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Francesco d’Assisi: il Santo della gratuità

Celebrare il Santo assisiate significa rinnovare un inno alla vita che presenta difficoltà, dolori, incomprensioni, ma sempre offre la possibilità di ricominciare e compiere gesti di conversione

San Francesco di Assisi è un archetipo dell’operatore di pace dichiarato beato dal Vangelo. Egli ha vissuto tutta la sua vita per costruire la pace nella Chiesa, nella società e nel cuore delle persone. Francesco ha ricevuto l’invito a ricostruire la Chiesa sul fondamento della pace evangelica. La mondanità, il desiderio di ricchezze, la ricerca del carrierismo ecclesiastico, l’indifferenza verso i poveri, la freddezza verso gli ammalati, l’inospitalità dei bisognosi, la dimenticanza dei prigionieri, sono stati da sempre morbi che hanno afflitto la vita della Chiesa in ogni tempo.

Francesco ha rivoluzionato la Chiesa riportando lo stile di vita delle prime comunità cristiane. Normalmente si pensa che effettuare grandi cambiamenti significhi proporre qualcosa che stravolga le abitudini del passato, in nome di un modernismo che presume di essere superiore alla tradizione. Francesco insegna alla Chiesa che le riforme sono il frutto di uno spirito evangelico, il quale fonda le sue radici nell’essenza del Vangelo e nello stile di vita della prima comunità di Gerusalemme. La novità che suggerisce lo Spirito Santo è nel trovare sempre nuovi spazi dove annunziare il Vangelo, per adattare il linguaggio e per essere compresi da tutti, dialogare con tutte le istituzioni ed accogliere tutti senza discriminazioni.

Francesco ha rinunziato ai suoi beni, ai divertimenti e a una vita comoda per vivere un amore incondizionato e vero per il Signore Gesù Cristo. Il celebre episodio della sua spogliazione è stato il vertice di un cammino di fede, che lo ha condotto a rivestirsi dei pensieri, dei sentimenti e delle opere che Dio desidera da un cristiano. La parola “rinunzia” sembra essere stata cancellata dal vocabolario, perché viene ritenuta come un’assurdità, un volere poco bene a se stessi, un perdere qualcosa senza avere nulla in cambio.

La regola d’oro “c’è più gioia nel dare che nell’avere” esprime la ricompensa della rinunzia. La gioia nasce nel cuore dell’uomo quando accogliamo la grazia di Dio di essere generosi, di pensare ai bisogni dell’altro, di condividere quello che abbiamo senza chiedere nulla in cambio. Cercare la ricompensa e la gratitudine da parte di chi può darci qualcosa in contraccambio, ci porta a fare scambi di favore con coloro che ci possono ricompensare. Francesco ci invita a riflettere sul dono della pace e della gioia che nasce da quel desiderio di amare gratuitamente l’altro perché è nostro fratello, e perché abbiamo la certezza che Dio darà il centuplo a coloro che donano gratuitamente.

La superbia della mente e la miopia del cuore ci rendono invisibili le ricompense che Dio ci dona, perché lo spirito della menzogna ci porta a pensare che tutto è frutto delle nostre fatiche. La ricompensa di Dio ci sarà alla fine dei tempi. Ognuno sarà ricompensato secondo le sue opere. Francesco ha custodito sempre con fede questa promessa, perché ha riconosciuto l’opera di Dio nella vita presente. La cecità spirituale porta ad aspettarsi qualcosa che si chiede senza riconoscere tutti i doni che si ricevono. Si domandano grazie spirituali e si ottengono doni materiali, si desidera un tempo di tranquillità ed arrivano periodi di tensioni, si chiede di realizzare un progetto e si viene coinvolti in un’altra missione. La contrarietà tra quello che domandiamo e quello che riceviamo diventa lo spazio di riflessione e di discernimento della preghiera, la quale è fonte di ispirazione e di chiarimento della vita cristiana.

La preghiera di Francesco era un perenne canto di lode per il creato, per le meraviglie dell’universo e per tutte le sue creature. Francesco lodava Dio a partire dalla natura, la quale ha bisogno di essere custodita non solo per la salvaguardia della vita, ma anche perché ci parla sempre di Dio. Il libro della natura è leggibile da ogni uomo a prescindere dalla sua fede. La distruzione, l’inquinamento e l’alterazione del pianeta dove abitiamo minacciano seriamente la vita di tante persone, costringendole ad emigrare o ancor peggio rovinano la salute e provocano la morte. La natura, che per definizione è sorgente di vita, l’uomo la sta rendendo ostile ai suoi bisogni.

Francesco ci insegna il rispetto della natura attraverso quel sentimento di fraternità che coinvolge ogni essere vivente e giunge a considerare l’essere umano il più grande capolavoro di Dio, il quale ha voluto dare all’uomo e alla donna l’esclusiva di essere stati creati a Sua immagine e somiglianza.

Francesco ha compreso che Gesù si rivolge a tutte le categorie di persone, per recare a tutti la buona novella di Dio. Francesco ha seguito fedelmente l’insegnamento evangelico, entrando in dialogo con ogni uomo e donna, senza distinzione di razza, di cultura, di lingua e di religione. Francesco esercitava una forza di attrazione non verso se stesso ma verso Dio. Egli non cercava di fare proselitismo ma di accompagnare ogni uomo all’incontro con Dio. Egli amava insegnare ai suoi confratelli: “Annunziate il Vangelo, se serve anche con le parole”. La testimonianza autentica della vita cristiana non ha bisogno di spiegazioni aggiuntive. I fatti parlano molto di più di tante parole. Saranno altri a domandarci le motivazioni dei nostri gesti e, come ci ha suggerito l’apostolo Pietro, noi siamo chiamati sempre a dare le ragioni della nostra fede e della nostra speranza.

Celebrare Francesco di Assisi significa rinnovare un inno alla vita che presenta difficoltà, dolori, incomprensioni e litigi, ma sempre offre la possibilità di ricominciare, compiendo quei gesti di conversione, che sono frutto dell’apertura del cuore alla grazia di Dio.

Francesco vuole ricordarci che l’immobilismo, la frenesia, l’indifferenza, l’apatia, la rassegnazione, lo scoraggiamento, la sfiducia, la disperazione, sono stati d’animo che appesantiscono il cammino della vita, rendendola triste e amara. La gioia della fede di colui che cammina pellegrino durante questa vita terrena fa scaturire la certezza di essere accolto, amato e ricompensato da Dio per l’eternità, in virtù delle opere di carità compiute. Questo anelito di eternità costituisce la vera speranza cristiana, la quale dona la pace del cuore. La speranza cristiana è anche affidarsi alla misericordia del Signore, il qual sempre perdona, laddove vede il nostro pentimento di un cuore contrito e amareggiato per il male commesso.

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