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Fra Alain-Samuel Jeancler in Madagascar © OHSJD

Fra Alain-Samuel: “Ecco l’ospitalità evangelica e universale dell’Ordine di San Giovanni di Dio”

Una preparazione alla Quaresima con i fratelli dell’Ordine di San Giovanni di Dio

« Il desiderio di servire i malati nella consacrazione a Dio è sempre stata la ragione principale della mia vocazione », rivela Fra Alain-Samuel Jeancler, responsabile dell’Ordine ospedaliero di San Giovanni di Dio in Francia.

In questo colloquio egli si fa testimone del carisma di questa comunità al servizio dei più poveri, di cui proponiamo ai nostri lettori la (ri)scoperta durante la Quaresima, in occasione del viaggio della curia generalizia di Roma in Liberia e in Sierra Leone.

Una comunità che si trova nelle « periferie », ma anche nel cuore pulsante del Vaticano, con una farmacia frequentata da tutta Roma.

Una comunità fondata da un santo portoghese e portata avanti nei secoli attraverso la pratica delle « opere di misericordia » che il Giubileo straordinario ha incoraggiato tra i battezzati.

Egli ricorda una virtù troppo spesso dimenticata, ma capace di rivitalizzare il tessuto sociale : l’ospitalità evangelica.

« In occasione dell’imminente Quaresima, siamo tutti chiamati a « fare famiglia », a « essere famiglia »  », conclude Fra Alain-Samuel dopo aver ricordato l’attività che i Fratelli svolgono con i loro ospedali mobili in Madagascar o in Europa a favore dei migranti.

Zenit – Fra Alain-Samuel, lei è « Superiore provinciale di Francia » dell’Ordine ospedaliero di San Giovanni di Dio: cosa significa? Qual è il ruolo di un « provinciale »? Come è stato attratto dal carisma di questo Ordine?  

Fra Alain-Samuel – Sono responsabile dell’Ordine ospedaliero in Francia. Direi per prima cosa che la funzione di « Superiore provinciale di Francia » non mi appartiene. Si tratta infatti di una missione affidata dall’amore e per amore del Signore al servizio del bene comune, al servizio di tutti coloro che siamo chiamati a guidare, accompagnare e servire. In ogni caso è così che cerco di viverla! Essere « provinciale »  è un percorso, è camminare insieme, seguire le orme dei discepoli di Emmaus per fare una rilettura, insieme ai miei fratelli, della presenza del Cristo risorto nella nostra vita. Sono entrato nell’Ordine ospedaliero di San Giovanni di Dio soprattutto per mettermi al servizio dei malati, dei poveri e dei disperati. Bisogna precisare che siamo un Ordine di frati infermieri e non abbiamo quindi la formazione necessaria per diventare direttori delle risorse umane o direttori generali. Ciò richiede da parte nostra molta umiltà, buon senso, generosità, sensibilità, ricordando sempre l’esempio del nostro fondatore che ha vissuto quella conversione radicale che rappresenterà il punto di partenza della sua opera dedicata « al servizio » degli altri.  Un’opera che oggi è presente in 53 paesi e che assiste più di un milione di persone l’anno! San Giovanni di Dio ha dovuto attraversare la prova della follia e dei trattamenti disumani nell’ospedale dell’epoca  per prendere coscienza della sofferenza dei malati e acquisire una visione chiara della sua nuova missione: creare un nuovo modello assistenziale basato sul servizio. Ai suoi tempi egli aveva già capito che per essere un leader doveva essere innanzi tutto un servitore, spogliarsi di se stesso per avvicinarsi al prossimo e, attraverso questo, a Dio.      

Il desiderio di servire i malati nella consacrazione a Dio è sempre stata la ragione principale della mia vocazione. Così va la vita, che durante il nostro pellegrinaggio terreno ci mette in situazioni in cui tocca a noi scegliere, decidere, prendere degli orientamenti che influiranno sul corso della nostra storia personale e di quella di coloro di cui ci facciamo carico e di cui siamo responsabili. E il periodo della Quaresima è un’occasione propizia per fermarsi e riflettere su questo cammino, sulla nostra fede in Dio, sullo spazio che gli lasciamo in mezzo a tanti impegni, sulla nostra disponibilità  ad abbandonarci all’amore di Dio salvatore nel contesto della sofferenza, della malattia e della solitudine.  « Attraverso il corpo all’anima », questa è oggi la nostra missione di Fratelli ospedalieri.

