incentrate sulla fede e sull’autentico rapporto che unisce l’uomo a Dio. In seguito Don Alessandro, sostenuto e incoraggiato dal suo padre spirituale e da don Giovanni Barra, è divenuto autore di numerose opere tradotte in varie lingue (saggistica prevalentemente religiosa, testi di spiritualità, opere antologiche, biografie), nel 1994 ha curato Il breviario di don Camillo
 
Il Beato Paolo VI dopo aver letto alcune sue opere lo incoraggiò a continuare con il suo stile “brillante ed incisivo”. Don Pronzato, che da molti anni collabora a Radio Maria con rubriche fisse, è dunque autore di oltre cento opere, tradotte in molte lingue e vendute in tutto il mondo, sino ad arrivare nelle terre asiatiche del Giappone. Esordì come scrittore nel 1965 con un libello intitolato Le frontiere della Misericordia, Gribaudi editore, scritto nel cuore degli anni in cui tutto il mondo, compreso il Vaticano, con Papa Giovanni XXIII, si mostravano preoccupati per il progredire della Guerra Fredda che contrapponeva temibilmente i due “poli della terra”, Stati Uniti d’America e Unione Sovietica.
 
A quest’opera fece seguito Ma io vi dico (1966), che ottenne 6 edizioni in un solo anno, ma l’opera che lo ha reso noto al grande pubblico e alla critica italiana e d’Oltralpe è stata Vangeli Scomodo del 1966, giunta oggi alla ventisettesima edizione e tradotta in venti lingue. Uno dei suoi lavori più recenti è proprio «La nostra bocca si aprì al sorriso», del 1° maggio 2004, che stabilisce con intuizioni sorprendenti, i rapporti tra umorismo e fede, tema che – tra le altre cose – è stato affrontato da Papa Francesco nel volume “Dio ride”, in cui Bergoglio – ispirato dalla frase tratta dal Libro del Siracide: ‘Figlio, per quanto ti è possibile, non privarti di un giorno felice’ – mette in guardia dalla “malattia della faccia funerea”, quella delle persone burbere e arcigne, le quali ritengono che per esser seri occorra dipingere il volto di malinconia, di severità e trattare gli altri – soprattutto quelli ritenuti inferiori – con rigidità, durezza e arroganza. L’ironia è sapienza. E questo lo intuisce non solo il credente, che dovrebbe conoscere meglio di altri l’abbandono al disegno provvidenziale di Dio, ma anche il non credente, che sul suo cammino incontra la consolazione dell’amore. “La fede è festa – scrive il Papa – i santi sono tra noi… e ci sorridono”. 
 
Al sacerdote e scrittore piemontesee il Papa ha scritto una “lunghissima lettera” in cui lo definisce “suscitatore di rimorsi”. Nello scritto, “giunto a sorpresa”, ha raccontato don Pronzato, Papa Francesco sostiene che nella Chiesa c’è ancora bisogno dei libri del prete originario di Rivalba (Alessandria). Una considerazione che conferma, nel 2015, il mandato che il prete aveva ricevuto decenni fa da Paolo VI, di intraprendere “il servizio della penna”. Papa Francesco aveva affermato don Pronzato nel giugno scorso, scrive anche che quando era arcivescovo di Buenos Aires si serviva spesso dei suoi libri “e mi ha chiesto di fargliene inviare alcune copie che vorrebbe consegnare a Castro nella sua visita a Cuba nei giorni precedenti il viaggio di settembre negli Stati Uniti”.
 

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