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Flavien Michel Melki: un segno di speranza per i cristiani perseguitati

Domenica prossima la beatificazione del vescovo siro-ortodosso martire dell’impero ottomano. Amato: “Un messaggio del Papa contro la persecuzione in Medio Oriente”

Domenica prossima avrà luogo la beatificazione di monsignor Flavien Michel Melki, per la quale papa Francesco auspica diventi un messaggio di speranza per tutti i cristiani perseguitati.

Melki fu infatti martire sotto l’impero ottomano. Nato nel 1858 a Mardin, in Turchia da famiglia appartenente alla chiesa siro-ortodossa, in gioventù di convertì al cattolicesimo. Fu ordinato sacerdote nel 1883 e durante tutta la sua vita pastorale lottò contro l’oppressione per i più deboli e contro la discriminazione religiosa.

Fu assassinato il 29 agosto 1915, nello stesso anno del genocidio armeno e dello sterminio delle minoranze cristiane nell’impero ottomano. Gli fu offerta la possibilità di fuggire e salvarsi ma Melki replicò: “È impossibile abbandonare i miei fedeli per salvare me stesso. Ciò è contrario alla mia fede e al mio dovere di pastore”.

Quando fu catturato, gli venne proposta la liberazione, se si fosse convertito all’Islam ma Melki rifiutò, venendo fucilato assieme ad altri fedeli che lo avevano imitato nel coraggio del martirio.

“Come cento anni fa, ai tempi del martirio di mons. Melki, ai cristiani viene negata ogni libertà, costretti ad abbandonare la loro patria o a convertirsi forzatamente o a morire”, ha commentato in un’intervista alla Radio Vaticana, il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.

Nell’attuale contesto di persecuzione dei cristiani mediorientali, quindi, la beatificazione di monsignor Melki è “un dono di Papa Francesco alla Chiesa del Medio Oriente e in particolare alla Chiesa siro-cattolica”, ha aggiunto il porporato.

Melki trasmette “a tutto il mondo il valore umano e cristiano” di un vescovo che ha saputo “infondere coraggio e speranza ai fratelli umiliati e offesi dagli odierni oppressori”, ha proseguito Amato.

Beatificando Melki, il Pontefice lancia un messaggio “a tutti i cristiani, soprattutto a quelli perseguitati in Medio Oriente, perché continuino a sperare nel Signore”; al tempo stesso offre un esempio alla chiesa occidentale “bisognosa di testimoni credibili di Dio”.

 

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