Fin dal XVI secolo il vostro fondatore, Giovanni di Dio, ha basato la sua opera su una virtù praticata ancora oggi dai 1.100 fratelli nel mondo: l’ospitalità. Esiste un collegamento tra questa ospitalità e le opere di misericordia che Papa Francesco ha esortato a compiere in occasione del Giubileo straordinario?    

Fra Alain-Samuel – Una delle caratteristiche dei fratelli di San Giovanni di Dio è il voto di ospitalità, che si aggiunge ai voti di povertà, obbedienza e castità. Con il voto di ospitalità ci dedichiamo « all’assistenza degli ammalati e dei bisognosi, impegnandoci a prestare loro tutti i servizi necessari, anche i più umili e con pericolo della nostra vita, a imitazione di Cristo, che ci ha amati fino a morire per la nostra salvezza ». Un’ospitalità che esercitiamo in molteplici realtà tendendo la mano ad una persona disperata, con una presenza affettuosa accanto ai bambini condannati dall’AIDS, con un’accoglienza paziente, con gesti quotidiani che restituiscono all’altro la fiducia persa, con una porta incondizionatamente aperta alle persone senza fissa dimora, con la sollecitudine verso tutti coloro che rappresentano il volto dei poveri, dei malati, delle persone che soffrono o sono in difficoltà. Il più bell’esempio di questa ospitalità incondizionata è stato dato nel 2014 dai nostri quattro fratelli che hanno sacrificato la loro vita in Sierra Leone e in Liberia per curare i malati di Ebola.

Questa ospitalità evangelica si basa sull’esperienza della misericordia di Dio che facciamo ogni giorno : il nostro incontro con Dio passa attraverso il nostro impegno al servizio dei più fragili per manifestare loro l’amore  misericordioso che noi stessi abbiamo ricevuto. Le opere di misericordia non sono altro che l’applicazione di questo desiderio di amare e di volere il bene del nostro prossimo, come ha fatto San Giovanni di Dio ai suoi tempi. Appena ha sentito la chiamata del Signore, si è messo subito all’opera, ha superato tutti gli ostacoli per manifestare la misericordia divina, attraverso l’ospitalità, a tutti coloro che bussavano alla sua porta. Un’ospitalità che lo rendeva felice, come diceva così bene quando andava per le strade di Granada in cerca di persone di buona volontà disposte ad aiutarlo:  « Fate il bene a voi stessi, fratelli, facendo il bene agli altri ! » Speriamo di poter dimostrare a nostra volta, con le parole e con i gesti, che la misericordia può tutto e rende profondamente felici.

Durante la Quaresima, i lettori di Zenit avranno la gioia di seguirvi e di scoprire sempre di più la vostra missione. Ma intanto può darci qualche punto di riferimento geografico, qualche esempio di impegno sul campo per illustrare la vostra azione, come volto materno della Chiesa che va incontro ai più poveri ovunque nel mondo, a prescindere dalle condizioni di coloro che si rivolgono a voi?

Fra Alain-Samuel – Siamo presenti nei 5 continenti con 454 centri sanitari, sociali e medico-sociali adeguati alle esigenze politiche locali, ma anche e soprattutto ai bisogni delle persone che si rivolgono a noi. L’ultima fondazione dell’Ordine risale all’anno scorso, quando abbiamo aperto un centro di riabilitazione per malati psichiatrici in Madagascar. Siamo arrivati in quel paese nel 2007 ed abbiamo fondato una comunità e un dispensario. Poi, con il passar del tempo, i fratelli che si occupavano di tutti coloro che si presentavano nel centro, si sono accorti che molti malati psichiatrici dimessi dall’unico ospedale del paese vi facevano subito ritorno per mancanza di un accompagnamento per il reinserimento sociale. E così abbiamo deciso di offrire loro un luogo non solo per ricevere le cure, ma anche per imparare un mestiere e reinserirsi nella società, per ricostruirsi fisicamente, psichicamente e spiritualmente.

