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Fiuggi Film Festival: i giovani sono i protagonisti

Al via domani, con numerose novità, l’ottava edizione della kermesse cinematografica

Manca solo un giorno ormai all’inizio del Fiuggi Film Festival 2015. Tante le novità di quest’anno: cambio di nome e logo; centralità dei giovani con workshop e masterclass dedicati a loro; thriller d’autore inediti; anteprime nazionali; un’anteprima europea.

Questi i contenuti dell’edizione 2015 che si preannuncia entusiasmante… ZENIT però era curiosa di scoprire anche i sentimenti e le ragioni che muovono tali contenuti, e per farlo ha incontrato il Direttore Artistico del Festiva, Antonella Bevere.

La transizione da Fiuggi Family Festival a Fiuggi Film Festival porta inevitabilmente con sé un rinnovamento concettuale. È soddisfatta del nuovo approdo del vostro Festival?

Il Festival, organizzato come sempre dall’Associazione Fiuggi Family Festival, ha rinnovato nome e logo in Fiuggi Film Festival. Abbiamo infatti voluto mettere l’accento sullo strumento cinematografico quale mezzo di espressione, rispecchiamento e riflessione per i giovani e per le famiglie. Naturalmente sono orgogliosa di questa evoluzione. Non c’è alcun cambiamento: siamo gradualmente passati dall’impostazione di una cinematografia pedagogica e didattica, con messaggi calati dall’alto come fossero tesi pre-esistenti da dimostrare attraverso le storie, a percorsi compiuti tutti insieme, al fianco di ogni persona in cammino, condividendone gioie e dolori, dubbi e richieste di punti di riferimento. Camminare insieme per scoprire che essere persona vuol dire essere unici e irripetibili ma al tempo stesso uniti tra tutti. Nulla va perduto.

In quest’ottica, il primo passo è stato il desiderio di condividere la presa di coscienza delle proprie difficoltà, del proprio lato oscuro, cercandolo nelle storie proiettate, rispecchiandosi ciascuno nella sua più simile. Una presa di coscienza coinvolgente ma a distanza di sicurezza, con la possibilità di vivere sullo schermo le conseguenze dei propri punti d’ombra, per vedere se lo sviluppo del male è effettivamente ciò che desideriamo ottenere o se, per caso, non meritiamo qualcosa di meglio.

Da dove nasce il desiderio di mettere i giovani al centro di questo progetto con un percorso di formazione cinematografica d’eccellenza?

Anche qui il processo è stato l’opposto: sono stati i giovani a impossessarsi del percorso di formazione. Esso è fatto da loro e per loro, e risulta ben radicato su due pilastri: eccellenza nella qualità cinematografica ed entusiasmo nel mettersi in discussione. Il giovane infatti (ed è giovane chi) sa di essere in cammino e non ristagna sentendosi “arrivato”.

Perché Susanna Tamaro come Presidente di Giuria?

È difficile trovare qualcuno che come Susanna abbia avuto nella sua fertile produzione letteraria una consapevolezza così chiara del percorso necessario ad ogni uomo nell’affrontare il male nelle sue varie forme. Riteniamo che, soprattutto in un momento culturale difficile e confuso come quello attuale, la prima cosa necessaria sia fare luce. Anche e soprattutto nelle situazioni buie.

Per farvi capire cosa intendo per consapevolezza, vi cito un frammento di un articolo che Susanna Tamaro ha scritto su Avvenire: “Beati coloro a cui non è stato posto un carico troppo grande sulle spalle. Beati coloro che docilmente – per tradizione, per fortuna, per fedeltà, per inerzia – seguono la strada già tracciata da altri! Beati coloro che la vita ha protetto, e non si sono mai scontrati con il ghigno infernale del male. […] Dei due poli della vita dell’uomo – il bene ed il male – uno è stato temporaneamente messo in ombra, e quest’oscuramento, quest’assenza di dialettica tra le parti, non poco aggrada all’Ombra”.

L’Italia è tornata da poco “sconfitta” dal Festival di Cannes. Che condizione vive secondo lei, in questo momento, il cinema Italiano?

Per valutare la qualità di un film e di un paese nel produrne, esistono certo le nomination e le premiazioni nei grandi festival, ma contano anche i risultati di pubblico sia sul grande schermo che in tutte le altre forme di visibilità, compreso il “sentito comune”, l’aver sentito parlare di quel film pur non avendolo visto, la possibilità cioè di un film di essere evocativo di una determinata stagione sociale.

Senza dimenticare, inoltre, che esiste il gusto personale frutto di mille fattori: estetici, etici, di competenze e di esperienze… Come poter affermare con certezza se è di maggior qualità una sacher torte piuttosto che una pastiera napoletana (anche se io, di origine napoletana, non ho alcun dubbio!)? Non sempre premi e mercato esauriscono il giudizio sui film: ciò che il cinema italiano sarà, dipende da ciò che tutti noi facciamo oggi, dal momento che siamo noi ad educare, sostenere e incoraggiare (o meno) le giovani leve.

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