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Festival Dottrina Sociale: “In mezzo alla gente” per la cultura dell’incontro

Da domani al 27 novembre, a Verona, la VI edizione della manifestazione sui temi di dialogo, collaborazione, fraternità

La VI edizione del Festival della dottrina sociale della Chiesa di quest’anno, in programma dal 24 al 27 novembre, ha per tema “In mezzo alla gente”, espressione che si presta a innumerevoli declinazioni e che evidentemente si riferisce, da un lato, al dialogo, alla relazione, alla fiducia nell’altro, alla fraternità, all’abbraccio, alla condivisione, al coinvolgimento e, dall’altro, in senso contrario, all’omologazione verso il basso e allo schiacciamento verso l’egualitarismo. Quindi un incontro con tutti, una piazza e un palcoscenico per tutti, un messaggio per tutti, superando distanze e abbattendo muri, come ripete Papa Francesco.

La Dottrina Sociale della Chiesa non ha la forza politica per imporre la reciprocità, la collaborazione e la fraternità, ma cerca di trasformare interiormente l’uomo, invitandolo a distaccarsi dall’egoismo e dall’individualismo ed a praticare le virtù morali e civiche, indispensabili per la realizzazione del bene comune, realizzazione che spetta ai laici cattolici.

Nell’Esortazione Apostolica Sacramentum caritatis Benedetto XVI scrive che “questa dottrina, maturata durante tutta la storia della Chiesa, si caratterizza per realismo ed equilibrio, aiutando così ad evitare fuorvianti compromessi e vacue utopie” (n.91).

E il Festival, ideato e promosso dalla Fondazione Toniolo e dalla Fondazione Segni Nuovi, costituisce un appuntamento di approfondimento e un’occasione per sperimentare sul campo le indicazioni suggerite dalla dottrina sociale della Chiesa. Così il tema della sanità verrà affrontato con il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, l’incontro degli imprenditori con Mons. Nunzio Galantino, Segretario Generale della CEI, si svolgerà sabato 26 alle ore 11,00 nell’Auditorium della Società Cattolica Assicurazioni, il tema del lavoro in una fabbrica, il tema della cultura nei luoghi di ritrovo, l’arte nei teatri, la formazione nelle scuole, anche se non mancheranno manifestazioni di piazza.

Negli ultimi tempi la Chiesa italiana, ispirata anche dagli ultimi Pontefici e dai  documenti recenti, ha rivolto particolare attenzione al mondo dell’imprenditorialità. Alla creazione del bene comune partecipano tutte le istituzioni, le organizzazioni sociali, le famiglie e le persone; e a ciascuna persona va garantito, per quanto possibile, pari opportunità di giocare i propri talenti nella società, senza esenzioni dalla responsabilità e senza assistenzialismi. Così diventa “determinante”, nel lavoro umano, il ruolo “essenziale” delle “capacità di iniziativa e di imprenditorialità” (Compendio della dottrina sociale, n.337).

L’impresa deve caratterizzarsi per la capacità di servire il bene comune della società attraverso la produzione di beni e servizi utili (n.338). Quindi, essa non deve solo aspirare a realizzare profitti (elemento essenziale e vitale per la sua sopravvivenza), ma tendere al benessere delle persone e della società (n. 340). Perché l’impresa non è soltanto dell’imprenditore o dei lavoratori, ma è un bene sociale, e la sua buona gestione è interesse dell’intera società.

La vocazione di un imprenditore – afferma l’Esortazione apostolica Evangelii gaudium – è un nobile lavoro” che “serve veramente il bene comune”( n. 203); e l’enciclica Laudato sì aggiunge: “L’attività imprenditoriale, che è una nobile vocazione orientata a produrre ricchezza e migliorare il mondo per tutti, può essere un modo molto fecondo per promuovere la regione in cui colloca le sue attività, soprattutto se comprende che la creazione di posti di lavoro è parte imprescindibile del suo servizio al bene comune” (n. 129).

E ancora:  “Organizzare un tale sforzo produttivo, pianificare la sua durata nel tempo, procurare che esso corrisponda in modo positivo ai bisogni che deve soddisfare, assumendo i rischi necessari: è questo – scrive l’enciclica Centesimus annus – fonte di ricchezza dell’odierna società (…) Nel ruolo dell’imprenditore sono coinvolte importanti virtù, come la diligenza, la laboriosità, la prudenza nell’assumere i ragionevoli rischi, l’affidabilità e la fedeltà nei rapporti interpersonali, la fortezza nell’esecuzione di decisioni difficili e dolorose, ma necessarie per il lavoro comune dell’azienda e per far fronte agli eventuali rovesci di fortuna” (n.32).

E proprio su quest’ultimo punto, quasi a conclusione, il Festival pone l’accento, in una tavola rotonda, il tema scottante, reso drammatico da otto anni di crisi economico-finanziaria, di “salvare” anche gli imprenditori “perdenti” (nel solo Nordest le cronache contano più di 800 piccoli imprenditori che si sono tolti la vita dopo il fallimento dell’azienda).

Il problema è sentito particolarmente dall’Associazione S. Giuseppe Imprenditore (ASGI), d’ispirazione cristiana, costituita circa un anno fa con un duplice scopo: da un lato, suscitare imprenditori che “facciano impresa insieme per una buona economia”, come suggerisce Papa Francesco, e, dall’altro, aiutare, con il “telefono arancione”, gli imprenditori che sono sull’orlo del fallimento, offrendo loro vicinanza cristiana, sostegno morale, consulenza e assistenza tecnico-economica.

Per ogni imprenditore – artigiano o commerciante, agricoltore o professionista, credente o non credente che sia – alzandosi ogni mattina per andare in azienda, è importante che senta al suo fianco, non solo la protezione di S. Giuseppe, ma anche la vicinanza, l’incoraggiamento e la benedizione della Chiesa.

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