Al momento della crisi dei migranti in Europa abbiamo anche allestito degli ospedali mobili in Italia e in Slovacchia per dispensare le prime cure alle famiglie estenuate da mesi e mesi di viaggio. Potrei anche citare, andando più indietro nel tempo, l’esempio del nostro fratello tedesco, Fra Fortunatus Thanhauser, che, negli anni ‘70, è stato inviato in missione in India per mettere su un dispensario in una regione lontana dei monti del Kerala. Di fronte all’affluenza di persone che spesso percorrevano decine di chilometri per venire a farsi curare, ha deciso di costruire un ospedale, che oggi è diventato il più grande ospedale della regione per una popolazione di circa un milione di persone! Più di 140 anni fa abbiamo anche creato il primo asilo notturno d’Europa a Marsiglia (Francia), dove i fratelli continuano ad accogliere ogni sera circa 300 senza tetto.

Potrei citare ancora tanti esempi di opere che gestiamo nel mondo, ma la lista sarebbe troppo lunga ! Tutto ciò per sottolineare che le nostre opere, come lei dice giustamente, sono presenti solo per mostrare la sollecitudine della Chiesa verso coloro che ne hanno più bisogno. In fondo si tratta della traduzione del nostro motto « Attraverso il corpo all’anima ».

Siete anche presenti nel cuore della Chiesa, in Vaticano… dove la missione non è certo meno universale : la farmacia del Vaticano, ad esempio, è internazionale e aperta a tutti. Qual è l’origine di questa missione? Alcuni vostri fratelli sono addirittura al servizio della salute dei nostri papi. Un bel simbolo che illustra la vostra missione nella Chiesa, no? 

Fra Alain-Samuel – Questo esempio illustra assai bene l’universalità del nostro carisma dell’ospitalità, che noi viviamo altrettanto bene in Papua Nuova Guinea e in Vaticano ! E ciò che mi affascina ogni volta che visito una delle nostre case è vedere che, nonostante le differenze culturali tra una comunità e l’altra, l’ospitalità vissuta è la stessa.

La farmacia che gestiamo in Vaticano è stata fondata dai frati ospedalieri nel 1874, su richiesta dell’allora Segretario di Stato, il Cardinale Antonelli. Ancora oggi una comunità di fratelli vive in quei luoghi, accanto alla Porta Sant’Anna, e fornisce non solo tutto ciò che si può trovare in una farmacia, ma anche dei preparati che producono sul posto e di cui sono i soli a conoscere il segreto! Due fratelli di questa comunità sono anche al servizio della salute dei papi Francesco e Benedetto XVI in qualità di infermieri.

I circa 1100 frati ospedalieri sono affiancati da più di 60.000 collaboratori laici che vi aiutano nella vostra missione. In che modo li rendete partecipi del carisma dell’ospitalità?

Fra Alain-Samuel – Anche se l’Internet occupa un posto preponderante nella vita dei nostri contemporanei, la famiglia resta per ciascuno di noi la prima rete sociale da considerare e amare. Alla luce di questa constatazione e sulla scorta delle esperienze di vita familiare che ognuno di noi fa e che tanto ci insegnano, l’Ordine ha voluto a suo modo riprendere il tema della famiglia per metterne a frutto la ricchezza e allargarne gli orizzonti. Così, nel 2009, il nostro Superiore Generale ci ha invitati a vivere l’esperienza della Famiglia ospedaliera di San Giovanni di Dio che riunisce fratelli, collaboratori, volontari e assistiti dei nostri centri, ciascuno con la sua vocazione. E come accade in ogni famiglia, cerchiamo di vivere, scavare e approfondire la stessa reciproca esperienza d’amore, di accettazione, di perdono e di ospitalità.

Chi meglio di una famiglia è capace di parlare questa lingua del cuore nelle nostre società atomizzate, globalizzate e disumanizzate ? Dare vita e far vivere una realtà di famiglia ospedaliera nel mondo di oggi assume un carattere e un senso profondo di solidarietà e di fraternità umana.

In occasione dell’imminente Quaresima siamo tutti chiamati a  « fare famiglia », a « essere famiglia », restando all’ascolto e a disposizione di una chiamata più interiore, quella di Dio che ci invita a fare la sua volontà. E qual è questa volontà se non quella di amarci gli uni gli altri come Lui ha amato noi?

***

Traduzione a cura di Palma D’Intino

About Anita Bourdin

Giornalista francese accreditata presso la Santa Sede dal 1995. Ha lanciato il servizio francese di Zenit nel gennaio 1999. Master in giornalismo. Laura in lettere classiche (Sorbonne). Abilitazione al dottorato in teologia biblica (PUG). Corrispondente a Roma di Radio Espérance.

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