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Fino ai limiti del peccato

Il figlio era alcolizzato, i rimproveri non funzionavano. Finché decise di accompagnarlo nei bar e bere con lui. Quel “farsi uno” fino all’ubriacatura guadagna il figlio che smette di bere

L’uomo si converte, ritorna appena s’accorge che Gesù lo ha amato talmente da “farsi uno” con lui fino al limite del peccato.

È una scena che ogni volta mi commuove e mi edifica: per strada incontro un vecchio dal passo incerto, dall’equilibrio instabile, accompagnato da un giovane che “si fa uno” con l’anziano, lo sorregge, si ferma, riprende il cammino con lui, si piega con lui, ride e tace con lui…

Lo fa con tale garbo e maestria, gli sta accanto con tale amore che quasi non riesci a capire chi dei due accompagna l’altro.

È quasi un passo di danza di due ballerini che si muovono con tale sintonia, volteggiano con tale leggiadria che non vedi e non noti chi conduca il ballo. È proprio l’atteggiamento di chi si muove amando e lasciandosi amare.

Mi pare, che da questa scena, venga in risalto la straordinaria attrazione suscitata in ogni uomo da Gesù che si è “fatto uno” con la mia debolezza, con il mio limite, con la mia povertà e miseria…”danzando” con me fino ai limiti del peccato.

Questa è la molla che mi ha reso forte della sua forza e mi ha sottratto alla schiavitù della miseria umana; in una parola mi ha convinto che Gesù mi ama “così come sono”. Questa è la molla che mi fa capace di fare altrettanto con gli altri.

Questa è stata anche per Paolo la molla che l’ha spinto a “farsi uno con tutti…debole con i deboli”. Chi è oggetto d’un simile amore ne resta incuriosito e…conquistato.

Rivedo in questa luce la scenetta di Teresa di Lisieux, mentre accompagna la suora vecchia, anchilosata, di difficile carattere, mai contenta di nessuna delle mille attenzioni della novizia.

Teresa, sorreggendola, ricordava le musiche e le danze del mondo che aveva appena lasciato. Ma riteneva musica preferibile e addirittura insuperabile quei rimbrotti e lamenti dell’anziana consorella a cui non smetteva di sorridere.

Ricordo il comportamento d’un amico con il figlio alcolizzato. Dapprima aveva provato lo smacco dell’inutilità di tutte le sue minacce per indurlo a smettere di bere.

Finchè – assurdità dell’amore –  si decise ad accompagnarlo nei bar, e, senza rimproveri, cercar di bere con lui.

Quel “farsi uno” fino ai limiti dell’ubriacatura guadagna il figlio che smette di bere. Ha sperimentato l’amore vero, concreto del papà.

 

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