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Francesco d’Assisi, fratello in terra di Cina

Lo stupore della cultura orientale per il santo patrono d’Italia

Quanto descritto da François Cheng non è solo l’impressione di un cinese che subito dopo la metà del secolo XX visita la città di frate Francesco, ma anche una chiave per comprendere perché l’Assisiate e la sua posterità – basti pensare a Giovanni da Montecorvino o Odorico da Pordenone – hanno avuto un impatto così importante nella terra di Cina.

Cheng, nato in Cina, e precisamente a Nanchang, capoluogo della provincia del Jiangxi intitola Assisi. Un incontro inaspettato una sua breve ma intensa pubblicazione (Torino 2015) in cui traspare lo stupore che Francesco d’Assisi genera nella cultura cinese.

“Nel 1961 avevo incontrato il fratello universale che tutto l’Occidente conosce, e in cui ogni essere, anche venuto da lontano, può riconoscersi: Francesco d’Assisi. […] Come tutti coloro che dalla pianura umbra vedono Assisi per la prima volta, uscendo dalla stazione fui colpito dalla sua apparizione nel chiaro estivo, dalla visione di questa città bianca posata sul fianco della collina, sospesa fra terra e cielo, che tende generosamente le braccia in un gesto di accoglienza. […] Questa città in pieno sole, distante e al tempo stesso aperta, abbastanza elevata per dominare la pianura, pur lasciandosi proteggere dal monte a cui si addossa, ha raggiunto un grado di equilibrio miracolosamente perfetto. […] Sorse allora in me questa convinzione, ben salda nell’immaginario cinese […]: un angolino di terra che possiede del genio può generare un genio umano di portata universale”.

Di portata universale: che cosa significa? Essere davvero universale, non solo sul piano intellettuale o artistico, ma con tutto il proprio essere, impegnandovi anima e corpo, è così facile, così semplice? È sufficiente mettere insieme qualche luogo comune, aggiungendovi un pizzico di buona volontà, un briciolo di apertura mentale? Non esige forse che ci si cali nell’intimo della natura umana, spogliandosi di ogni pregiudizio, di ogni repulsione, di ogni orgoglio, di ogni vanità, che si sopportino fame e sete estreme, ferite e umiliazioni, paura e disperazione, che si prendano su di sé tante sofferenze indicibili, tanti dolori inconsolabili che ovunque tormentano l’umanità? In una parola, bisogna impegnarvi per intero la propria persona, pagando un caro prezzo; occorre niente meno che la santità.

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Per un approfondimento cfr. Giuseppe Buffon, Khambaliq. Profili storiografici intorno al cristianesimo in Cina dal medioevo all’età contemporanea (XIII-XIX sec.), Roma 2014.

 

 

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