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Fra’ Agnello Paladino: il San Francesco catanese

Il corpo del francescano, morto nel 1967, è stato recentemente traslato a Santa Maria della Guardia, di cui era devoto. Fu un punto di riferimento per i poveri della città etnea

Padre Claudio Cicchello, storico parroco della chiesa di Santa Maria di Gesù a Catania, dove ha svolto trent’anni di ministero pastorale ed ha curato il recupero dell’originario altare ligneo, trasferito presso la chiesa di Santa Maria della Guardia, ha dedicato una particolare attenzione alla ricerca storica della Chiesa.

Questa ricerca si è concretizzata con la pubblicazione del volume Conoscere per non dimenticare Santa Maria della Guardia. In seguito padre Cicchello si è dedicato alla valorizzazione dei Frati che hanno tracciato un solco indelebile nella storia della comunità parrocchiale.

Con il volume Un dono di Dio alla Chiesa, scritto in forma di intervista, ha riproposto all’attenzione dei fedeli la memoria di Padre Giuseppe Guardo (1891-1974), insigne predicatore, padre spirituale e guida della comunità parrocchiale, esempio e modello di santità sacerdotale.

Ecco ora la pubblicazione di un altro volume dedicato a Fra’ Agnello Paladino (1904-1967), del quale le testimonianze ancor più dirette rievocano la memoria di una santità vissuta nel silenzio e nell’operosità della vita parrocchiale. Il nome di “Fra’ Agnello”, assegnatogli durante il noviziato, ha caratterizzato la sua vita religiosa vissuta nella mitezza, nella semplicità e nell’umiltà, passando di casa in casa come “agnello mansueto” tra i poveri e gli emarginati di Catania e del quartiere vicino alla parrocchia, annunciando il Vangelo di carità e di misericordia.

I “suoi ragazzi”, ora affermati professionisti, lo ricordano con tanto affetto e devozione e le loro testimonianze costituiscono il “vangelo di fra’ Agnello”, buona notizia di carità, mansuetudine, dedizione, apostolato. La devozione alla Madonna della Guardia, al Bambino di Gesù nel giorno dell’Epifania, la pietà eucaristica, fanno di Fra’Agnello, un frate questuante, un umile sacrista, un campione di santità e un modello di vita francescana. Ora la sua salma è stata traslata con grandi onori dal cimitero di Catania presso la chiesa parrocchiale di Santa Maria della Guardia, dove i fedeli vengono spesso a pregare, invocando grazie e benedizioni.

Fra’ Agnello, con la sua semplice e umile testimonianza, diventa missionario e apostolo di carità, modello di virtù, in una società che ha perso il senso dei valori e, come dice Papa Francesco, non riesce a distinguere il vino buono delle virtù, da quello commerciale e di consumo, che lascia nel cuore tanta tristezza e vuoto.

Novello Francesco, il “poverello di Catania” ha portato luce e conforto, mettendo in circolazione la carità che passava dai fedeli al convento e dal convento alle case dei poveri.

Si racconta che durante la guerra e i bombardamenti si sia reso anch’egli operaio e manovale nei lavori della ricostruzione della Chiesa, che, come Francesco, volle contribuire a riparare. 

Angelo di pace, portava conforto e serenità nelle famiglie anche non praticanti e la sua presenza è stata sempre accolta come un dono del Signore, una carezza di misericordia, un raggio di luce nella miseria.

La pedagogia di Fra’ Agnello, animata di attenzione, amorevolezza, saggezza ed esemplarità di vita, l’hanno trasformato da semplice “sacrista” a maestro di vita, catechista e modello da imitare. I frutti della sua testimonianza sono evidenti nell’impegno cristiano di quei ragazzi di allora, oggi mamme e papà che raccontano sempre le storie di Fra’ Agnello, buono e mansueto.

 

 

 

 

 

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