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Fatebenefratelli: un premio per gli ebrei salvati

Durante l’occupazione nazista, l’ospedale romano ospitò numerosi perseguitati, fingendo di ricoverarli per il fittizio “morbo di K”

L’ospedale romano Fatebenefratelli all’Isola Tiberina ha ricevuto il Premio “Casa di Vita”, per la sua accoglienza degli ebrei, durante l’occupazione nazista. Il riconoscimento è assegnato dalla Fondazione internazionale Raoul Wallenberg e patrocinato dalla comunità ebraica di Roma e dalla Fondazione Museo della Shoah.

Per salvare gli ebrei dai rastrellamenti, il personale del Fatebenefratelli inventò una malattia fittizia, definita il “morbo di K”, allusiva ai gerarchi nazisti Kappler e Kesserling, operativi a Roma.

“C’erano tanti, tanti ebrei nascosti qui – ha raccontato alla Radio Vaticana, il sopravvissuto Gabriele Sonnino, 4 anni all’epoca dell’occupazione -. Mio padre venne a sapere che qui aiutavano gli ebrei e noi ci rimanemmo circa un mesetto. Le SS non credevano che ci fosse tutta questa gente ricoverata”. Esprimendo gratitudine al Fatebenefratelli per l’opera svolta, Sonnino ha poi ricordato l’aiuto prestato dall’ospedale ai feriti nell’attentato alla Sinagoga.

Come ricordato da fra Giampietro Luzzato, vicepresidente del Fatebenefratelli, l’ospedale custodiva anche il “comando della Resistenza” e la “radio”: i tedeschi per due volte fecero irruzione ma senza risultato per loro.

Soddisfazione è stata espressa anche da Ruth Dureghello, presidente della Comunità Ebraica Romana: quello del Fatebenefratelli, ha detto, “è un esempio particolarmente sentito per noi, non solo per vicinanza del quartiere ebraico a quest’ospedale, ma proprio perché la sensibilità dei medici, che qui hanno operato, ha dimostrato che si potevano sicuramente salvare tante vite semplicemente mettendo questo bisogno di vita, di futuro e di libertà, al di sopra di ogni altro valore”.

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